Quesiti linguistici«Musulmano» o «mussulmano»? Risponde la Crusca

Nei campi di concentramento nazisti, il termine Muselmann indicava «il prigioniero irreversibilmente esausto, estenuato, prossimo alla morte», secondo la definizione di Primo Levi

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Le forme musulmano e mussulmano sono entrambe presenti nei dizionari dell’italiano contemporaneo (cfr. Devoto-Oli online; Garzanti online; GRADIT; Sabatini-Coletti 2024; Vocabolario Treccani online; Zingarelli 2025); entrambe, dunque, possono essere “legittimamente” usate, tanto nello scritto quanto nel parlato. Vero è che gli stessi dizionari concordano nel registrare la prima forma, con una sola s, come forma principale (attualmente preferita, se non preferibile) e la seconda, con -ss-, come variante secondaria. Spicca, nel panorama lessicografico contemporaneo, la sola indicazione contraria del DOP (Dizionario italiano di ortografia e pronunzia) che, anche nella “seconda edizione multimediale” del 2024, registra mussulmano come forma di riferimento e musulmano come variante.

I dizionari dell’uso, in effetti, fotografano l’attuale propensione degli italofoni per la variante con una sola s, che, infatti, in una rapida e generica ricerca nelle pagine in italiano di Google, ottiene un numero di risultati più che quadruplo rispetto alla variante con due s (616.000 risultati per musulmano/i/a/e contro 146.000 per mussulmano/i/a/e, il 23/9/2024). La tendenza risulta confermata, e anzi accentuata, nella prosa giornalistica degli ultimi 40 anni, come documentata nell’archivio online della “Repubblica”: i risultati della ricerca di musulmano (cumulati, come per le altre ricerche, con i risultati delle forme declinate al femminile e al plurale) superano di oltre venti volte quelli di mussulmano (53.100 vs. 2.735). E anche gli usi letterari sembrano mostrare la stessa preferenza: interrogando il corpus del Primo tesoro della lingua letteraria italiana novecentesca e contemporanea – PTLLINC (che raccoglie i testi dei libri vincitori del premio Strega dal 1947 al 2021, più una selezione di altri “libri significativi per la lingua e la letteratura tra quelli che hanno concorso al premio”), si contano 22 occorrenze di musulmano/i/a/e contenute in 16 libri (la meno recente del 1959, la più recente del 2016) e 11 occorrenze di mussulmano/i/a/e in altri 6 libri (la meno recente del 1947, la più recente del 2019).

Nella seconda metà del Novecento, però, la variante con una -s- si afferma decisamente fino a diventare nettamente prevalente: il corpus di Google libri, interrogato con Ngram Viewer, ne offre una palese conferma, attraverso il grafico riportato di seguito (è stato evidenziato il confronto dei dati per le forme maschili plurali delle due varianti, che sono le più frequenti):

In definitiva, quindi, nell’italiano scritto entrambe le varianti sono attestate e ammissibili, ma musulmano, con una sola -s, è oggi la forma più usata.

Per quanto riguarda la lingua parlata, in assenza di dati statisticamente significativi, è più difficile dire se oggi la pronuncia con la sibilante scempia sorda [musul’ma:no] sia effettivamente più diffusa di quella con la sibilante rafforzata [mus:ul’ma:no] e, eventualmente, se lo sia in tutti i contesti comunicativi e in tutte le varietà locali e regionali dell’italiano. È verosimile che nel parlato controllato la pronuncia sia coerente con la forma che ciascun parlante percepisce come “corretta” e, dunque, con la forma che ciascuno userebbe nello scritto. Da una indagine empirica, sia pure minima e solo orientativa, è risultato che, chiedendo a persone (16) di diversa provenienza geografica (Nord, Centro e Sud) se pronunciassero la parola in questione mu[s]ulmano o mu[s:]ulmano tutte abbiano optato per la pronuncia con s sorda scempia, a conferma che, in un contesto formale e sorvegliato, la forma musulmano e la sua pronuncia con la sibilante sorda non rafforzata siano tendenzialmente giudicate preferibili. Tuttavia, è altrettanto verosimile che, negli usi più spontanei e meno sorvegliati, emerga invece (soprattutto in parlanti del centro e del sud-Italia) la pronuncia con s intensa – che, come vedremo tra breve, ha una sua giustificazione fonetica ed è la pronuncia tradizionale tosco-fiorentina. A Nord, infine, la sibilante sorda scempia potrebbe anche essere sostituita dalla sonora, che ormai è da considerare un allofono e non un distinto fonema.

Vediamo, dunque, di risalire all’origine della parola e delle sue varianti.

Mus(s)ulmano, nome e aggettivo, è un orientalismo, cioè un prestito adattato dal turco-ottomano müslüman, di cui sono note anche varianti come müsülman e musulman (cfr. Rocchi 2023, p. 178), e/o dal persiano musulmān, musalmān che, in ultima analisi, derivano dall’arabo muslim ‘sottomesso (alla volontà divina)’ (per gli etimi e la trafila etimologica cfr. DELI e l’Etimologico s.v. musulmano e OED s.v. mussulman).

Osservando le voci orientali, riportate in forma traslitterata, risulta evidente che l’adattamento in italiano nella forma musulmano, con s semplice, è più vicino all’etimo originario (quale che sia la lingua fonte del prestito, il turco o il persiano). La grafia dell’italiano non consente, tuttavia, di distinguere la natura sorda o sonora della consonante s se scempia (la doppia è sempre sorda).

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