
Il Cacicco si accomodi, la corsa è finita. Vincenzo De Luca non potrà candidarsi per la terza volta alla presidenza della Regione Campania. La Corte Costituzionale ha dato ragione al governo nazionale che aveva impugnato la legge regionale approvata proprio per consentire a De Luca una terza corsa.
«È incostituzionale la legge della regione Campania – scrive la Corte nel suo comunicato emesso ieri sera – che consente al presidente della Giunta regionale uscente, che ha già svolto due mandati, di candidarsi per la terza volta». Non si può fare, ha decretato la Consulta, perché – questa sembra essere la ratio – la conseguenza sarebbe una eccessiva concentrazione di potere nelle mani di un uomo solo al comando.
Fine, dunque. O meglio, si apre una pagina nuova. Con Elly Schlein da una parte ben contenta di essersi liberata di un De Luca aspirante successore a sé stesso, ma dall’altra guardinga, perché ora deve capire come si può venire a patto con uno che è capace di presentare una lista De Luca con il nome di un suo fedelissimo come candidato governatore (Mario Casillo?), sottraendo in questo modo una marea di voti al cavallo di Schlein e Giuseppe Conte, cioè, Roberto Fico.
Due liste di centrosinistra, va da sé, sarebbero un regalo enorme per un centrodestra in cerca di una vittoria in una regione non sua, una vittoria che sposterebbe i pesi della bilancia delle prossime Regionali d’autunno, politicamente in suo favore.
L’ipotesi per un accordo tra il Partito democratico e De Luca sul nome di Fico non è semplicissima, anche se non è sfuggito il recente e inaspettato endorsement dell’attuale governatore alla manifestazione del Movimento 5 Stelle che si è tenuta a Roma lo scorso 5 aprile.
De Luca potrebbe, però, almeno in una prima fase, puntare i piedi chiedendo al Pd di togliere dal tavolo Fico a favore di una scelta unitaria su un candidato civico come il rettore dell’università Federico II, Matteo Lorito.
Il problema è come invogliare il governatore a presentare una sua lista apparentata con quelle del centrosinistra, convergendo sulla candidatura dell’ex presidente della Camera e ottenendo in cambio la garanzia su un certo numero di assessorati per i deluchiani e, si sussurra maliziosamente, anche quella sulla certezza della ricandidatura alla Camera del figlio del governatore, Piero De Luca.
Dunque, il Cacicco cacciato dalla porta rientrerebbe dalla finestra: potrebbe costringere Elly a una trattativa. A meno che la segretaria del Pd non abbia in mente di farcela da sola in nome della purezza, una purezza, come direbbe lei, testarda. A costo di rompersi la testa. Di certo, in Campania si apre una fase complessa.
E così anche in Veneto, visto che la mannaia della Corte cade anche sulla testa di Luca Zaia, inibito a correre nella sua regione dove domina da anni. In pista ci sono la vice di Zaia, Elisa De Berto, o il salviniano segretario regionale Alberto Stefani, o Mario Conte (più sfavorito) per la Lega. Per Fratelli d’Italia ci sarebbe il senatore Luca De Carlo, ma Giorgia Meloni non pare avere interesse a fare battaglia nel Veneto leghista, semmai ha il problema di trovare un incarico ministeriale per Zaia, rimasto a piedi.