Labour WeeklyLavorare in Vaticano nel 2025

Di recente i dipendenti laici non se la passano un granché bene. La Chiesa cattolica ha necessità di ridurre le spese e questo sta determinando una progressiva privatizzazione delle attività commerciali che prima erano gestite direttamente dalla Santa Sede

(photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)

Chissà cosa hanno pensato i circa 5mila dipendenti che lavorano presso la Città del Vaticano quando il cardinale Dominique Mamberti ha pronunciato le parole latine «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam» aprendo l’era di Leone XIV. Il rapporto di lavoro tra la Santa Sede e i suoi dipendenti è regolato da leggi autonome, distinte dall’ordinamento giuridico italiano. La Chiesa non è un datore di lavoro come tutti gli altri: lavorare in Vaticano significa partecipare alla missione apostolica del Papa come enunciato anche in una storica lettera di Giovanni Paolo II.

Le retribuzioni dei dipendenti sono determinate in conformità alle tabelle predisposte dalla Segreteria di Stato vaticana e sono esenti da tassazione. La missione della Santa Sede, infatti, suggerisce di non tassare i redditi di chi serve le massime autorità ecclesiastiche. I lavoratori contribuiscono comunque ad alimentare fondi pensione interni e fondi di assistenza sanitaria.

Il rapporto di lavoro si basa su un vincolo fiduciario molto particolare a cui si accompagnano minori tutele in caso di licenziamento illegittimo rispetto ai diritti garantiti dalla legge italiana. In caso di contenzioso, i lavoratori possono rivolgersi agli uffici interni degli enti ecclesiastici per tentare una conciliazione, all’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica o ai Tribunali vaticani. In generale la Santa Sede cerca di risolvere i dissidi attraverso degli accordi con i dipendenti senza arrivare davanti ai Giudici.

Di recente i dipendenti laici della Città del Vaticano non se la passano un granché bene. La Chiesa cattolica ha necessità di ridurre le spese e questo sta determinando una progressiva privatizzazione delle attività commerciali che prima erano gestite direttamente dalla Santa Sede. A questo si deve aggiungere il blocco degli scatti di anzianità tra il 2021 e il 2023, il mancato adeguamento di molte retribuzioni dal 2008, la riduzione delle prestazioni sanitarie e il blocco parziale delle assunzioni.

Vedremo se Papa Leone XIV, oltre allo Spirito Santo, ascolterà anche le istanze dei lavoratori laici del Vaticano. La fede, come la speranza, è l’ultima a morire.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni settimana. Qui per iscriversi

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