Partiamo dalle basi L’idea del sindaco Sadiq Khan per decarbonizzare le scuole londinesi

2,9 milioni di sterline per installare pompe di calore e pannelli solari negli istituti di ogni ordine e grado. Una trovata utile sia per tagliare le emissioni, sia per ridurre l’impatto del cambiamento climatico: l’educazione è un pilastro dell’adattamento

AP Photo/LaPresse

Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (ci si iscrive qui) – Qualche giorno fa, il sindaco londinese Sadiq Khan ha annunciato l’elenco delle trentotto scuole pubbliche e private – divise in sedici borough – che beneficeranno del programma “Greener schools” da 2,9 milioni di sterline. L’iniziativa punta ad ammortizzare i costi per l’acquisto e l’installazione di pannelli solari, pompe di calore, cappotti termici, illuminazioni a LED e altre tecnologie per la decarbonizzazione degli istituti scolastici, in linea con l’obiettivo “Zero carbon London by 2030”.  

Ogni municipalità ha richiesto finanziamenti fino a cinquecentomila sterline, con un limite di centomila sterline per scuola. Secondo l’amministrazione comunale londinese, “Greener schools” permetterà a ogni istituto di risparmiare in media quasi quindicimila sterline l’anno sulle bollette. Se tutte le scuole della capitale britannica partecipassero al programma, la spesa pubblica per l’istruzione potrebbe ridursi di oltre cinquanta milioni di sterline l’anno. 

In Italia non esistono iniziative così ambiziose, anche a causa del divario tra quanto viene stanziato e quanto le amministrazioni riescono realmente a spendere. Gli studenti di ogni ordine e grado vanno a lezione in edifici vecchi, spesso fatiscenti e gravemente impattanti sul clima e l’ambiente. 

Una scuola italiana su tre, secondo il report “Ecosistema scuola 2024” di Legambiente, avrebbe bisogno di interventi di manutenzione urgenti (una su due al Sud e nelle Isole). Una scuola italiana su due dispone di reti cablate e Wi-fi, e nel 64,9 per cento delle mense vengono usati piatti, posate e bicchieri usa e getta. Il capitolo sull’energia è ugualmente drammatico: il 20,9 per cento degli edifici si alimenta (anche) grazie a fonti rinnovabili e solo il 16,4 degli istituti è stato coinvolto in interventi di efficientamento energetico dal 2018 al 2023. Il 6,7 per cento appartiene alla classe energetica “A”, la migliore. 

Al contrario, il Regno Unito parte da una situazione di base quantomeno sufficiente, dunque può permettersi di alzare l’asticella. Il progetto londinese “Greener schools” è allineato all’iniziativa governativa “Great british energy”, che – tra le altre cose – prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti di duecento scuole e duecento ospedali. Le scuole, risparmiando in bolletta, «potranno stanziare più risorse in libri, tecnologie e personale, riducendo le emissioni di carbonio e contribuendo alla lotta contro l’inquinamento atmosferico», ha detto Sadiq Khan, uno dei sindaci più virtuosi al mondo se parliamo di politiche per la qualità dell’aria. 

Classe 1970, figlio di due immigrati pakistani, musulmano praticante e collocato nell’ala socialdemocratica del Partito laburista, Khan ha scoperto a poco più di quarant’anni di soffrire di una forma d’asma cronica molto invalidante, innescata – secondo i suoi medici – dall’esposizione al particolato fine durante i suoi allenamenti all’aperto. Partendo da un dramma personale, ha cambiato una metropoli. Ora è al suo secondo mandato da sindaco e i livelli di inquinamento – anche grazie all’istituzione della «Ztl più grande al mondo»sono sensibilmente calati

Ma il punto, oggi, riguarda l’aspetto educativo, uno dei pilastri delle misure di adattamento climatico: uno studente più consapevole diventerà con ogni probabilità un adulto più critico e informato, capace di fare determinate scelte di voto e di consumo. Anche questo significa ridurre gli effetti di un’emergenza, quella climatica, che è sotto gli occhi di tutti e non ha margini di miglioramento nel breve-medio periodo. 

Oltre a installare pompe di calore, pannelli solari e altre tecnologie chiave per la transizione ecologica, “Greener schools” finanzierà «attività di coinvolgimento sul clima», progetti sulla sostenibilità e laboratori sul risparmio idrico: iniziative che nelle scuole italiane – al netto di qualche piacevole eccezione – faticano a trovare terreno fertile. Mentre nel Regno Unito, per rendere l’idea, dal 1971 esiste un’associazione nazionale per l’educazione ambientale (Uk National association for environmental education) che supporta i docenti nella realizzazione lezioni e gite scolastiche incentrate sull’ecologia. 

Il progetto voluto da Sadiq Khan, si legge sul sito dell’amministrazione londinese, «contribuirà a rafforzare la prossima generazione di leader contro il cambiamento climatico nelle comunità della capitale». C’è un abisso, anche a livello comunicativo, rispetto all’approccio della scuola italiana nei confronti delle tematiche ambientali. 

Nella cover story del nuovo numero de Linkiesta Magazine x New York Times sul clima, in edicola o sul Linkiesta Store, abbiamo parlato a lungo delle necessarie sinergie tra mitigazione climatica e adattamento climatico. Il progetto di Khan a Londra ribadisce con forza l’importanza di un’azione “verde” dal basso.

La cover story del nuovo numero de Linkiesta Magazine

“Dal basso”, però, non significa avere la borraccia o usare lo spazzolino in bambù; non significa scaricare tutte le responsabilità sul singolo individuo e alimentare il mito tossico del net-zero hero. “Dal basso” significa fornire alle comunità gli strumenti necessari per sviluppare una solida coscienza ecologica e pungolare chi può fare realmente la differenza, ossia i politici, le aziende e chi occupa posizioni di potere. Si tratta, secondo l’architetta e urbanista Elena Granata (intervistata nella sopracitata cover story), di «un rovesciamento a valle dell’agire che dal punto di vista dell’ambientalismo è rivoluzionario». 

“Greener schools” permette infatti di ridurre le emissioni attraverso interventi diretti di efficientamento energetico (mitigazione) e di educare gli adulti di domani alla transizione verde (adattamento). Se comunicata in modo semplice, diretto e divertente, l’installazione di pannelli solari, luci a LED o pompe di calore può diventare un’occasione concreta per trasmettere agli studenti le basi dell’edilizia e dell’energia a zero emissioni.  

Quando andavo alle elementari, il picco dell’educazione ambientale era annaffiare le piante in cortile, imparare a memoria i nomi degli alberi o cantare canzoncine sulla corretta raccolta differenziata: tutto bellissimo e importantissimo, ma – come in ogni materia – serve un aggiornamento che sia in linea con i tempi che stiamo vivendo. E che vivremo sempre più intensamente. 

Qui torna utile la spiegazione del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp), che ha spesso sottolineato quanto i vuoti educativi attuali siano i principali nemici dell’adattamento climatico. Quest’ultimo «richiede conoscenze e competenze specifiche da mettere a disposizione di molti. Possiamo sfruttare l’energia e le idee della società solo attraverso l’istruzione. Le strategie di adattamento sono più efficaci quando vengono progettate nei territori dove si avvertono più intensamente gli effetti del cambiamento climatico». 

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