This is not a ChurchDove l’anima cambia forma: la nuova vita delle chiese abbandonate

Un viaggio affascinante tra antichi luoghi sacri riconvertiti in spazi culturali, gallerie, installazioni e ristoranti. Spazi che trovano nuova vita grazie all’architettura contemporanea e alla sensibilità progettuale, diventando simboli di una nuova ritualità

Dal 21 giugno al 4 ottobre 2026 nella regione della Ruhr approderà la sedicesima edizione della biennale europea itinerante: Manifesta. Tra i temi principali dell’edizione tedesca sarà il progetto This is not a Church, che propone una rifunzionalizzazione delle chiese del dopoguerra, trasformandole in spazi civici e luoghi di cultura, salvandole dalla demolizione. La progettazione architettonica del recupero e trasformazione di una chiesa, che da sconsacrata diventa altro, è ad oggi uno dei segmenti più interessanti dell’architettura. Perché al di là del valore architettonico che possa avere il progetto, si va a incidere su un luogo che ha già una sua dignità e che può, per questo, condizionare la “nuova vita” della chiesa.

Galleria Volumnia. Ph: Fausto Mazza

Lo spazio di un edificio religioso può essere un’occasione – e per questo anche sfida – per creare equilibrio tra forme, materiali moderni e contesto antico, che la sensibilità dell’architetto riesce a comporre. È esattamente la storia, la storia nuova, di una chiesa molto antica a Levanto, in provincia di La Spezia: Nostra Signora della Costa, nel cui progetto lo studio genovese caarpa ha dimostrato tutta la sua sensibilità nell’intervenire in un luogo che aveva già una sua storia.

Sfruttando lo spazio libero creatosi dalla demolizione del solaio anni fa, l’intervento ha inserito una cantoria autoportante, cioè un telaio metallico, che attraverso colori e struttura non invasivi comunica all’insieme un grande senso di leggerezza, non inficiata dall’aumentata verticalità della struttura. La “macchina spaziale” – così come definita dagli stessi progettisti – suggerisce un’interpretazione nuova di elementi tipici delle chiese, come le arcate dell’abside e gli altari laterali. La chiesa di Levanto, sebbene usata per eventi vari una volta sconsacrata, ha una tale potenza espressiva da non necessitare d’altro: un’opera da ammirare come un’installazione artistica.

Chiesa di Levanto. Ph: Anna Positano

L’intervento architettonico in una chiesa propone le possibili evoluzioni della stessa. È quanto avviene a Piacenza, in cui i lavori di restauro della basilica di Sant’Agostino – che hanno riportato alla luce le forme rinascimentali del luogo, i colonnati e gli affreschi – sono stati il punto di partenza per l’evoluzione della chiesa, iniziata quando la gallerista Enrica De Micheli ha avuto l’idea illuminata di trasformare la struttura in una galleria d’arte, Volumnia, nata nel 2018.

Proseguita con la nascita del ristorante IO dello chef Luigi Taglienti – nel complesso della basilica e immerso in un’atmosfera senza tempo. E culminata (almeno fino alla prossima mostra) nella ricerca evolutiva del designer David Dolcini che dal 2024 ha intrapreso su forme e archetipi nello spazio interno della basilica e sul sagrato: allora con il primo capitolo dell’esposizione, ora con il seguito. I pezzi che costituiscono il percorso espositivo sono riuniti in famiglie – innesti, sovrapposizioni, tralci, conversi –, realizzati in legno di recupero e frutto del patrimonio culturale di Dolcini, arricchito da esperienze materiali, viaggi e insegnamenti dei maestri. La luce cangiante che penetra nella basilica mette in evidenza le venature, i colori, gli innesti delle opere.

The Glass Cathedral. Courtesy of The Glass Cathedral

Cangiante è l’atmosfera che si respira anche all’interno di un’altra ex chiesa, stavolta a Venezia e denominata The Glass Cathedral, frutto del sogno della famiglia veneziana Belluardo di restaurare la chiesa abbandonata di Santa Chiara. E farla diventare – cosa che si è concretizzata anni fa – un luogo in cui all’indubbio fascino del luogo si aggiungesse il calore dell’attività umana. Ecco allora la cattedrale ospitare quelle più disparate: dalle dimostrazioni di vetro di Murano, ai balli in maschera.

Molto diverso da tutti gli esempi visti finora è l’intervento architettonico che lo studio Barozzi-Veiga e TAB Architects ha realizzato a Kortrijk, nelle Fiandre, nella storica Abbazia di Groeninge, capace di rivelare il potenziale che può avere il rapporto tra religione e architettura. Abby – questo il nome dell’intervento architettonico divenuto un centro d’arte contemporanea e inaugurato il 29 marzo scorso – s’impone per la sua materialità ma anche per la particolarità di essere concepito come una casa dalle molte stanze. Ognuna delle quali ha un significato artistico, ma sono accomunate da un unico tema: l’identità.

Galleria Volumnia. Ph: Fausto Mazza

La prima mostra è dedicata a Rinus Van de Velde, artista che utilizza vari mezzi espressivi e la cui narrativa è sospesa tra verità e immaginazione. Abby non ha una collezione permanente, ma le opere sono presentate in esposizioni temporanee e nella biennale ReCollection. Tra le opere esposte vi sono capolavori di maestri della pittura, una collezione di pittori di Kortrijk che rietraeva animali e paesaggi, e una delle più importanti collezioni di ceramica delle Fiandre.

La cappella del Sedicesimo secolo restaurata e le due sale sotterranee, accolgono diverse altre mostre. Fino al 25 settembre 2025, trenta artisti espongono nella mostra dal titolo F**klore. Reinventing tradition, focalizzata su poetica e assurdità del quotidiano, invitando a considerare il folklore da un punto di vista antropologico. L’esperienza sempre diversa che il visitatore può sperimentare visitando Abby e i suoi diversi spazi, richiama la “vita” delle chiese, che sotto l’impulso architettonico, è sempre in movimento.

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