«Tagliare la burocrazia in eccesso, tagliare le spese inutili e ristrutturare le agenzie federali». Lo scorso novembre Donald Trump era entusiasta di annunciare per la prima volta la creazione del Doge, il Dipartimento per l’efficienza governativa poi affidato a Elon Musk. La promessa era quella di fare tagli su tagli per far risparmiare al governo americano miliardi di dollari. Pochi giorni dopo, Musk e Vivek Ramaswamy, ex candidato alle primarie Repubblicane che poi si sarebbe rifiutato di fare da spalla all’imprenditore sudafricano, avevano pubblicato un articolo sul Wall Street Journal in cui promettevano di tagliare almeno cinquecento miliardi di dollari.
Nelle settimane successive, fino all’insediamento di Trump del 20 gennaio, quella cifra è cambiata più volte, ma non sempre è stata ritoccata al ribasso per prudenza: in alcuni discorsi è arrivata a mille miliardi. Poi è stato lo stesso Musk a rilanciare. Durante un comizio di Trump al Madison Square Garden di New York è salito sul palco con il solito sorriso da spaccone e per esaltare la folla ha detto di poter tagliare quasi un terzo del bilancio federale annuale, fino a duemila miliardi di dollari.
Nessuno poteva credergli, nemmeno i funzionari dell’amministrazione più pazza del mondo. Tutti sapevano che quella promessa improvvisata sarebbe diventata un peso per Musk. Oggi, a meno di sei mesi da quella dichiarazione, il Doge è riuscito tagliare solo una piccolissima frazione di quanto sbandierato – per altro con iniziative una tantum, che quindi non influirebbero sulle spese ricorrenti per i prossimi anni.
Al momento il sito del Dipartimento dichiara risparmi per centosettanta miliardi di dollari, ma un’indagine del Financial Times spiega che solo una minima parte di quella cifra può essere effettivamente verificata. «Esistono prove di valutazioni gonfiate per far vedere numeri più grandi, mentre alcuni contratti in scadenza sono stati inseriti alla voce dei nuovi risparmi. Allo stesso tempo, i dati del Tesoro statunitense non hanno mostrato alcun calo della spesa pubblica», scrivono Joe Miller e Chris Cook nel loro articolo.
In questi mesi, Musk e i funzionari del Dipartimento si sono preoccupati soprattutto di creare una narrazione positiva, di fare propaganda dipingendo un quadro diverso dalla realtà. «Con ogni probabilità, l’ammontare dei risparmi dichiarati da Doge è significativamente inferiore a quanto inizialmente auspicato da Elon Musk», ha detto al Financial Times Dominik Lett, analista del Cato Institute, un istituto che si occupa di libero mercato. «Quello del Doge non si può definire un esperimento di successo».
Il mese scorso Musk ha detto di voler abbandonare la carica di capo del Dipartimento in anticipo rispetto alla scadenza prevista in estate. Ma lascia in eredità solo una Washington più povera, perché – sembra paradossale, ma è perfettamente logico – tutto ciò che ha prodotto con le sue fandonie in questi mesi è stato far perdere centinaia di miliardi di dollari al valore delle azioni Tesla e portare alla cancellazione dei contratti di Starlink. Questo è quanto.
Eppure in un primo momento molti statunitensi, dagli elettori a certi veterani della politica come Bernie Sanders, erano ottimisti sulle possibilità di successo di Musk e del Doge. Un sondaggio di Ap-Norc fatto alla vigilia dell’insediamento di Trump a gennaio, rivelava che circa due terzi degli americani era d’accordo sul fatto che il governo federale fosse pieno di corruzione e inefficienze, e che quindi dei tagli di qualche tipo avrebbero fatto bene a tutto il Paese.
La luna di miele però è durata poco, molto poco. Prima c’è stata la pretesa, piuttosto inconsueta, di molti giovani programmatori reclutati da Musk di avere dagli altri dipartimenti governativi l’accesso a dati sensibili. Poi la sospensione casuale di decine di migliaia di dipendenti pubblici che ha rallentato il funzionamento delle normali operazioni di pubblica amministrazione in molti uffici. E ancora: sono state licenziate guardie forestali in Stati pieni di verde come il Wyoming e l’Iowa; sono stati tagliati posti di lavoro di ricercatori medici e persone che forniscono assistenza psicologica ai veterani; il governo ha dovuto bloccare i tagli ai dipendenti della National Nuclear Security Administration che sorveglia le riserve nucleari del Paese, perché sarebbe stato un pericolo enorme per tutti. E ci sarebbero ancora molti esempi da fare.
La sensazione è che il Dipartimento per l’efficienza governativa avrebbe potuto avere un senso e un valore, una missione importante, ma chi ci lavora non ha la benché minima idea di dove mettere le mani. E questo ha causato diversi dissidi interni all’amministrazione Trump, come dimostrano le critiche del Segretario al Tesoro Scott Bessent e del Segretario di Stato Marco Rubio nei confronti di Musk in persona.
La difficoltà nel misurare il reale impatto del Doge sul bilancio americano riguarda anche l’opacità delle sue operazioni. Il Financial Times dice che dei centosettanta miliardi di dollari che il Doge dichiara di aver risparmiato, la parte più documentata riguarda i 31,8 miliardi di dollari derivanti da 10.248 cancellazioni e modifiche contrattuali dettagliate. «Anche questa cifra, tuttavia, è opaca e sovrastimata.
Il Financial Times è riuscito ad abbinare il risparmio dichiarato a una modifica contrattuale sottostante solo in circa 6.700 casi», si legge nell’articolo. Ci sono poi circa ottocentoquaranta milioni di dollari risparmiati provenienti da duecentocinquantatré contratti dichiarati «scaduti» dallo stessa Dipartimento. In alcuni casi hanno calcolato tagli già stabiliti erano già state adottate dall’amministrazione Biden, come quelli sulla riduzione della durata di un impegnativo contratto con il Pentagono.«Anche quando le richieste possono essere abbinate ai contratti, i calcoli fatti sono è contestabili», scrive il quotidiano economico.
Musk ha detto più volte che Dipartimento opera con «estrema trasparenza». Eppure, nonostante le decine di cause legali in corso, il Doge si è rifiutato di fornire le informazioni più basilari sul suo funzionamento interno, tra cui il numero di dipendenti assunti, il numero di agenzie prese di mira e il numero di denunce penali presentate per «frode grave». Qualche giorno fa il senatore democratico del Rhode Island Jack Reed ha detto: «Non abbiamo ancora risposte a domande fondamentali come: qual è l’ambito di lavoro del Doge? Quante persone lavorano a Doge? E chi sono?».
Insomma, in questi mesi la spesa federale ha continuato a crescere anziché ridursi e ad aprile si è avvicinata alla soglia dei seicento miliardi di dollari. Un risultato che può essere definito solo come un fallimento per un Dipartimento che aveva il compito di tagliare le spese.