Classifiche gastronomicheLa 50 Best spiegata ai non addetti ai lavori

Il 19 giugno Torino ospita la cerimonia di premiazione di quella che è diventata una delle liste più considerate dal settore. Fortemente desiderato dalla città, questo evento porterà qui i più celebri chef del mondo e il circo gastronomico che ne consegue

World 50 Best Restaurants 2024 Awards Cermony, Las Vegas

Mancano solo poche ore allo svelamento a Torino delle prime 50 posizione di una classifica amata dai professionisti del settore, e più o meno sconosciuta agli altri. È la 50 Best Restaurants, marchio di proprietà e gestito da William Reed, con sede nel Regno Unito. Negli ultimi vent’anni, 50 Best ha guadagnato la sua legittimità come bussola per le tendenze più recenti e future del settore. Il lancio di The World’s 50 Best Hotels nel 2023 ha rappresentato il passo successivo nel diventare il marchio il curatore finale dell’intera esperienza del consumatore: dai viaggi e dagli hotel ai ristoranti e alle bevande. Un’alternativa per i gourmet, di sicuro non ancora penetrata nelle corde del grande pubblico, forse proprio per la sua stessa natura. Il marchio 50 Best ha fornito una guida attraverso le sue liste e i suoi eventi a buongustai e amanti dei cocktail, portando i clienti più esigenti a viaggiare e scoprire ristoranti e bar, svelando chef e baristi emergenti, esplorando le tendenze culinarie e delle bevande puntando tutto sulla creatività estrema, e sull’aspetto modaiolo di questo settore. 

La classifica World’s 50 Best Restaurants è stata creata nel 2002 come prima recensione mondiale, ed è sostenuta da un noto brand del settore. Da allora ha ogni anno proclamato i ristoranti più buoni al mondo, con tutta la fatica e il non senso che un’affermazione come questa possa portare con sé. 

Disfrutar, Barcelona, primo classificato ai World 50 Best Restaurants 2024, Las Vegas

Fare emergere in un’unica classifica i cinquanta migliori ristoranti al mondo è operazione complessa, oseremmo dire utopica: per nostra fortuna il numero dei locali che fanno accoglienza è pressoché infinito e scegliere tra questi i migliori senza altra specifica è attività da far tremare i polsi. Ma i risultati di questa lista sono comunque determinanti nel dibattito sul cibo nel mondo e le tendenze segnano comunque la bilancia del settore, determinando spostamenti di investimenti e determinando passaggi importanti in termini di predominanza gastronomica. Impossibile dire che sia ininfluente, anche per i detrattori.

Del resto, questa classifica ci ha rivelato la superiorità assoluta di Ferran Adrià, per un quinquennio, ci ha fatto scoprire la cucina del Nord Europa con Redzepi e il Noma, ci ha regalato la sobria creatività di Eleven Madison Park a New York e ha portato Massimo Bottura agli onori delle cronache internazionali: qualche merito dovrà pur averlo.

Jessica Rosval di Al Gatto Verde (Modena) riceve il premio Champions of Changes ai World 50 Best Restaurants 2024, Las Vegas

Ma perché la “50 Best”, come comunemente la chiamano gli esperti, negli anni, ha ottenuto così tanta visibilità e perché è ormai un punto di riferimento nell’universo della gastronomia internazionale?
Innanzitutto per la sua redazione allargata e internazionale. Comprende circa mille critici, giornalisti ed esperti che lavorano per testate e realtà diverse tra loro, in Paesi diversi: ogni giudice può votare ristoranti che ha visitato negli ultimi 18 mesi in tutto il mondo. Di sicuro perché la spinta propulsiva del grande brand che ha alle spalle ha aiutato nella conoscenza, soprattutto all’inizio. Investendo molto sugli organi di informazione, difficile che questi non citino la classifica. Ma anche perché mette al centro la creatività, la ricerca, l’estro, cosa che le guide finora non avevano ancora mai fatto e rende i luoghi che inserisce in elenco riferimenti assoluti per i tanti gourmet alla ricerca di nuovi stimoli del palato e disposti a viaggiare pur di avere qualcosa in grado di stupirli. E poi, da qualche anno e proprio per evitare l’effetto noia, perché cambia sempre: non possono vincere sempre gli stessi. C’è una particolare sezione di ex vincitori che escono dalla classifica e diventano i grandi maestri della 50 Best, non potendo più partecipare ma rimanendo nell’albo d’oro. Per l’Italia in questa sezione speciale c’è Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena.

World 50 Best Restaurants 2024 di Las Vegas, Virgilio Martinez del Central di Lima, vincitore del 2023, accede alla Best of the Best

Il vecchio mondo non è l’unico che la classifica esplora: nel 2013, 50 Best si è ampliato con il lancio dei suoi primi due elenchi regionali: Asia’s 50 Best Restaurants e Latin America’s 50 Best Restaurants. Nel 2017, la società ha acquisito The World’s 50 Best Bars, pubblicato dal 2009, nonché Asia’s 50 Best Bars, pubblicato dal 2016. 

Nel 2019, il marchio ha lanciato 50 Best Discovery , una piattaforma incentrata sui viaggi e sull’esperienza con migliaia di bar e ristoranti in tutto il mondo approvati dalla 50 Best Academy di esperti. Il marchio ha riaffermato il proprio impegno per il futuro del settore nel 2021 con il lancio di  50 Next , un elenco di giovani che danno forma al futuro dell’ospitalità e con molteplici programmi di borse di studio.

Nel 2023, il marchio si è spostato in una nuova area dell’ospitalità con il lancio di The World’s 50 Best Hotels. Secondo la loro pagina online, 50 Best mira a riunire le comunità del settore dell’ospitalità per promuovere la collaborazione, l’inclusione, la diversità e la scoperta e per contribuire a promuovere un cambiamento positivo.

The World’s 50 Best Restaurants 2024, Gaggan Bangkok è il Best Restaurant in Asia, @Camila Almeida

Dal nostro punto di vista, trovare un senso alla classifica 50 Best Restaurants ci costringe a fare di nuovo i conti con la comunicazione del settore, che non è lineare e fluida come potrebbe. Perché ogni svelamento porta con sé un grande dibattito tra gli addetti ai lavori su pranzi e cene stampa, pratica sempre più diffusa che porta gruppi di giornalisti ad assaggiare i menu dei vari chef, dando vita ad articoli che condividono l’esperienza vissuta. La polemica è sull’indipendenza della stampa, che non può più permettersi di pagare abbastanza i giornalisti e le loro note spese, così da poter dire liberamente ciò che pensano. Argomento complesso, che presuppone di parlare di editori sempre più in crisi, di competenza sempre più lasciata al caso, di malcostume diffuso, e di troppe testate a spartirsi una coperta troppo corta.

Abbiamo chiesto all’AI di farci un’ipotesi di podio, questo è il risultato: Diverxo, Quintonil, Extebarri. Non vediamo l’ora di scoprire se ci ha azzeccato. Noi saremo a Torino, ma si può vedere anche online qui.

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