La banca olandese Ing ha annunciato di aver aumentato il rimborso spese da corrispondere agli stagisti. Si tratta di una somma netta di 1.500 euro che verrà liquidata mensilmente sul conto corrente dei giovani tirocinanti senza nessuna trattenuta di carattere fiscale e previdenziale. Un importo pari al triplo dei compensi medi percepiti dagli stagisti in Italia, con cui la banca vuole dare il giusto riconoscimento al talento dei ragazzi.
Gli stagisti in Italia possono essere remunerati soltanto con dei rimborsi spese. Questo perché i tirocini non costituiscono dei veri rapporti di lavoro. Durante il rapporto, infatti, l’obiettivo principale dello stagista è l’acquisizione delle competenze necessarie a trovare un’occupazione. Anche per questo motivo le aziende non pagano un vero e proprio stipendio ai tirocinanti ma versano un importo per rimborsare le spese sostenute.
Il pagamento di 1.500 euro mensili netti a tutti gli stagisti, magari anche ai ragazzi che vivono ancora con i genitori, è veramente un rimborso delle spese sostenute dai giovani o cela la volontà di instaurare di un rapporto di lavoro subordinato utilizzando la flessibilità garantita dai tirocini? Come direbbe Corrado Guzzanti nei panni di Quelo, mi sembra che la risposta sia «la seconda che hai detto».
Sgombriamo il campo dagli equivoci: si tratta di un’iniziativa funzionale e pragmatica che consentirà a molti studenti o neolaureati di entrare nel mercato del lavoro senza dover chiedere il supporto dei propri genitori. Di questi tempi, un vero e proprio lusso. La banca garantisce anche altri benefit ai tirocinanti. Ing consente agli stagisti di svolgere il tirocinio da remoto in maniera flessibile, riconosce i ticket restaurant ed estende i programmi di welfare aziendale anche agli intern. Un trattamento che solitamente viene riservato al personale assunto con un contratto di lavoro subordinato.
Gli stagisti non dovrebbero essere considerati al pari dei dipendenti dell’azienda: l’obiettivo dei tirocinanti dovrebbe essere quello di imparare, non di guadagnare. Per provare a invertire la rotta, potrebbe essere utile rendere più attrattivi per le aziende i contratti a tempo determinato stipulati con i giovani o i rapporti di apprendistato. Dare un contributo economico agli stagisti è giusto e doveroso, equiparare il rimborso spese allo stipendio di un dipendente è pericoloso perché mette sullo stesso piano due rapporti diversi tra loro. La strada per la precarietà è lastricata di buone intenzioni.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni settimana. Qui per iscriversi