Crescere insiemeIl boutique bar che tutti vorremmo

La primavera liquida di Gucci Giardino vince la concorrenza per charme e versatilità, con una cocktail list carica di ricordi, fantasie e libere interpretazioni

Uno degli aspetti più difficili di un menu – indipendentemente che si tratti di piatti o cocktails – è essere costanti dall’inizio alla fine. Ci sono delle debolezze, delle semplificazioni, dei passaggi meno a fuoco o più comfort a seconda delle situazioni. Supera la prova a pieni voti Martina Bonci, bar manager di Gucci Giardino a Firenze che, protetta tra i palazzi di Piazza della Signoria, sfoggia una cocktail list primaverile solida ed elegante. Lo stile della Bonci è andato migliorando di anno in anno, fortificandosi sulla varietà delle ricette, impreziosendosi nei service senza venir meno allo stilema iniziale del colore.

Ogni drink, infatti, ha una tonalità vivace, insolita nell’ambito del miscelato e quasi sempre riscontrabile anche in una nota gustativa complessa e mai sgarbata. «Per questa nuova release abbiamo lavorato sulla memoria individuale di ognuno dei ragazzi del team, cercando di condividere esperienze, ricordi, sensazioni positive e negative che ci hanno in qualche modo segnato. Ne sono nati così drink più nostalgici, talvolta romantici, qualche volta frutto di un ricordo infantile» racconta Martina. «Un’operazione che ci ha permesso di conoscerci più a fondo, ma che di fatto coinvolge molto i ragazzi al momento della restituzione di un racconto al cliente. Il team di sala, quanto i bartender sono più sciolti nel raccontare il menu, si sente parte del processo creativo e ognuno porta in scena il proprio vissuto».

In una situazione di apertura dal mattino alla sera, dove si è presi d’assalto dai turisti e da avventori che non necessariamente hanno consapevolezza del luogo, constatare coerenza e qualità nelle varie fasi del servizio è un piacere. Tenere alta la bandiera del primo Gucci Bar al mondo d’altronde non deve essere semplice, ma Bonci e il suo team hanno obiettivi chiari e molta voglia di fare bene.

Quest’anno la cocktail list veste per la prima volta una dimensione tattile e cartacea nuova, importante e degna dei grandi bar d’hotel e indirizzi di lusso. L’ambizione in questo caso non era tanto spostare l’attenzione sul lusso quanto più sulla cura di ogni dettaglio, così da poter regalare un’esperienza ancora più intima e immersiva. Nonostante nessuna delle ricette presenti gradazione alcolica eccessiva, anche sugli alcool free si è cercato di lavorare con le medesime attenzioni e combinazioni cromatiche di cocktail alcolici. Il glassware è stato completamente rinnovato, le garnish accentuano importanza e dignità dei liquidi e il progetto funziona nella sua totalità.

Gucci Giardino è un boutique bar unico nel suo genere, che non gode – e non potrà mai godere – della stessa atmosfera e dinamicità di un American bar o di un cocktail bar contemporaneo, ma tuttavia vincente. Aperto tutto il giorno con un proposta duttile verso le esigenze del turista quanto quelle dell’avventore locale, le sue dimensioni contenute, la ristretta bottigliera, i pochi posti al bancone (pensato più di appoggio che non di consumo) e i pochi tavoli, fanno pensare a un caffè intimo e da chiacchiera. Grazie all’alchimia del suo giovanissimo staff e alla guida matura di Martina Bonci, Gucci Giardino si conferma essere quel rifugio privato e chic da cui tutti vorremmo essere coccolati e viziati almeno una volta a settimana.

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