VYNI Festival L’Emilia tra vini e vinili

Arriva la primavera e la regione esplode di eventi all’aria aperta che includono ovviamente il suo patrimonio enogastronomico, ma non solo

VYNI Vini e Vinili.
Credits VYNI Vini e Vinili.

Si è da poco concluso il fine settimana dedicato a Caseifici Aperti, un inno all’oro di questa terra, voluto e organizzato dal Consorzio: sua maestà il Parmigiano Reggiano. L’edizione primaverile dell’apertura dei caseifici della Dop al pubblico (cosa che succede anche in autunno, a ottobre) vuole raccontare, ma, soprattutto, condurre curiosi e appassionati attraverso la filiera quotidiana di chi produce questo patrimonio, con un metodo di lavorazione artigianale preservato da oltre nove secoli.

Un appuntamento che è, sicuramente, anche l’occasione per scoprire la zona d’origine, che, da disciplinare, comprende tutte le province di Parma, Reggio Emilia e Modena, i territori dei comuni della provincia di Bologna a sinistra del fiume Reno e di quelli della provincia di Mantova a destra del fiume Po.

A uno dei protagonisti delle tavole emiliane – dove trova spazio in molte preparazioni, ma gode anche di un’ottima posizione da solista – non vuoi abbinare un vino del territorio e un po’ di musica, per coronare il tutto?

L’anello di congiunzione è VYNI Festival, giunto alla sua seconda edizione.

È il festival dei vini e dei vinili o meglio un urban festival diffuso, perché si svolge nelle piazze del centro storico di Reggio Emilia – tra piazza San Prospero, piazza Prampolini, piazza Casotti, via del Vescovado – e, proprio qui, crea un incontro tra chi ama il vino, chi la musica e chi entrambi, creando un’esperienza che alla cultura unisce l’intrattenimento musicale: due giorni di talk con personalità del mondo vitivinicolo e musicale a cura di Digital Freaks, dj set, venti cantine del territorio presenti e trenta espositori di dischi da tutta Italia.

Ma perché proprio la musica a Reggio Emilia?
Chi non è esperto di questa porzione di Pianura Padana potrebbe chiedersi da dove ha origine questo stretto legame con il mondo della musica. Tra tutti, nato in realtà in provincia, a Correggio, viene in mente Luciano Ligabue, come hanno ricordato i Clan Destino proprio nella sessione di talk del pomeriggio di sabato 13 aprile.

Un pezzo di storia tutti gli effetti della musica di questa città, un gruppo che oltre e prima di dedicarsi a diversi progetti musicali si è cristallizzato intorno a un artista nello specifico che è, appunto, Ligabue. Sono loro ad aver creato il suono dal suo primo album per buona parte degli anni Novanta: quattro album e tutte le tournée a essi collegate.

I Clan Destino sono quell’espressione musicale di un periodo particolarmente favorevole per il mondo musicale. «C’è chi dice che dal 1969 al 1979 è stato inventato tutto, poi in qualche modo è stato ripreso, riarrangiato, riproposto in altre chiavi. Non sta a noi decidere se è vero o no, però effettivamente è stato un periodo molto fertile».

Ma sono anche quella testimonianza che c’è stato un tempo in cui il vinile, protagonista insieme al vino di VYNI, era in qualche modo l’unico strumento per venire a conoscenza di quello che accadeva nella musica, era il modo disponibile, a quei tempi, per fruire della musica.

«Il modello di approccio alla musica era completamente diverso a quello di oggi, non c’erano altri strumenti, a parte un po’ di stampa specializzata. La conoscevamo attraverso i dischi che compravamo nel negozio di riferimento, Tosi (che, tra l’altro, esiste ancora), dove abbiamo lasciato cifre importanti. I vinili ci orientavano nelle scelte, quindi il vinile, per forza di cose, è stato la base della nostra formazione. Ognuno di noi ha avuto il primo contatto con la musica attraverso dei quarantacinque giri».

Il vino, l’altra forma di espressione del territorio
L’abbinamento a quattro palchi che suonano dalle 11 del mattino diversi generi musicali per VYNI sono le cantine del territorio. Venti realtà diverse, nessuna necessità di etichette, ma sicuramente tutte espressione di un territorio che sta rispondendo a una sfida cruciale per la sostenibilità del settore agricolo e vitivinicolo regionale: ​il ricambio generazionale.

Espressioni di un territorio attraverso rappresentanti giovani che hanno cominciato a prendere parte a una storia famigliare, come quella dell’Azienda Vinicola Alfredo Bertolani di Scandiano (Reggio Emilia) che si prepara questo mese a compiere cento anni di attività (era il 27 aprile 1925 quando presso la Camera di Commercio di Reggio Emilia Alfredo Bertolani registrava l’azienda che porta il suo nome) e di produzione di vini bianchi di Spergola e Lambruschi. Trasferitasi nel 2008 in una nuova sede ai piedi delle colline di Scandiano, è ospitata in un edificio progettato per un basso impatto ambientale a ridotto consumo energetico, dotato di pannelli solari e sistema di recupero delle acque piovane. Oggi continua su questa strada alla sua quarta generazione di conduzione famigliare.

Nella vicina Correggio c’è la Vitivinicola Fangareggi fondata dal 2005, nata però dall’antica tradizione della viticoltura, tramandata da nonni e bisnonni da ben quattro generazioni, e recuperata da Giuseppe e Matteo, padre e figlio che di anni ne ha 36.

Otto vigneti di proprietà con sistemi di allevamento a spalliera e Gdc, dislocati in cinque comuni e due province: coltivano sei varietà differenti, selezionate in base al terroir più indicato.

La volontà di rispettare il più possibile il contesto territoriale ha portato al rispetto del protocollo di produzione integrata – un sistema di agricoltura a basso impatto ambientale con diserbo esclusivamente meccanico – e, dal 2021, all’inizio del percorso di conversione biologica per le varietà Grechetto Gentile (Pignoletto) e Lambrusco di Sorbara.

Rappresentata, tra le altre, anche la provincia di Modena con Terraquinia, associata alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), nata nel 2004 nel podere Conca d’oro di Guiglia, in mezzo alla natura incontaminata a circa 490 metri sul livello del mare che dal 2012 indica in etichetta il reale residuo totale di solforosa presente.

Perché? Per la volontà di ribadire il modo naturale di produrre il vino secondo il metodo ancestrale: vinificando senza l’aggiunta di zuccheri o lieviti selezionati e senza filtrare.

Quel filo tra vini e vinili, tra il bere bene e ascoltare buona musica, in una città che ha entrambi perché vanta artigiani di entrambe queste arti creative, non si spezza. La storia della musica qui continua anche con la recente apertura di Riff, l’Hi-Fi cocktail restaurant firmato da Fabio Volo e Marco Benassi – in arte Benny Benassi – che prima di essere un dj e produttore di fama internazionale è un reggiano innamorato della sua città così come lo è della musica, tanto da regalare alla sua città un locale dall’anima cosmopolita, affacciato su una delle piazze principali e più affascinanti della città: piazza San Prospero. Proprio dove l’organizzazione di Vini e Vinili vuole inserire questo appuntamento fisso nel calendario degli eventi in città, come riferimento per il mondo musicale ed enologico.

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