Maria Roasio, Giulia Cassini Rizzotto, Adriana Costamagna, Elettra Raggio. Se questi nomi non vi dicono niente, è assolutamente normale. Sono quelli (sconosciuti ai più) di quattro delle trenta protagoniste degli albori della cinematografia italiana tra registe, montatrici, produttrici e sceneggiatrici che, dagli anni Dieci ai primi anni Quaranta del secolo scorso, hanno contribuito a scrivere una pagina della storia del cinema. Venendone, però, dimenticate da subito.
Donne di talento, determinate e coraggiose che sono rimaste nell’ombra anche perché non facevano parte del gruppo di attrici – come Francesca Bertini (che però fondò anche una casa di produzione), Leda Gys o Eleonora Duse – icone di bellezza, amatissime dal pubblico e dalla critica dell’epoca, ma di quella minoranza di professioniste in prima linea sì, ma da dietro le quinte di un mondo pionieristico, prettamente maschile e maschilista.

La mostra offre un percorso in bianco e nero, suddiviso in trenta sezioni (una per ciascuna autrice) che ripercorrono la storia degli albori del nostro cinema attraverso uno sguardo inedito. A partire da quello di Elvira Notari, in assoluto la prima regista italiana (e una delle primissime al mondo), fondatrice con il marito della casa di produzione Dora Film (una sede a Napoli, l’altra a New York) e che girò più di sessanta film, quasi tutti ambientati nei quartieri poveri di Napoli, utilizzando anche il figlio Eduardo nel ruolo di scugnizzo, toccando temi in controtendenza con le convenzioni sociali del tempo.
Ma Elvira non è l’unica e questa mostra racconta bene il lavoro silenzioso e invisibile di tante donne che hanno contribuito alla nascita del linguaggio cinematografico dell’epoca, che si sono distinte per la capacità di fissare modelli narrativi e archetipi femminili liberi, anticonformisti e – perfino – sorprendentemente moderni. (La mostra è a ingresso libero e aperta da martedì a domenica dalle 10 alle 19. Per saperne di più, www.istitutocentraleperlagrafica.cultura.gov.it)
