Arte invisibileMax Riedel e il segreto della percezione del vino

Da Kantina, la newsletter sul vino di Andrea Moser, il ritratto di imprenditore di successo e di una storia che lega il vetro al mondo del vino

Calici (Pexels)
Calici (Pexels)

Ci sono persone che ammiri per quello che fanno. E poi ci sono persone che ammiri per come lo fanno. Perché dietro ogni gesto, ogni scelta, ogni dettaglio, raccontano una visione che senti profondamente vicina alla tua.

Max Riedel, per me, è esattamente questo.

Non è solo il volto di una delle aziende di cristalleria più famose al mondo. È qualcuno che vive il suo lavoro con la stessa attenzione ossessiva per i particolari che io riconosco e ricerco ogni giorno: nel vino, certo, ma anche nello stile, nella cura delle piccole cose, nella passione – dichiarata – per le macchine e per tutto ciò che è ben fatto.

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La sua storia è quella di chi ha trasformato un oggetto apparentemente semplice, come un bicchiere, in un simbolo di cultura, tecnica e bellezza. Fondata nel 1756, l’azienda Riedel rappresenta da oltre 265 anni un punto di riferimento nella produzione di calici e decanter. Un’eredità portata avanti oggi da Max, undicesima generazione della famiglia, che guida l’azienda dalla sede di Kufstein, in Austria. Ogni anno Riedel produce oltre sessanta milioni di bicchieri, esportati in tutto il mondo, con un team di più di mille persone distribuite tra Austria e Baviera.

Ma il vero segreto di Riedel non è nei numeri. È nella filosofia che da sempre ispira il suo lavoro: la convinzione che la forma del bicchiere incide direttamente sulla percezione sensoriale del vino.

Un principio tanto semplice quanto rivoluzionario. Perché non è solo questione di estetica. È fisica, chimica, equilibrio. È come guidare una macchina sportiva e sentire che ogni componente, anche il più nascosto, lavora per esaltare l’esperienza.

La posizione della testa quando si beve, la curvatura della coppa, l’ampiezza dell’apertura: tutto è studiato per dirigere il liquido verso specifiche zone della lingua, enfatizzando l’acidità, la dolcezza o la struttura a seconda delle caratteristiche del vino. Così nascono bicchieri più stretti per i vini freschi e acidi, oppure più ampi per quelli ricchi e complessi.

Anche la decantazione, un tempo legata solo alla separazione dei residui nei vini più vecchi, viene oggi riscoperta come strumento fondamentale per arieggiare i vini giovani e sprigionarne al meglio gli aromi. Tecnica sulla quale ammetto di non essere sempre allineato con i metodi di Maximilian…

Uno degli approcci più interessanti introdotti da Riedel riguarda la classificazione dei bicchieri da vino rosso. Non più solo grandi o piccoli, ma pensati in base allo spessore della buccia del vitigno. Una visione che cambia completamente la percezione del vino in bocca, come ama ricordare Max, sempre pronto a sottolineare che un bicchiere per Chardonnay e uno per Pinot Nero, in realtà, non hanno nulla in comune. Tradotto, non è assolutamente un bene utilizzare lo stesso bicchiere per bere Borgogna!

Decanter Riedel (foto di Gerhard Bögner su Pixabay)
Decanter Riedel (foto di Gerhard Bögner su Pixabay)

E se la tradizione resta il cuore dell’azienda, non manca certo lo sguardo verso il futuro. Lo stile italiano, ad esempio, è presente ovunque nelle collezioni Riedel, dai nomi delle linee come Veloce, Superleggero, fino all’estetica pulita e sinuosa dei calici. Una scelta che ha molto a che fare con le radici liguri della nonna di Max, ma anche con una vera passione per l’eleganza e la velocità che, non a caso, ritroviamo anche nel mondo dei motori.

Non stupisce quindi che Veloce sia oggi una delle linee più iconiche: equilibrio perfetto tra l’efficienza della produzione industriale e la raffinatezza percepita del soffiato a mano.

Perché, in fondo, il bicchiere perfetto è un po’ come un’auto ben costruita: non deve farsi notare per forza, ma deve farti sentire che ogni cosa è esattamente dove deve essere.

Alla fine, però, al di là della tecnica, c’è un concetto che Max Riedel ama ricordare più di ogni altro: «Siamo tutti intrattenitori. Non serviamo semplicemente vino. Creiamo esperienze».

E forse, da questo punto di vista, un bicchiere scelto con cura è il primo passo verso un brindisi davvero indimenticabile.

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