Spiragli commercialiI «progressi» nelle trattative tra Unione europea e Stati Uniti sui dazi

Il commissario Ue per il Commercio ha fatto il punto della situazione durante un’intervista al Financial Times. Bruxelles è disposta ad aumentare gli acquisti di prodotti americani per un valore di cinquanta miliardi di euro, grazie soprattutto a Gnl e beni agricoli

Ursula von der Leyen e Maroš Šefčovič (AP Photo/LaPresse, ph. Omar Havana)

Maroš Šefčovič, commissario europeo per il Commercio, ha detto al Financial Times che l’Unione europea vuole aumentare gli acquisti di beni e servizi statunitensi per un valore di cinquanta miliardi di euro, così da porre fine alla guerra commerciale tra le due potenze. 

Secondo Šefčovič, Usa e Ue stanno facendo buoni «progressi» in vista di un accordo. Per Bruxelles, la condizione necessaria e sufficiente è una: Washington non deve mantenere i dazi base al dieci per cento sui prodotti europei. 

Durante il Liberation Day del 2 aprile, Trump ha annunciato – tra le altre cose – dazi aggiuntivi del venti per cento sui beni provenienti dall’Unione europea. Pochi giorni più tardi, l’8 aprile, il presidente degli Stati Uniti ha sospeso temporaneamente – per novanta giorni, dunque fino all’8 luglio – tutte le tariffe da lui definite «reciproche». I dazi al venti per cento si sarebbero sommati a quelli settoriali al venticinque per cento su acciaio, alluminio e automobili, rimasti in vigore. 

Durante l’intervista al Financial Times, il commissario Ue per il Commercio ha detto che «la sua ambizione» resta quella di raggiungere un accordo «equilibrato ed equo» con gli Stati Uniti. Šefčovič ha proposto ai negoziatori americani – Jamieson Greer (rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti) e Howard Lutnick (segretario al Commercio) – di considerare anche l’esportazione di servizi statunitensi in Europa, il che porterebbe il disavanzo commerciale complessivo in favore dell’Ue a quota cinquanta miliardi di euro. 

Questa cifra potrebbe essere facilmente e «rapidamente» colmata grazie ad accordi sull’acquisto di gas naturale liquefatto (Gnl) e prodotti agricoli americani, per esempio la soia. «Quel che conta davvero, secondo me, è che abbiamo cominciato a capirci un po’ di più: qual è la loro posizione, da dove vengono. E credo che anche loro abbiano iniziato a comprendere meglio le nostre posizioni. Credo ci sia ora una comprensione un po’ più chiara anche dei numeri», ha detto il negoziatore europeo.

Šefčovič è consapevole della difficoltà delle trattative, ma rimane ottimista: «Lavoreremo meticolosamente con ogni Stato membro per avere una risposta decisa, che riscuota il sostegno unanime. Crediamo di poter ottenere importanti risultati, in particolare su acciaio, alluminio e semiconduttori, così da superare la nostra dipendenza dalle materie prime critiche».

Il timore comune nei confronti del dominio della Cina, che ha il monopolio delle materie prime essenziali per la difesa, le nuove tecnologie e la transizione energetica, si sta rivelando una strategica leva negoziale. Un ridimensionamento del ruolo di Pechino è negli interessi sia di Washington, sia di Bruxelles.

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