Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Etc dedicato al tema della Fede. Disponibile nelle edicole di Milano e Roma, negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia, e ordinabile qui (senza spese di spedizione)

Ho conosciuto Marvin e Valentino ad un distributore automatico di pickels di carote fermentate ricoperto con le loro grafiche. Eravamo a Lione per la Biennale d’arte, dove presentavano un progetto in collaborazione con i loro amici Healthy Boy Band. Quel pomeriggio abbiamo attraversato tutta la città. Durante questa passeggiata improvvisata, dal quartiere delle Confluenze fino al centro storico, mi hanno raccontato di Public Possession.
Una realtà ibrida che deve tutto a una vera storia di amicizia, di quelle che si stringono nei primi anni dell’infanzia, dettata da ambizioni comuni e un briciolo di follia. Nel loro caso si trattava di diventare dj. Con gli anni è svoltata in incontri, svariati dischi auto-prodotti, serate, grafiche colorate, playlist, una linea streetwear, uno store, installazioni…«Con Public Possession creiamo situazioni per trovarne le relative soluzioni». Un sorriso fa capolino, Marvin ricorda di come il nome è nato quasi per caso. Durante un dj set, i due amici per la pelle – uno filosofo, l’altro artista di formazione – mettono il disco di una band punk Anni Ottanta, i Private Possession. Allora perché non chiamarsi Public Possession?

L’intento era chiaro: un inno all’inclusione, per condividere il loro universo con quante più persone possibili. «Credo che tutto ruoti intorno all’amicizia. Con Valentino ci conosciamo da quando avevamo dieci anni e quello che è successo finora è nato dalla fiducia reciproca, dal prendersi cura l’uno dell’altro, dal conoscere le debolezze reciproche e dall’aiutarsi nel circondarsi con le giuste sinergie». È con questi principi in testa che hanno costruito relazioni durature con una decina di collaboratori a Monaco, senza contare gli artisti – tra quelli da tenere sott’occhio citano la dance catalizzatrice di Ethan Burns, Neozelandese trapiantato in Australia, il romantico ma mai nostalgico DJ City da Stoccolma e Sedef Adasi, promessa dell’elettronica tedesca.
Dal 2012, ne hanno fatta di strada. Recentemente hanno traslocato in centro città, in uno spazio più grande. «L’ospitalità fa parte del setup, nel nuovo store abbiamo allestito un bar per accogliere gli artisti e le nostre famiglie». Dallo scorso anno promuovono anche un festival per bambini in collaborazione con un museo locale, la Haus Der Kunst: «L’educazione intesa in senso largo e sperimentale, è un settore in cui vogliamo investire, anche sviluppando progetti con le università. Il nostro obiettivo è coinvolgere i giovani e mostrargli quanto possa essere divertente esplorare più ambiti come quello musicale, artistico, la grafica e tutto ciò che facciamo quotidianamente». L’energia Public Possession si propaga fino a Milano, per la Design Week una sorpresa editoriale in collaborazione con il bar Paradiso.

Ascolta la playlist di Public Possession X Linkiesta Etc: