
Dubai è la classica destinazione che in molti pensano di poter raccontare anche senza esserci stati. Come spesso succede, recandoci di persona e toccando con mano diverse situazioni, ci siamo resi conto noi stessi che sono molti gli ancora gli aspetti poco svelati di questa cattedrale nel deserto. Dubai è il cuore economico, turistico e finanziario degli Emirati Arabi mentre a poco più di un’ora di macchina si trova il fulcro politico di Abu Dhabi. Per chi cerca una destinazione turistica facile per famiglie e per coppie, dove poter intrattenersi spaziando tra le attività, con un clima caldo, con il mare e a sole sei ore di volo dall’Italia, gli Emirati Arabi sono una meta d’elezione.
Per gli appassionati di ristoranti e format food and beverage più o meno d’autore, Dubai si rivela un vero e proprio paese dei balocchi. Qui è possibile soddisfare ogni capriccio, dalla cucina francese a quella italiana, dalla giapponese alla nikkei, dal burger joint alla pizza. Senza contare i caffè – sempre più orientati a un servizio specialty coffee rispetto al consumo tradizionale – oppure i ristoranti fusion dove con questo termine ci si riferisce volutamente ai locali di ispirazione orientale non ben definita tipici dei primi anni Duemila.
Per quanto possa sembrare dozzinale o inflazionato, il livello dell’ospitalità e la qualità media del servizio nella maggior parte dei locali di Dubai è rimarchevole. Sorprende la serenità con la quale si viene accolti sempre, con pacatezza e professionalità, con savoir faire e consapevolezza della propria condizione. Come ti chiami, con quale nome hai prenotato, da dove vieni e che cosa ti spinge qui, sono domande le cui risposte appaiono sempre molto chiare. I progetti più datati non contano più di vent’anni, quando ancora l’offerta di hotel, servizi e piattaforme dedicate al lusso non era così diffusa né tantomeno accessibile.
La comunità di italiani conta oggi 17.000 persone circa che vivono in città, la maggior parte nel settore hospitality. Il boom di investimenti che si è concentrato negli ultimi dieci anni – e che non sembra essersi fermato – ha coinvolto nel tempo nazionalità sempre diverse, grandi gruppi di investimento mondiali, hotel chain tra le più note.
Tutti vogliono avere un avamposto a Dubai e – almeno per ora – sembra ancora esserci spazio per tutti. Con sempre maggiore diversificazione tra progetti, fasce di prezzo, location. Aperto da poco ma già diventato un luogo di ritrovo, conosciuto in Europa quasi quanto a livello locale, è Nahaté. Uno scrigno prezioso di velluti, sete e oggetti di design, disegnato centimetro per centimetro, stanza per stanza da Sam Florentsev and Jenya Makeeva. Oltre mille metri quadrati tra ristorante, cocktail bar, sale privatizzabili per cantare, ballare e ospitare piccoli spettacoli e una lounge room firmata Baccarat dove cenare con i propri amici e uno chef privato. Un progetto ambizioso, volutamente sovra-prezioso e oltremodo customizzato.
Non c’è singolo oggetto o mobile che possa essere imitabile o desiderabile da altri. Ogni aspetto dell’esperienza del cliente è stato pensato per essere riproposto qui in chiave unica ed esclusiva, quasi come se ritrovarsi negli spazi di Nahaté potesse concedere un posto in un qualche Olimpo di libidine e divertimento. Solo (?) a Dubai poteva nascere un posto con così tante eccezioni e con un pensiero naturalmente pensato per il lusso, nel lusso, con il lusso.
Un approccio alla ricchezza e denaro che non siamo soliti sostenere in Europa e per il quale di fatto mancherebbe spesso un pubblico di riferimento ma che a Dubai, incapsulato in un progetto quale esempio Nahaté, trova sostenitori ed estimatori. Ecco perché Baccarat ha sposato il progetto scegliendo di essere in prima linea nel servizio, nelle attività e negli arredi. «Avevo già collaborato con questo brand in passato e sapevo che Nahaté poteva essere una seconda casa perfetta la filosofia di Baccarat e tanti pezzi delle collezioni. Vogliamo che l’esperienza in casa nostra – sì per noi Nahaté deve proprio assolvere una dimensione domestica per l’ospite – sia il meglio del meglio a livello mondiale. Vogliamo che quello che si trova qui non sia rintracciabile altrove e anzi, il nostro lavoro è trovare e costruire possibilità uniche per i nostri clienti» racconta Andrey Bolshakov, marketing and beverage director.
Reif Othman e Yazid Ichemrahen, chef di fama mondiale, hanno creato una cucina particolarmente viziosa, con un menu che spazia dal crudo in stile giapponese al pesce cotto sotto sale, dalla pasta al burro e caviale alla pizza. Un’offerta che ben si sposa con una clientela internazionale e più interessata a vivere il luogo per l’entourage e il network presente piuttosto cha una specifica identità culinaria.
Un membership club aperto solo a cena e dove, specialmente dal giovedì alla domenica, la clientela ama ritrovarsi per condividere momenti leggeri, piatti internazionalmente comprensibili con caviale, tartufo e crudité, Champagne, musica, personalità e star del mondo dello spettacolo. I pavimenti sono totalmente rivestiti di moquette proprio perché «la gente da noi si comporta come a casa. Amiamo che si sentano liberi di essere comodi, di ballare scalzi, di poter cenare ordinando solo piatti da condivisione, cocktail scenografici e vino italiano» prosegue Andrey. Anche se siete viaggiatori, e potete vantare di aver circumnavigato il mondo, Nahaté è un luogo da cui è impossibile non restare affascinati e colpiti, un indirizzo che sicuramente vi resterà impresso e che va vissuto senza inibizioni. Let’s the party begins!
