Trent’anni fa nel 1995, tra aprile e maggio, poco prima che esplodesse la calura estiva, nelle radio degli italiani risuonava una canzone, dal ritmo tribale e funk e suonava così: «questo è l’ombelico del mondo». A cantarla è Jovanotti, lanciando – forse, inconsapevolmente – un inno, non un semplice tormentone estivo. Il testo celebra la diversità e l’incontro tra culture, perché “l’ombelico del mondo”, in realtà, è il punto di convergenza dove anime diverse si mescolano avverando il concetto di umanità senza confini, dove «le regole non esistono, esistono solo le eccezioni».
Trent’anni dopo l’ombelico del mondo trova una nuova sede, nel chiosco di “Tana” nella Traversa Punta Capo (Sorrento) e a dargli voce è “Tessere il mare”, la prima residenza d’artista curata da Casa Fiorita, programma multidisciplinare ideato da Clara Giliberti, entrepreneur ventisettenne di origini napoletane. Proprio a Tana, infatti, una rete umana di artisti e musicisti provenienti da diverse zone d’Italia e Europa, hanno realizzato una serie di opere e installazioni con lo scopo di ispirare una riflessione sui diversi modi di vivere il rapporto tra terra e mare nelle aree costiere. Gli artisti che hanno collaborato sono: Clara De Chiara, Edoardo Comba, Ermanno Brosio, Vinicius Vallorani, Arahuaca – il duo indipendente che esplora soluzioni abitative atipiche – e, Salvatore Colantuono. In quest’accezione il progetto Casa Fiorita cerca di ri-semantizzare anche il modo di vivere e percepire la provincia, per l’occasione quella Sorrentina, meta turistica che decanta poco il suo potenziale culturale.

«Nel corso della mia adolescenza – confida Clara – non riuscivo a trovare uno spazio fisico che potesse incoraggiare la mia curiosità creativa e alimentare il mio interesse per musica, letteratura, poesia, arti performative e arti visive». Forme creative che ha approfondito, invece, durante le sue esperienze lavorative e non tra San Paolo (Brasile), Barcellona, Brighton, Roma, Lisbona e Milano.
Un percorso intenso, meraviglioso e intricato che ha spinto Clara a fondare Casa Fiorita, raccogliendo da ogni posto in cui ha vissuto e da ogni persona che ha incontrato un dettaglio in più, per costruirne il Dna. Ma non è stato sempre tutto così chiaro e in discesa. «Per diversi anni mi sono sentita sdoppiata in due Clara. Mi sentivo come Dr. Jekyll e Mr. Hyde: perché da un lato il mio percorso universitario mi ha dato modo di coltivare e conoscere gli aspetti legati all’economia politica, alla macroeconomia, ai diritti umani e al diritto internazionale (Clara, infatti, è laureata in Economia e Management e ha conseguito un master cum laude in Social Entrepreneurship, ndr) dandomi un imprinting “serioso”, quasi istituzionale. Dall’altro lato, però, c’era una Clara che vagava nella notte, nel mondo dei club, della musica e della produzione artistica indipendente. Questo “sdoppiamento” ha trovato una risposta quando ho scoperto il concetto di “Edutainment”, durante un viaggio in Colombia, nello specifico nel Museo d’Arte Contemporanea di Medellin. Da quel momento è come se si fossero allineati un po’ tutti i pianeti».
Il concetto di Edutainment concerne l’educare attraverso l’intrattenimento ludico ed è alla base di tutto il progetto che si ispira al lavoro pratico dell’artista Bruno Munari, il quale negli anni Settanta introdusse l’idea di gioco come esperienza conoscitiva, educativa e artistica. A questo approccio si combina quello teorico dell’antropologo Victor Turner che esplorò il concetto di performance, concependolo come evoluzione del gioco e dello svago in età adulta.
Abbiamo raggiunto Clara per videochiamata, che è a Sorrento già dal 27 aprile, quando è iniziata la residenza d’artista, per riuscire a cogliere tutte le sfumature di questo progetto multiforme.

Nella pratica come si realizzerà l’obiettivo di educazione attraverso l’intrattenimento?
Attraverso un programma multidisciplinare che abbraccerà diversi momenti ludici che riguardano la programmazione musicale, alternati ad altri di riflessione collettiva, nello specifico mi riferisco al programma “Con Temp l’Azione”, nome ispirato all’omonimo movimento d’arte povera degli anni Sessanta. Si tratta di un programma di screening audiovisivo che sviscera argomenti di interesse sociale, come integrazione e partecipazione sociale e eco-sostenibilità. Ci saranno anche dei laboratori creativi, dedicati a come approcciarsi alla natura per creare delle opere d’arte collettive e individuali. Saranno previsti anche dei talk dedicati a presentazioni di libri o a delle opere audio-video che si sono fatte portatrici di un significato politico.
Cos’è per te il gioco? Ricordi qualche momento in particolare in cui hai imparato qualcosa giocando?
Per me il gioco è uno strumento di sperimentazione individuale e collettiva. Credo che attraverso il gioco si possano conoscere aspetti di sé e, aspetti di un insieme di persone che tanti altri approcci didascalici e istituzionali non danno modo di indagare. Se devo pensare a un momento nello specifico, direi quando giocavo a nascondino in spiaggia a Meta di Sorrento con il mio gruppo di amici. Il gioco del nascondino è emblematico perché ti permette di sviluppare delle capacità cognitive oltre che fisiche, grazie a una stimolazione corpo-mente. Da un lato si mette in moto il sistema cerebrale perché in pochissimo tempo bisogna scovare dei nascondigli efficaci per non essere trovato. Dall’altro lato, c’è la stimolazione del corpo attraverso il movimento perché una volta che ti sei nascosto devi uscire dalla tana, correre e liberare tutti. Un altro aspetto è il sostegno e la complicità che si viene a creare tra chi si nasconde perché si comunica con gli occhi, usando cenni e sguardi. È la bellezza di poter entrare in contatto con l’altro, la magia di leggersi anche solo attraverso dei movimenti e coordinarsi con l’altro per una vittoria collettiva.

Perché Tessere il mare ha scelto il Sud per incontrare il pubblico per la prima volta?
La necessità è nata dal desiderio di spostare l’epicentro di produzione e di movimento dalla città alla provincia. Negli ultimi anni, infatti, ho vissuto a Milano dove ho avuto la possibilità di conoscere persone illuminate, con un grande potenziale e voglia di fare. Durante quel periodo, ho partecipato a eventi durante i quali ho conosciuto professionisti e da cui ho tratto inspirazione. Ora, però, vorrei rivendicare il patrimonio culturale e storico del Sud con lo scopo di spostare l’epicentro di produzione culturale dalla città alla provincia. Questo, inoltre, non vuole essere un tentativo di gentrificazione della provincia, anzi.
È stato difficile lasciare Milano, fulcro di eventi, attività culturali e mostre?
Sono arrivata a Milano come una spugna con il desiderio di assorbire quanti più impulsi creativi, lavorativi e umani possibili, però, poi questa spugna aveva già l’idea di ritornare a casa.
Quindi dentro di te, nel profondo, sapevi che saresti tornata?
Certo, il mio obiettivo è quello di dare voce alle comunità del Sud Italia, agli artisti, ai ricercatori e ai professionisti e, allo stesso tempo, il mio desiderio è quello di valorizzare spazi incredibili, incontaminati, che abbiamo al Sud Italia e che spesso vengono ignorati. Ad esempio, Sorrento è conosciuta nel mondo per le sue magnifiche vedute, per i ristoranti e per il mondo delle hôtellerie di lusso, ma non è mai stata presa in considerazione, negli ultimi vent’anni, per l’offerta ricreativa e culturale.

Anche perché Sorrento vanta diversi primati, il primo festival del cinema femminista…
Certo, stiamo parlando di una zona dove hanno messo piede e hanno creato arte e cultura personaggi come Sofia Loren, Tony Servillo, Peppino Di Capri, per passare a voci più contemporanee come i 99 posse, Nicola Caso, piuttosto che movimenti politici come quello di Lina Mangiacapre che negli anni Settanta ha prodotto opere con le “Nemesiache”, il suo gruppo performativo femminista. Mangiacapre ha anche dato vita alla Rassegna del Cinema femminista di Sorrento, primo festival del genere in Europa. Casa Fiorita, quindi, vuole riprendere dei passaggi del passato e rinvigorirli, dandogli un twist contemporaneo, coinvolgendo figure che fanno parte della tradizione, ma anche artisti più giovani che possono dare uno sguardo innovativo al contesto culturale del posto.
Come hai selezionato gli artisti?
La scelta è avvenuta con un doppio criterio. Da un lato, per un motivo strategico, selezionando gli artisti i cui lavori potessero combaciare con i miei obiettivi e quindi con la direzione artistica. Dall’altro lato, ha influito anche il fattore umano-relazionale, perché per me è importante che prima del risultato concreto, si guardi anche alle sinergie e ai legami umani che si creano durante la realizzazione di un progetto creativo. Tutti gli artisti che ho coinvolto erano persone con cui avevo già consolidato un rapporto lavorativo e/o personale in passato e, che quindi ero certa avrebbero rispecchiato appieno il contesto e le energie dello spazio. Di conseguenza, ho cercato di coinvolgere artisti che sono in linea con il sistema di valori sottesi sia a Tana, che è il progetto ospitante, sia a Casa Fiorita.

Hai seguito tu la direzione creativa?
Io ho dato le basi e le direzioni che erano necessarie anche per agevolare il lavoro di ricerca degli artisti. Questo, però, non ha significato limitarsi alla rigidità delle indicazioni. Ad esempio, ci eravamo prefissati l’installazione di due zone principali, poi durante il corso dei giorni queste idee sono state arricchite da impulsi e suggestioni di ciascun artista.
Durante la residenza d’artista, Ermanno Brosio, pronuncia questa frase: «Il cerchio diventa sempre più grande». Come si applica a “Tessere il mare”?
Nel corso di questa residenza mi sono resa conto che perché le cose funzionino bisogna che ci sia una sinergia tra le parti. Quindi questa frase è diventata emblematica tanto da essere poi inserita nella struttura d’ombra. Questa frase mi ha fatto considerare la possibilità che, andando avanti, questo primo cerchio (cioè gli artisti selezionati per il primo evento, ndr) sarà la base che si allargherà col tempo aprendosi a nuove identità e a nuove personalità.

All’interno di Tana le installazioni non avranno soltanto un valore artistico, ma anche funzionale. In che modo? Oltre all’aspetto ornamentale e contemplativo, le opere installate hanno delle funzioni concrete, ad esempio la “Zona d’Ombra” riparerà dal sole del Mediterraneo, mentre il “Nido Sospeso” cullerà i visitatori tra gli ulivi. Ogni aspetto di Tana e Casa Fiorita, inoltre, viene realizzato rispettando le caratteristiche del territorio che le ospita. Tutte le installazioni, infatti, sono state create pensando allo spazio che le accoglie e alla salvaguardia dell’ambiente. Non solo, anche le bevande e il cibo saranno selezionati sulla base dell’offerta del territorio, prediligendo tutti ingredienti a chilometro zero.
Qual è la difficoltà che hai incontrato nel realizzare questo progetto in quanto giovane donna imprenditrice? Le difficoltà le ho riscontrate a Napoli perché qui, in quanto donna e, soprattutto in quanto giovane, non ti viene da subito riconosciuta la credibilità che meriti. Prima che gli adulti ti ascoltino sul serio devi compiere almeno trent’anni. Per questo mi sono spostata a Milano che fin dal primo giorno mi ha dato fiducia, dandomi credibilità in quanto giovane lavoratrice. Il ritorno qui non è stato troppo difficile perché sono stata accolta da un team che ha creduto in me e nel progetto, in particolare mi riferisco a Gianluca Picone, general manager del Relais Regina Giovanna, Salvatore Colantuono, Wood Artist and Designer e Fulvio Scognamiglio, Kiosk Bar Manager.

Quali sono gli obiettivi futuri di Casa Fiorita?
Al momento Casa Fiorita ha la sua base da Tana, un progetto stagionale che chiuderà con l’inizio dell’autunno e questo implicherà un suo spostamento. Il mio desiderio è quello di portare Casa Fiorita, in primis, sul territorio nazionale basandomi su tutte le relazioni che ho creato negli anni tra Roma, Bologna fino a Milano. L’obiettivo è poi quello di portare il progetto anche all’estero, ritornando nelle città dove ho avuto modo di vivere e creare delle connessioni, durante il mio percorso universitario, quindi nello specifico Barcellona, Lisbona e Brighton. Se dovessi proprio sbilanciarmi, mi piacerebbe pensare a Casa Fiorita come un progetto anche extraeuropeo, però, per questo mi do un po’ più di tempo. L’idea è anche quella di catapultare questo cerchio di artisti che è già solido, all’esterno, facendo in modo che entri in dialogo con nuove realtà e quindi si moduli e si arricchisca sempre di più.
L’intero progetto prenderà il volo a partire dal 2 giugno 2025 con il primo appuntamento, appunto il “Primo Ballo di Casa Fiorita”, che inaugura un fitto programma estivo ricco di eventi, incontri culturali e sessioni di live music (ma non solo). Non resta altro che godersi la natura incontaminata di Sorrento, tra arte, cultura e buon cibo, tenendo d’occhio la pagina social di Casa Fiorita e il sito di Tana.