
Piuttosto probabile che il menu dei giorni di Pasqua preveda una grigliata o almeno una teglia di agnello al forno, anche oggi che i consumi di carne vedono una flessione che riguarda tutte le forme di allevamento (a eccezione del pollame), quindi compresa la piccola porzione che riguarda il comparto ovicaprino.
Agnelli, pecore e capre per la produzione di carne, in Italia, hanno un valore di 193 milioni di euro (fonte: elaborazione ISMEA su dati ISTAT 2022). Un valore che cresce a fronte di un calo rilevante degli allevamenti nazionali. Dal 2019 il numero di allevamenti ovicaprini è sceso del 22 per cento (trentamila aziende in meno) con un calo del 15 per cento di capi animali in cinque anni. La Sardegna è la regione che traina questo mercato, detenendo il 49 per cento dei capi, seguita da Sicilia (12 per cento) e Lazio (7 per cento).
Il calo del consumo di carne suona sempre come un dato positivo per chi è sensibile alle tematiche ambientali, eppure, sempre secondo il report, la perdita di allevamenti di questo tipo ha un impatto in certe aree: «Nonostante il ruolo marginale, con un’incidenza di poco più dell’1,1 per cento sul valore della produzione agricola nazionale, la sopravvivenza degli allevamenti ovicaprini si conferma determinante per la funzione sociale e ambientale di mantenimento e presidio del territorio in aree marginali in cui altrimenti non sarebbero possibili altre attività produttive».
La Pasqua e il Natale segnano sempre un’impennata di vendite di carni di agnello e sempre di più emerge come a beneficiare di questa attenzione siano le carni provenienti da filiere certificate, come l’Agnello Sardo Igp. Non si tratta solo di carne, ma di un prodotto di straordinaria qualità che rappresenta anche un simbolo profondo della cultura e dell¿identità sarda, orgogliosamente sostenuto e salvaguardato con passione e caparbietà da pastori e allevatori.
Anche per questa che sarà una Pasqua decisamente alta – la Pasqua cattolica sarà il 20 e 21 di aprile –, tra i prodotti protagonisti della tavola degli italiani troviamo l’agnellino da latte.
L’isola dell’agnello
Gli allevamenti più importanti in Italia legati alla carne di agnello si trovano in Sardegna, riuniti nel Consorzio di tutela dell’Agnello Igp di Sardegna (Con.tas) a cui sono attribuite le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e di cura generale degli interessi relativi alla denominazione dell’Igp. Il Consorzio raggruppa professionisti specializzati come operatori economici appartenenti all’intera filiera produttiva ovina regionale, allevatori, macellatori e porzionatori.
Battista Cualbu, presidente del Consorzio, ci ha raccontato le difficoltà che stanno incontrando gli allevatori e le sfide, sia burocratiche sia di mercato, affrontate quotidianamente, ma allo stesso tempo traspare dalle sue parole lo spiccato orgoglio di poter rappresentare, in Italia e non solo, la tradizione e la storia di un prodotto di questo tipo, che parte dai pastori che accudiscono e crescono in territorio non facile gli animali. «Il Consorzio si occupa di tutelare e promuovere questo pregiato prodotto e oggi si trova, tuttavia, ad affrontare una serie di sfide significative, sia a livello locale che globale, che potrebbero avere un impatto rilevante sul futuro degli allevatori sardi e sulla sostenibilità delle loro attività» ci anticipa Cualbu.
Approfondendo gli aspetti più legati alla burocrazia che non facilita i nuovi investimenti sul settore, Cualbu racconta di come gli allevatori sardi si trovino ad affrontare un contesto complesso e articolato, che minaccia la loro attività tradizionale. In particolare, emergono, tra le problematiche più rilevanti, la crescente concorrenza della carne ovina importata da altri Paesi, spesso venduta a prezzi inferiori, che rende difficile per i produttori locali mantenere la competitività.
«I costi di produzione rappresentano un altro aspetto critico: l’allevamento in Sardegna comporta spese elevate dovute alle specificità del territorio, alle pratiche di allevamento sostenibili e alla necessità di garantire un alto standard qualitativo» prosegue Cualbu. «Gli allevatori sono sempre più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici, che si manifestano con periodi di siccità prolungati e temperature estreme, rendendo la gestione degli allevamenti sempre più difficile e incerta».
A questo si aggiunge il problema demografico che è sotto gli occhi di tutti e che, con un numero crescente di giovani che abbandonano le aree rurali, vediamo un evidente invecchiamento della popolazione attiva nel settore. Questo fenomeno sta portando una diminuzione della forza lavoro disponibile e una perdita del prezioso know-how tradizionale, essenziale per mantenere l’eccellenza dell’Agnello Sardo Igp.
Cualbu, che è anche presidente dell’Associazione Nazionale della Pastorizia (Assonapa), rimarca sull’impegno nel tutelare e raccontare l’importanza dei pastori, che portano avanti un mestiere antico, spesso dimenticato o sottovalutato, ma che racchiude conoscenze tramandate da generazioni. I pastori conoscono i pascoli e ne sanno riconoscere lo stato di salute, scelgono le erbe e le piante più utili e adatte.

Calano i consumi di carne, crescono quelli dell’Igp
Se guardiamo ai primi mesi del 2025, il mercato dell’Agnello Sardo Igp presenta segnali di ripresa e un rinnovato interesse, stimolato da una crescente consapevolezza dei consumatori riguardo alla qualità e alla provenienza dei prodotti alimentari. La domanda di carne ovina di alta qualità è in aumento, in particolare tra i giovani consumatori, sempre più attenti all’impatto ambientale delle loro scelte alimentari. Un articolo del Sole 24 Ore sul mercato dell’Agnello Sardo Igp riporta che il «giro di affari alla produzione è aumentato a doppia cifra, arrivando nel 2024 a 56 milioni di euro mentre quello al consumo è cresciuto solo del 2 per cento». Questa tendenza rappresenta un’opportunità fondamentale per il consorzio, che può lavorare per valorizzare ulteriormente il proprio marchio e le caratteristiche uniche del prodotto. Inoltre, l’adozione di pratiche di allevamento sostenibile e il rispetto rigoroso per il benessere animale possono costituire un vantaggio competitivo significativo.
Allevare un agnello sardo richiede un impegno importante e un periodo di tempo specifico. Per arrivare a certificare Igp, l’agnello da latte è necessario che sia nato da pecore di razza, nate sul territorio sardo.
Dopo la nascita, l’agnellino viene alimentato per circa trenta giorni solo con il latte materno della pecora, che a sua volta mangia solo ed esclusivamente erbe dei pascoli senza nessuna integrazione di mangimi. Questo metodo garantisce un colore delle carni molto chiaro e un gusto delicato.
Ogni agnello, una volta macellato, ha un numero identificativo e una targhetta che riporta la certificazione di Igp. Lotto e targhetta accompagnano l’animale fino alla macelleria o supermercato che deve riportare obbligatoriamente in ogni singola porzionatura il numero di lotto con le tracciabilità di provenienza e la dicitura Agnello Sardo Igp in etichetta, aiutando il consumatore a orientarsi con cartelli o bollini adesivi per riconoscere e differenziare il prodotto dagli altri di diversa provenienza.
Il valore passa anche dalla comunicazione
L’attenzione per il prodotto e la tradizione dell’allevamento sono supportate da iniziative di marketing – racconta sempre il presidente Culbao – mirate per promuovere l’Agnello Sardo non solo sul mercato nazionale, ma anche a livello internazionale. L’internazionalizzazione rappresenta una strategia cruciale per espandere la base di consumatori e aumentare la visibilità del prodotto, consentendo di raggiungere nuovi mercati e di valorizzare il patrimonio gastronomico sardo a livello globale. Dalle stime Ismea risulta come «il consumo pro capite dell’Unione europea dovrebbe rimanere relativamente stabile, grazie a modelli di consumo sostenuti dalla migrazione e legati alle tradizioni».
Le prossime sfide
Il futuro dell’Agnello Sardo Igp dipende, e dipenderà sempre di più, dalla capacità del consorzio e degli allevatori di affrontare le sfide attuali e di adattarsi ai cambiamenti del mercato. Investire nella promozione dei prodotti locali e nel coinvolgimento delle nuove generazioni sono passi fondamentali per garantire la salvaguardia di questa preziosa tradizione. Solo così si potrà continuare a raccontare la storia di un prodotto tradizionale che racchiude in sé il sapore della Sardegna e la passione degli allevatori che la abitano.
