“Giustizia per Lorenz” è il messaggio comparso negli ultimi giorni in diversi stadi in Germania. Il caso è quello di Lorenz A., un ventunenne nero ucciso dalla polizia il 20 aprile fuori da un locale di Oldenburg, nella Bassa Sassonia. Inizialmente l’intervento delle forze dell’ordine era sembrato dovuto a un’aggressione commessa dal ragazzo, con la situazione che era degenerata portando alla sua morte, ma presto sono emerse importanti contraddizioni nella versione degli agenti, scatenando grandi proteste.
Dalle strade della Germania, queste contestazioni sono arrivate, come spesso accade a queste latitudini, anche negli stadi di calcio. I casi più eclatanti sono stati a Monaco di Baviera e Brema, dato che hanno coinvolto i tifosi di due delle più note e amate squadre del Paese, nonché notoriamente schierati all’estrema sinistra. «Poliziotti tedeschi: assassini e razzisti!», hanno scritto gli ultras del Werder Brema, con diversi gruppi della curva biancoverde che si sono uniti per firmare lo striscione, esposto nella gara dello scorso 27 aprile contro il St. Pauli.
Gli stessi tifosi ospiti hanno chiesto giustizia per Lorenz A., approfittando della loro visita a Brema, che dista meno di cinquanta chilometri da Oldenburg. Un altro striscione contro la polizia è stato affisso dai tifosi del Friburgo, nello stesso turno di campionato, mentre la Südkurve del Bayern Monaco – primo in classifica e campione nazionale – si è schierata scrivendo: «Poliziotti razzisti assassini indagano poliziotti razzisti assassini? Giustizia per Lorenz!».
Il caso di Lorenz A.
Quanto avvenuto a Oldenburg ha fatto molto scalpore, in Germania. La polizia ha dichiarato che il 21enne stava minacciando delle persone fuori da un locale notturno con dello spray al peperoncino e un coltello, dopo che gli era stato negato l’ingresso. Intervenuti sul posto, gli agenti avevano trovato Lorenz A. in uno stato di alterazione e nervosismo, e hanno dichiarato di essere stati a loro volta minacciati con lo spray. Ne era nata una colluttazione, durante la quale un agente di ventisette anni aveva sparato al ragazzo, che era poi deceduto in ospedale.
Il giorno seguente, però, la versione delle forze dell’ordine è stata completamente ribaltata. L’autopsia ha evidenziato che la vittima era stata uccisa da tre colpi di pistola alle spalle, segno che difficilmente in quel momento poteva essere una minaccia – anzi, era probabilmente in fuga – e che l’uso della forza nei suoi confronti sembrerebbe essere stato sproporzionato. Da una successiva analisi delle videocamere del locale è poi emerso che in nessun momento il ragazzo aveva minacciato gli agenti con lo spray o con un’arma. A peggiorare le cose, soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica, c’è il fatto che al momento del confronto le bodycam degli agenti erano spente: la legge tedesca consente ai poliziotti di accenderle a propria discrezione, ma il fatto che non lo fossero ha contribuito a mettere in cattiva luce gli agenti intervenuti fuori dal locale.
Nei giorni successivi, il caso ha raggiunto un grande clamore mediatico. Il venerdì successivo all’omicidio, undicimila persone si sono riunite in piazza a Oldenburg per protestare contro la polizia, mentre sabato si sono tenute altre manifestazioni in diverse città del paese, comprese Berlino e Monaco di Baviera, fino addirittura a Vienna, in Austria. E così, nel fine settimana, i messaggi di chi chiedeva giustizia per Lorenz A. sono giunti anche nei campi sportivi.
Il calcio contro il razzismo nella polizia
Il tema non lascia indifferenti i tifosi tedeschi, anche perché purtroppo non si tratta di un caso isolato. A fine 2024, per esempio, gli ultras del gruppo The Unity del Borussia Dortmund avevano esposto uno striscione in merito all’episodio di Mouhamed Dramé, un sedicenne richiedente asilo di origini senegalesi ucciso con sei colpi di pistola da degli agenti nel 2022. Il 12 dicembre i poliziotti responsabili erano stati assolti, e circa millecinquecento persone erano scese in strada a Dortmund, dove era avvenuto il fatto, per protestare, ispirando poi anche la presa di posizione degli ultras giallo-neri.
Della violenza della polizia tedesca si parla almeno dal 2005, quando scoppiò il caso di Oury Jalloh, un richiedente asilo della Sierra Leone morto in circostanze sospette mentre era in custodia dalle forze dell’ordine. Vent’anni dopo, non è ancora stata fatta giustizia, e lo scorso gennaio, nell’anniversario dell’omicidio, i tifosi del Mainz hanno realizzato uno striscione per ricordare la morte di Jalloh.
Le associazioni antirazziste e dei diritti umani denunciano da tempo i comportamenti razzisti da parte della polizia: uno studio del 2024 segnala che un terzo dei poliziotti in Germania ha riportato di aver sentito commenti razzisti da parte di colleghi. Già nel 2010, Amnesty International chiedeva una legge per obbligare gli agenti a tenere accese le proprie bodycam nelle situazioni in cui sono coinvolte armi da fuoco, oltre all’istituzione di un organo indipendente che si occupi di indagare sulle violenze commesse dalle forze dell’ordine.