Cuore di tenebraLa difficile strategia politica dell’Ucraina in Africa

Anni di propaganda, disinformazione e influenza russa nel continente sono un ostacolo per Kyjiv, che da tempo cerca di convincere i governi africani a condannare l’invasione di Putin e a intensificare i rapporti politici e commerciali

AP/Lapresse

La visita lampo del presidente Volodymyr Zelensky in Sudafrica, ridotta a causa dei bombardamenti russi su Kyjiv, è stata ideata all’interno di una strategia per accrescere i rapporti bilaterali e multilaterali dell’Ucraina con i Paesi africani. Secondo vari osservatori, tuttavia, la presenza di Mosca nel continente è ancora fortissima e i tentativi ucraini di scalfirne la reputazione non hanno avuto successo.

Nel 2022 l’Ucraina aveva approvato la sua strategia per l’Africa e nel 2023 ha inaugurato un nuovo approccio: è stata prevista l’apertura di nuove ambasciate in sette Paesi e l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba aveva dedicato quattro tour diplomatici visitandone tredici per stabilire canali di comunicazione più solidi. A dicembre 2023 il ministro aveva approvato anche la prima strategia di comunicazione per l’Africa. Si è trattato di un’accelerazione inedita per l’Ucraina, che prima di allora non aveva quasi considerato il continente, ma si è accorta dell’importanza di mantenere una presenza stabile per contrastare le narrazioni strategiche russe, che influiscono in ambito economico ma anche alle Nazioni Unite. Nel voto di febbraio al Palazzo di Vetro, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Centrafricana, Guinea equatoriale, Niger, Sudan, Mali ed Eritrea hanno votato contro la risoluzione che condannava l’aggressione russa, senza contare gli astenuti.

La strategia di influenza e interferenza russa si fonda sul retaggio storico dell’Unione Sovietica, che aiutò vari Paesi africani alla lotta di indipendenza dalle potenze europee nel secondo dopoguerra, per portarli nell’orbita di Mosca. Questo tema è ora centrale nella narrazione di propaganda del Cremlino, che finge di ergersi a campione dell’emancipazione africana dal giogo del cosiddetto “Occidente collettivo”.

Questa comunicazione, anche aiutata da centri russi di propaganda come African Initiative – che recluta giornalisti africani – è strumentale alla strategia egemonica sul continente, realizzata attraverso la corruzione dei governi locali e con le truppe di Africa Corps, gli ex mercenari di Wagner assorbiti dalla Difesa russa. Non è un caso che prima di ogni golpe che ha portato al potere giunte militari filorusse nel Sahel ci sia stata un’intensa campagna di disinformazione contro la Francia e gli occidentali, additati come origine di tutti i mali.

In questo contesto risulta molto difficile per Zelensky convincere i governi africani a condannare fermamente l’invasione russa e a intensificare i rapporti a scapito di Mosca. La principale critica mossa dai Paesi africani, spesso non democratici, è che l’Occidente, inteso come Europa e Nord America, applica un doppiopesismo alle varie crisi e non tutela le vittime di altri conflitti o soprusi, a cominciare dai palestinesi, ma anche delle guerre in Congo, Sudan, Repubblica Centrafricana, i gruppi ribelli e jihadisti in Nigeria, Somalia e nel Sahel. Da questa premessa risulta difficile per loro riconoscere una priorità nel conflitto ucraino, percepito come estremamente distante ed estraneo ai gravi problemi che affliggono l’Africa. Questo nonostante l’iniziativa voluta da Zelensky per donare grandi quantità di grano ai paesi in difficoltà agroalimentare e a rischio di carestia.

Probabilmente non hanno aiutato alcune scelte, come l’invio di forze speciali ucraine nella guerra civile in Sudan o a fianco dei ribelli Tuareg e jihadisti in Mali. Questo intervento, in particolare, ha preoccupato anche quei segmenti politici e sociali dell’Africa occidentale e del Sahel non necessariamente ostili all’Ucraina, che però rischiano di percepirla come portatrice di ulteriore instabilità e caos geopolitico.

La visita di Zelensky in Sudafrica mirava a riequilibrare i rapporti politici con uno dei tre Paesi più importanti del continente, spesso ritenuto sbilanciato a favore di Mosca. Va letta in quest’ottica anche l’insolita decisione dell’Ucraina di aprire un’ambasciata in Botswana, sede della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc) e quindi canale per relazionarsi con tutti quei Paesi.

Resta tuttavia una forte sproporzione di forze e investimenti rispetto a quelli che può permettersi la Russia sul continente, con le società prima legate a Wagner e ora rilevate dal Cremlino che estraggono materie prime e altre risorse preziose dalle miniere e dai giacimenti per finanziare l’economia di guerra. Inoltre, anche la Chiesa ortodossa russa esercita una certa influenza ideologica e culturale, promuovendo l’agenda ultraconservatrice, omofoba e tradizionalista che piace anche a molti vescovi cattolici africani. Nel 2024, ad esempio, durante l’udienza con Papa Francesco, il cardinale congolese Fridolin Ambongo Besungu (considerato tra i papabili al Conclave) ha detto che Putin tutto sommato ha ragione sulla questione valoriale e che l’Occidente è ormai decadente per i diritti Lgbtq+.

L’Ucraina dovrebbe quindi proporre una narrazione alternativa appetibile almeno per parte dei Paesi africani. Ma non si tratta solo di una battaglia di idee, contano anche gli investimenti e i rapporti commerciali. Oltre all’importante carta del grano, l’Ucraina potrebbe diventare anche un fornitore di droni avanzati, su cui è all’avanguardia, per usi civili e militari in Africa, a cominciare dal monitoraggio delle vaste regioni rurali e dei parchi naturali, ma anche per la consegna umanitaria di medicine o beni alle comunità remote.

X