L’eliminazione del generale russo Yaroslav Moskalik, avvenuta il 25 aprile a Balašikha, un sobborgo di Mosca, è solo l’ultima di una serie di operazioni speciali presumibilmente organizzate dall’intelligence ucraina. Moskalik era il vicecapo del dipartimento operazioni dello Stato maggiore russo, perciò corresponsabile di numerosi crimini di guerra commessi dalle sue truppe nell’invasione.
Le indagini delle autorità russe sono ancora in corso, ma è facile riconoscere un modus operandi già utilizzato in precedenza da Kyjiv. Il generale è morto insieme al suo autista nell’esplosione dell’auto su cui era stato installato un ordigno rudimentale, probabilmente azionato da remoto. Il giorno seguente l’Fsb ha arrestato un ucraino residente in Russia che avrebbe confessato la responsabilità nell’attentato.
Dinamica non molto diversa dalla sorte toccata alla propagandista Daria Dugina, figlia dell’ideologo di regime Aleksandr Dugin, che il 20 agosto 2022 è saltata in aria sulla sua auto nei pressi della capitale, anche se l’obiettivo reale dell’attentato sarebbe stato suo padre, che cambiò programma all’ultimo minuto. Per quell’attacco l’Fsb accusò una donna ucraina che era arrivata a Mosca mesi prima con la figlia, per poi fuggire in Estonia su una Mini Cooper con targhe false, insieme a un connazionale.
Benché non ci siano conferme, si tratta di una ricostruzione realistica e il New York Times ha riportato considerazioni dell’intelligence americana per cui membri del governo ucraino avrebbero autorizzato l’operazione. Dugin e sua figlia erano visti da Kyjiv come ideologi del neoimperialismo russo che giustificava l’aggressione all’Ucraina, infatti Daria dopo aver lavorato per canali di propaganda del regime si era anche recata nelle regioni occupate a giugno 2022, per rivendicarne l’annessione alla Russia sancita poi con i referendum farsa di settembre.
Il sobborgo di Balašikha era già stato teatro di un attacco appena un mese prima, il 26 marzo, quando all’alba un sicario aveva sparato su un altro ufficiale dell’apparato di sicurezza russo, ferendolo, ma il suo autista aveva risposto al fuoco mettendolo in fuga. Il quartiere con i suoi palazzoni è noto per ospitare principalmente militari in servizio e in congedo, come dimostrano i due episodi.
Anche nel 2024 Mosca è stata terreno di altre operazioni speciali, attribuite all’intelligence ucraina e alla sua vasta rete di collaboratori. La più celebre è l’attentato al generale Igor Kirillov, comandante delle truppe di guerra radiologica, chimica e biologica, che il 17 dicembre è morto insieme al suo assistente nell’esplosione di un monopattino imbottito di tritolo all’uscita dell’abitazione. Per questo attacco fu arrestato un cittadino uzbeko, accusato di essere stato pagato dagli ucraini.
Ma nel 2024 nella capitale sono stati bersagliati anche altri ufficiali russi, tra cui il colonnello delle forze speciali Nikita Klenkov, appena tornato dall’Ucraina e ucciso a ottobre nella sua auto a colpi di pistola, il colonnello Andrej Torgašov, rimasto gravemente ferito nell’esplosione del suo veicolo a luglio. In altre parti della Russia e dei territori occupati si sono ripetuti attacchi, come l’ordigno che a novembre 2024 a Sebastopoli ha ucciso nella sua auto il capitano della flotta del Mar Nero Valerij Trankovskij, o a luglio 2023 il sicario che a Krasnodar ha freddato mentre faceva jogging il comandante di sommergibili Stanislav Ržickij, responsabile del lancio di missili Kalibr contro le città ucraine.
Non sono solo i membri delle forze armate ad essere obiettivi di questa guerra segreta, ma anche blogger militari russi che giustificano l’invasione e traditori ucraini che amplificano le narrazioni di propaganda del Cremlino. Ad esempio, il blogger Maxim Fomin, meglio noto come Vladlen Tatarskij, ex rapinatore di banca che si unì ai separatisti in Donbas e poi divenuto popolare tra i sostenitori dell’invasione russa.
Il 2 aprile 2023 è morto nell’esplosione di un ordigno nascosto dentro un suo busto, portato come regalo ad un evento in un bar di San Pietroburgo. Oltre a lui, i servizi di Kyjiv sono considerati coinvolti nella liquidazione di una serie di esponenti politici ucraini che sono fuggiti in Russia e sostengono l’occupazione. Tra novembre e dicembre 2023, l’ex politico di Luhansk Mikhail Filiponenko è saltato in aria sulla sua auto e l’ex deputato filorusso e criminale Illia Kyva è stato ucciso a colpi di fucile in un sobborgo di Mosca, da cui continuava a sostenere l’invasione.
A questi episodi si devono aggiungere tutti gli atti di sabotaggio e attacchi clandestini coordinati dall’intelligence ucraina in territorio russo o nelle regioni occupate, il più famoso è forse quello con un camion-bomba al ponte di Kerč in Crimea nel 2022. Gli attacchi incendiari contro centri di reclutamento, installazioni militari e industriali, oltre agli attentati e omicidi, contribuiscono alla guerra psicologica contro gli alti gradi russi e a disarticolare la strategia di Mosca.
Ai due principali servizi di intelligence ucraina, il Gur e l’Sbu, viene spesso attribuita la paternità di queste operazioni, che è difficile verificare, ma dimostrano senz’altro una capacità di infiltrazione capillare che le ha rese possibili, anche attraverso l’uso di collaboratori locali motivati da ideali o da denaro.