Il tempo del dialogo Papa Leone XIV ha un profilo da moderato che piace anche ai conservatori

Oppositore di eutanasia e aborto, scettico sui temi Lgbt+, ma progressista su immigrazione, accoglienza e clima. Robert Francis Prevost, che nel suo primo discorso ha ripetuto nove volte la parola «pace», eviterà con ogni probabilità prese di posizione divisive

Cecilia Fabiano/LaPresse

Leone XIV. È questo il nome assunto da Robert Francis Prevost, eletto ieri pomeriggio duecentosessantasettesimo Papa della Chiesa cattolica. Per ottenere la maggioranza richiesta dei due terzi dei voti gli sono bastati solo quattro scrutini. Gli stessi dei conclavi del maggio 1978 e del 2005, da cui uscirono rispettivamente pontefici Giovanni Paolo I e Benedetto XVI. E, come Joseph Ratzinger, anche l’ex prefetto del Dicastero per i Vescovi e già priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, che è così divenuto il primo Papa agostiniano della storia nonché il primo statunitense, ha scelto un nome pontificale da tempo in disuso. 

Un monito forse a chi assolutizza la Chiesa degli ultimi ottant’anni, operando un’indebita cesura con quella antecedente il Vaticano II. Un richiamo certo a un predecessore come Leone XIII, il Papa di quella Rerum novarum che è considerata la magna charta della moderna dottrina sociale della Chiesa. 

È un segnale, infine, di continuità nella discontinuità rispetto al suo immediato predecessore Francesco, citato per due volte con grato affetto nel primo discorso Urbi et Orbi dalla Loggia delle Benedizioni della basilica di San Pietro. Discorso, quello di Leone XIV, che si è aperto con le prime parole del Cristo Risorto, ossia il saluto «La pace sia con tutti voi». 

La parola pace, descritta come «disarmante, umile e perseverante», è risuonata per ben nove volte sulla bocca del neo-eletto, che, rivestito di rocchetto, mozzetta rossa e stola papale, ha anche parlato di una «Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta a ricevere come questa piazza con le braccia aperte» e, al contempo, una «una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono». Non senza un breve passaggio in spagnolo, dedicato ai fedeli della sua amata diocesi di Chiclayo in Perù, e la raccomandazione finale a Maria nel «giorno della Supplica della Madonna di Pompei». 

Nel riferimento alla sinodalità della Chiesa, di cui egli è stato convinto sostenitore negli anni addietro, si può ravvisare l’elemento di maggiore vicinanza con Francesco. Ma di Francesco – che, elevandolo alla dignità episcopale, l’aveva prima nominato vescovo titolare di Sufar e amministratore apostolico di Chiclayo (3 novembre 2014), quindi vescovo della medesima sede peruviana (26 settembre 2015) e, successivamente, prefetto del Dicastero per i Vescovi (30 gennaio 2023) con tanto di cardinalato (30 settembre 2023) – Prevost condivide anche altri assilli: l’accoglienza per le persone migranti, l’attenzione per i poveri, l’urgenza di azioni concrete contro il cambiamento climatico

Non meraviglia pertanto l’azione denigratoria di siti ultraconservatori europei e statunitensi, che nelle scorse settimane hanno rispolverato nei suoi confronti vecchie accuse di negligenza e mala gestione di due casi di abusi sessuali su minori da parte di chierici. Casi, fra l’altro, che non sono mai stati, né l’uno né l’altro, oggetto di processi giudiziari. 

Né meravigliano le parole dell’influencer e complottista di estrema destra Laura Loomer, che in un post su X ha definito bellamente Leone XIV – di cui sono note le aperte critiche, negli scorsi mesi, verso le politiche migratorie della Casa Bianca – un «anti-Trump, anti-Maga, a favore delle frontiere aperte e un marxista convinto come Papa Francesco». Con tutto che nel 2012, 2014 e 2016 Robert Francis Prevost, nato a Chicago il 14 settembre 1955, ha sempre votato alle primarie repubblicane nello Stato dell’Illinois. 

In realtà, il dotto e poliglotta ex prefetto del Dicastero per i Vescovi, che negli anni addietro ha conseguito il baccellierato in Matematica, i diplomi in Filosofia e Teologia, il dottorato in Diritto canonico, ha un profilo tale da essere considerato un moderato e per più aspetti gradito al cosiddetto fronte conservatore. 

Fermo oppositore di eutanasia, aborto e pena di morte, Prevost è intervenuto pubblicamente nell’ottobre 2023 sul tema dell’accesso delle donne agli ordini sacri, ribadendo la posizione di contrarietà del Magistero in nome della Tradizione apostolica. Ha anzi aggiunto che l’ordinazione femminile, da lui chiamata «clericalizzazione delle donne», «non risolve necessariamente un problema, ma potrebbe crearne di nuovi». 

Si pensi poi ai temi Lgbt+, nei riguardi dei quali Prevost ha espresso in passato più di una riserva: nel 2012, ad esempio, si disse pubblicamente preoccupato per una cultura occidentale di simpatia e accettazione di «credenze e pratiche in contraddizione con il Vangelo», con specifico riferimento allo «stile di vita omosessuale» e alle coppie dello stesso sesso. Blando, per non dire ambiguo, è stato poi il suo sostegno alla dichiarazione Fiducia supplicans sulla benedizione di coppie di persone omosessuali, che non ha mai pienamente né appoggiato, né rigettato. 

Notoriamente discreto e dotato di grande capacità di ascolto, Leone XIV sarà in ogni caso il papa del dialogo e dell’accoglienza, che eviterà con molta probabilità prese di posizione autoritarie e divisive. Per i fedeli cattolici sarà soprattutto un padre sollecito e un compagno di viaggio, fedele a quelle parole del suo Agostino citate, non a caso, nel discorso di ieri: «Con voi sono cristiano e per voi vescovo». Che nello splendido originale latino così suonano: «Vobis enim sum episcopus, vobiscum sum christianus» (Sermone 340, 1). 

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