
Oggi il mondo sta vivendo un’altra di quelle transizioni crucia- li che nel corso della storia dell’umanità hanno riguardato proprio l’energia e il suo approvvigionamento. Costretti dalla crisi climati- ca, sotto la sacrosanta e urgente spinta a «decarbonizzare» le nostre fonti energetiche, la tecnologia ha aperto nuove vie, nuovi percorsi verso la sostenibilità – intesa in senso lato –, la prosperità e il benes- sere delle future società. L’obiettivo finale è quello di ridurre l’im- patto dell’attività umana sul clima, abbandonando i combustibili fossili per passare a fonti di energia rinnovabili o comunque a basso contenuto di carbonio. Energie verdi, quindi, in grado di affrontare e risolvere la crisi.
Lo scenario si sta continuamente arricchendo di attori green: l’idrogeno, il fotovoltaico, l’eolico, il geotermico, le maree e, soprattutto, d’innovative declinazioni dell’energia del nucleo atomico, anch’essa neutra dal punto di vista della produzione dei gas serra, e che, pur non essendo «rinnovabile», è praticamente eterna. Difatti, la quantità di uranio presente sulla superficie terrestre basterebbe (attraverso la fissione nucleare) al fabbisogno energetico del pianeta fino alla fine naturale del sistema solare, tra quasi cinque miliardi di anni. Se a questo aggiungiamo l’enorme riserva di energia dalla fusione nucleare, ancora non sfruttata, andiamo ben oltre.
La necessità di considerare la «nuova energia nucleare» come uno degli strumenti per portare l’umanità alla decarbonizzazione è stata ribadita con forza anche alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023 (COP28) a Dubai, dove i 198 paesi firmatari della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno appunto incluso il nucleare tra le tecnologie sulle quali bisognerà contare in futuro.
Oggi viviamo la quarta rivoluzione industriale, dopo la prima di fine Settecento determinata dall’invenzione del motore a vapore, la seconda causata dalla nascita dell’industria moderna e la terza iniziata con lo sviluppo dell’informatica. Quella in corso ora, detta 4.0, contempla un’industria nella quale si sfruttano in maniera orizzontale molte discipline per migliorare globalmente la produttività, favorire i consumi e l’occupazione.
Ma la versione 5.0 è alle porte. L’esigenza pressante è quella di una politica espansiva che ponga le transizioni digitali – segnatamente l’intelligenza artificiale – e green al centro, in un ecosistema sostenibile che guardi al benessere di tutti e del nostro pianeta. Per questa nuova rivoluzione è ovviamente necessaria un’energia 5.0. In effetti, già ora, secondo i dati dell’iniziativa Trilemma Energetico del Consiglio Mondiale dell’Energia, l’umanità sta investendo in energie verdi più del doppio di quanto stia facendo per quelle fossili (2000 miliardi di dollari contro 1000), benché ciò si riferisca sostanzialmente al «Nord» economico del mondo: Cina, Europa e Stati Uniti.
(…) In trent’anni tante cose sono mutate, nel mondo e anche nella scienza e nella tecnologia. Il progresso è in corso e corre veloce, esponenzialmente. La scoperta di ieri diviene l’applicazione di oggi e la routine di domani. Il nucleo atomico e la sua energia non fanno eccezione e qui noi vogliamo parlarne serenamente, per discutere di sfide ma anche di opportunità, per rendere tutti un po’ più consapevoli del progresso scientifico, per contribuire, infine, a compiere scelte motivate e non basate su convinzioni a priori. Ponendo la scienza al centro del dibattito, anche perché, ai nostri giorni, essa è sotto attacco in vari ambiti in maniera totalmente ingiustificata.
Nel campo del fabbisogno e dell’approvvigionamento energetico si è capito che non bisogna usare l’accetta ma è necessario lavorare di fino, con intelligenza, adattando al meglio necessità e proposte, evitando scelte sbagliate o grossolane e ponendo bisogni, sicurezza, efficienza, salute, sostenibilità ed economia in primo piano, attraverso «portafogli energetici bilanciati», proprio come avviene per gli investimenti finanziari.
La cosa peggiore che potremmo fare è estrapolare in maniera incrementale scelte e strategie del passato, mantenendo posizioni ideologiche divenute irrealistiche. Pianificare oggi le scelte energetiche per definire lo sviluppo sociale, economico e tecnologico di domani, senza improvvisare o saltar su per poi scendere dai carri della contingenza: «Il gas costa troppo? Allora bruciamo carbone», «La benzina non è green, solo auto elettriche!», «Le centrali nucleari possono essere bombardate, spegniamole!».
Ma, per fortuna, lo sviluppo scientifico-tecnologico galoppante che contraddistingue la nostra epoca produce risultati sempre nuovi, strumenti potenti anche per la corsa all’energia 5.0 del futuro. Fermo restando che l’essere umano va sempre messo al centro di ogni ragionevole piano di sviluppo, sarebbe scellerato voltarsi dall’altra parte e non ascoltare le indicazioni che ci danno scienza e tecnologia. Per l’energia dovremo forse fare, certo con maggiore cautela, ciò che il Sapiens ha fatto decine di migliaia di anni fa, passando da raccoglitore e cacciatore a coltivatore e allevatore: arrestare l’azione predatoria che da migliaia di anni – e da un secolo in maniera intensiva – l’uomo ha esercitato sulle risorse del pianeta, non soltanto su quelle energetiche.
Tratto da “Il nuovo nucleare” di Stefano Buono e Antonio Ereditato, Egea, 136 pagine, 12,99 euro
