Terra santaL’orto di Papa Francesco è sempre più verde

A Castel Gandolfo, nella residenza vaticana, da novanta anni si produce parte del cibo destinato alla Città del Vaticano. Ma dal 2023 il Pontefice ha trasformato un semplice campo in un progetto visionario di formazione e pratica di agricoltura rigenerativa, basato su principi di sostenibilità e circolarità

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Dalla morte di Papa Francesco, lo scorso 21 aprile, si è aperto un momento assai concitato per la Chiesa che avrà degli effetti anche su una già instabile politica globale. Con il funerale di Jorge Mario Bergoglio, sabato 26 aprile, diciamo addio al capo di un governo – piccolo, ma ingombrante – che non ha mai nascosto le sue posizioni nette verso certi temi, compresi quelli ambientali. Durante i suoi dodici anni a governo della Chiesa cattolica, il papa ha voluto occuparsi – in linea con le agende di molte altre nazioni – delle tematiche ambientali, culminando con una enciclica (un documento scritto dal papa e rivolto a tutto il mondo con lo scopo di offrire spunti di riflessioni e orientare su certi temi) pubblicata nel maggio 2024, dal titolo “Laudato si’”, con lo scopo di fornire delle linee guida, a credenti e non, sulla cura del pianeta, definito come la casa comune.

In sei capitoli, questa enciclica offre una visione dello stato attuale del pianeta, parla dei problemi ambientali che, secondo Francesco, nascono anche da crisi etiche e culturali e fornisce spunti per modelli di ecologia integrale che uniscono ambiente, economia, società, cultura e spiritualità.

Insomma, anche il Papa ha provato a dirci che dobbiamo cambiare la nostra vita per salvare il pianeta. E non si riferiva certo al sacchetto risparmiato al supermercato, ma a qualcosa di più profondo.

Le parole scritte sono state anticipate anche dai fatti. Già nel 2023 Papa Francesco aveva deciso di trasformare in qualcosa di più articolato quella che, da novanta anni, era definita la fattoria del Vaticano: un’azienda agricola dentro il perimetro della residenza vaticana di Castel Gandolfo, nella zona dei Castelli Romani.

Nata subito dopo i Patti Lateranensi, l’area agricola era pensata per la produzione di cibo fresco da fornire al Vaticano. Nel corso del Novecento, le dimensioni del terreno intorno alla residenza papale sono aumentate, arrivando a un totale di cinquantacinque ettari di cui venti destinati a terreno agricolo e serre – i rimanenti, giardino.

Un’azienda agricola non basta
Seppure la produzione di cibo a chilometro zero per nutrire una piccolissima porzione di abitanti dello Stato più piccolo del mondo sembri decisamente un bel gesto, per la visione di Papa Francesco, non era sufficiente. La terra vaticana doveva essere ancora più fertile di una semplice azienda agricola. Così, novanta anni dopo aver iniziato ad arare le terre di una proprietà vaticana, la fattoria si trasforma in un Centro di Alta Formazione e Borgo agricolo che prende il nome di Laudato Si’, un progetto che vuole tradurre in pratica i principi descritti nell’enciclica che porta lo stesso nome.

Borgo e centro di formazione sono stati fondati pensando a tre pilastri: l’educazione all’ecologia integrale, l’economia circolare e generativa, la sostenibilità ambientale. E su questi principi si è dato il via a una serie di attività che hanno l’obiettivo di creare un modello tangibile di interazione armoniosa tra uomo e natura.

I campi agricoli vaticani di Francesco
Partiamo dalle basi: non può certo mancare la vigna, i cui frutti sono essenziali per la produzione del vino che, insieme al pane, sono gli elementi più simbolici nonché fondamentali per il rito cristiano della messa. Piantata nel settembre 2024, con il supporto dell’Università di Udine, la vigna di Borgo Laudato Si’ è un progetto orientato alla produzione di un vino di alta qualità, a partire da varietà di vigne di origine diverse e provenienti da diversi territori, selezionate dai ricercatori dell’Università in collaborazione con l’Istituto di Genomica Applicata e i Vivai Cooperativi Rauscedo. La vigna è un progetto che sin dalla sua nascita ha visto l’interesse del Papa per il valore simbolico di questa produzione, ma anche per il necessario impegno di risorse umane che questa pianta richiede, in linea con la sua visione di cooperazione tra uomo e natura.

Oltre la vite, 1.500 ulivi per la produzione di olio extravergine occupano una parte dei terreni a cui si aggiungono gli spazi dedicati all’orto biologico per la produzione di ortaggi e frutti secondo i principi fondanti del borgo. Tutte le pratiche agricole adottate, infatti, mirano a ridurre l’impatto ambientale, promuovono la biodiversità e l’uso di tecnologie avanzate per una produzione sostenibile. Questo si traduce in pratiche di agricoltura generativa integrata a un sistema di economia circolare che promuove il riuso e il riciclo e abbatte la produzione di rifiuti.

Il borgo Laudato Si’ comprende anche una zona dedicata all’apicoltura, con l’allevamento di api per la produzione di miele millefiori, ma non è solo questo lo scopo degli insetti. Sono necessari per l’impollinazione delle piante e per proseguire nel compimento di circolarità del progetto agricolo, a basso impatto.

Altre forme di allevamento sono presenti e in via di riorganizzazione, così come previsto sin dalla nascita del progetto. Non conosciamo lo stato dell’arte, attualmente gli addetti stampa del borgo stanno osservano il momento di lutto che li vede coinvolti con la morte del Papa.

La formazione prima della pratica
Quello che può consentire una vera e propria evangelizzazione di buone pratiche agro-ecologiche, capaci di insegnare le pratiche per una maggiore cura del pianeta, è il progetto di formazione che è nato dentro il borgo. Una serie di percorsi formativi rivolti a persone esposte a condizioni vulnerabili: disoccupati, migranti, ex detenuti, rifugiati. Qui si può praticare il corso di giardinaggio sfruttando i trentacinque ettari di giardino, tra centinaia di specie vegetali e alberi secolari. O la formazione agricola, tra orto e vigna, con anche lo scopo di agevolare l’inserimento di tutte le persone coinvolte nella società e nel lavoro.

Oltre la formazione, questo spazio di verde suggestivo e significativo è visitabile quasi tutto l’anno ed è indicato come meta per i pellegrini del Giubileo 2025 (Anno Santo per i cristiani).

La chiesa è da sempre, per sua natura, poco incline ai cambiamenti e più facilmente radicata alla tradizione. Potrebbe sembrare banale associare un’agricoltura basata su principi naturali a un’istituzione che, se potesse, si fermerebbe agli usi di un centinaio di anni fa. Eppure, in questa visione della produzione del cibo voluta da Papa Francesco c’è un’avanguardia che è ancora difficile decifrare. Non si tratta di tornare alle pratiche antiche, ma c’è una commistione profonda tra natura e tecnologia, fede e scienza, uomo ed esseri viventi. È la direzione verso cui stanno andando diversi agricoltori che sentono il bisogno di sanare il rapporto con la terra e fare antecedere i bisogni della stessa, prima ancora dei propri.

Fare agricoltura rigenerativa e sostenibile è, effettivamente, molto cristiano, perché chiede un sacrificio in favore non di un altro, ma del pianeta. Con questa conversione ecologica i non credenti non saranno certo interessanti a conquistare il paradiso, ma sembra una strada universale per non rischiare di bruciare su questa terra.

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