Chissà com’era il mondo nel 1908! Lento, più caotico, meno frettoloso, più instabile, più noioso? Diverso, senza ombra di dubbio. Ma è da lì che dobbiamo partire per raccontare questa storia, che non è solo la storia di un’azienda, ma anzi, più di tutto, è la storia di una famiglia. Ed è quanto meno particolare che questa stessa storia si intrecci con un prodotto che non è solo un semplice alimento, ma un ponte tra epoche e società.
Se diciamo pasta, infatti, a cosa pensate? Pensate alle domeniche in famiglia, alla nonna che preparava i ravioli per i giorni di festa, al frigo vuoto che non vi dà suggerimenti, alla spaghettata di mezzanotte, ai pacchi sempre presenti in dispensa. Pensate a qualcosa di semplice, a quel piatto mangiato nel ristorante del cuore che non riuscite a dimenticare, alla aglio, olio e peperoncino fatta all’ultimo minuto quando piombano improvvisamente a casa gli amici. Pensate a quel cibo che vi accompagna dai primi giorni di svezzamento: prima la pastina, poi i formati un po’ più grandi, poi la carbonara che nutre gioie e sofferenze dell’adolescenza. La pasta è questo e molto di più, quasi complesso da rinchiudere intorno a un unico termine lessicale.
E in effetti la pasta ha accompagnato l’umanità nelle sue evoluzioni, ha raccontato le storie di migrazioni, scambi culturali e innovazioni culinarie. Una semplice miscela di farina e acqua diventata capace di adattarsi ai palati e alle tradizioni locali, mantenendo sempre viva la sua essenza. Quello tra la pasta e l’uomo è un legame quasi indissolubile, in un viaggio che attraversa civiltà e continenti e che ha influenzato non solo la nostra alimentazione, ma anche il nostro modo di socializzare e condividere.
E allora ritorniamo all’inizio, a quel 1908, al verde delle Dolomiti, a un’Italia diversa, che si stava aprendo al mondo, ma che stava per essere tormentata dalla guerra, anzi dalle guerre, e che in quelle montagne nascondeva fatica e sudore. «Ho avuto tante soddisfazioni. La più grande è vedere i miei figli e i miei nipoti, che si sono appassionati al lavoro. Sono 89 anni vissuti e il bello è poterli raccontare e di questo sono orgoglioso». A parlare è Valentino Felicetti, oggi capostipite di una famiglia che alla pasta ha dedicato la propria vita. Siamo a Predazzo, nella Val di Fiemme, in quel Trentino di lavoratori instancabili che hanno sempre vissuto un po’ con l’aria di frontiera e proprio questo, forse, pronti a recepire novità e venti di cambiamento.
Lui è l’ultimo della sua generazione, fratelli e sorelle non ci sono più, e porta il nome di colui che proprio nel 1908 decise di fermarsi in questa valle per credere al sogno di un piccolo pastificio. Pastificio che oggi, dagli impasti fatti a mano, è diventato una realtà che dà lavoro a quasi centocinquanta persone, con una produzione annua di trentacinque mila tonnellate. Tra qualche giorno Valentino Felicetti compirà novant’anni ed è incredibile quanto, ripercorrendo la sua vita, ci si possa soffermare, pezzo dopo pezzo, a ripercorrere frammenti di una società, tra cultura e tradizioni, profondamente cambiata in oltre mezzo secolo.
L’album della famiglia Felicetti è intrinsecamente legato, infatti, a quello del pastificio. Gli inizi con le speranze e la voglia di fare, i periodi bellici con le difficoltà legate agli approvvigionamenti di grano, gli anni settanta, quando fare esportazione faceva davvero bene all’economia del paese, le difficoltà di un tessuto sociale, che da una parte soffriva e dall’altra aveva voglia di porre basi nuove, i nuovi mercati. E anche un incendio, nel 1945, che distrusse tutto lo stabilimento, permettendo forse in quell’istante ai Felicetti di tirare fuori tutto il coraggio e la determinazione e che oggi li ha portati a essere uno tra i marchi di pasta più conosciuti, anche all’estero, e, sicuramente, uno tra i più considerati anche all’altezza di sostenere le cucine stellate al mondo.
Ora potremmo star qui a raccontarvi quanto l’azienda sia cambiata dal 1908 a oggi, dell’importanza dell’origine del grano che caratterizza la sua produzione, dei passi concreti verso una sostenibilità che ha caratterizzato la sua stessa origine. Potremmo, ma preferiamo mettere l’accento sulla storia degli uomini e delle donne, che hanno preso tra le mani un piccolo progetto familiare e l’hanno portato avanti, rendendolo qualcosa di diverso, ma con le stesse fondamenta. Fondamenta che rispecchiano valori e modi di vedere la vita, il territorio e un prodotto, come la pasta, che forse più di altri è in grado di descrivere le tappe della società, a partire dalla nostra, che nella pasta si riconosce come in uno specchio. C’è tanta rivoluzione in un’azienda come quella che ama descrivere Valentino Felicetti e non per quelle che possono essere le sue innovazioni tecnologiche o imprenditoriali, ma quanto per non aver mai abbandonato il sogno del suo fondatore e averlo fatto proprio, generazione dopo generazione. E questa sì che è una vera rivoluzione.


