
C’era una volta il mammasantissima della critica gastronomica. Se il New York Times è il giornale più importante del mondo, si può sostenere senza rischio di smentita che Pete Wells è stato il critico gastronomico più autorevole del mondo. Uno che non aveva bisogno di mascherarsi per convincere i suoi lettori di essere prestigioso, indipendente e se vogliamo anche incorruttibile.
La sua lista dei migliori cento ristoranti della città era attesa, non senza qualche brivido, dagli chef più importanti. Ma dopo dodici anni di onorata carriera Pete Wells, lo scorso luglio, poco dopo aver pubblicato i suoi Top100, ha gettato il tovagliolo, o meglio lo ha gettato il suo medico. Colesterolo, insulina e pressione arteriosa erano diventati fuori controllo, non poteva più fare quella vita. Era più o meno a metà dei ristoranti da provare che gli sarebbero serviti per la sua lista 2025.
Il duro lavoro è stato concluso da Priya Krishna e Melissa Clark con l’aiuto saltuario di Brian Gallagher. C’è una differenza fondamentale con la vecchia classifica di Pete Wells che metteva cento posti in graduatoria del primo all’ultimo: i tre sostituti hanno scelto di mettere in ordine di merito solo i primi dieci, tutti gli altri in ordine alfabetico.
Comunque non è la classifica, inventata solo due anni fa, ad aver messo k.o. Wells, ma la quotidiana routine di critico. Naturalmente Pete Wells è rimasto nella redazione, ma non ha più l’ansia di dover provare un ristorante al giorno. Recentemente ha scritto un interessante articolo su come e quanto gli chef possano approfittare dell’Intelligenza Artificiale nel lavoro soprattutto creativo.
Ma torniamo alla nostra classifica, che ha un nuovo best restaurant. Si chiama Semma ed è un ristorante indiano specializzato nella cucina della regione meridionale del Tamil Nadu. Semma nel 2023 era al dodicesimo posto, nel 2024 al settimo. Quindi niente più primo posto per Tatiana by Kwame Onwuachi e la sua cucina di origine creolo caraibica che resta comunque in decima posizione, ultimo tra quelli che hanno una classifica di merito, una scelta che ha un po’ il sapore di non voler dare una delusione alla vecchia classifica di Wells.
Non cambia il terzo classificato, sia nel 2023 che l’anno successivo, Le Bernardin, tre stelle Michelin, l’unico tra i quattro tre stelle della città che entra a pieno diritto tra i primi dieci; tra i super premiati dalla guida rossa c’è poi il coreano Jungsik, ma è semplicemente nell’ordine alfabetico. Al secondo posto torna come nel 2023 Atomix, un altro coreano che nel 2024 aveva ospitato per una cena a quattro mani Riccardo Camanini del Lido84.
Comanda la classifica la cucina francese con tre locali: oltre a Le Bernardin ci sono Penny (novità assoluta), un ristorante di pesce, al settimo posto, e Ha’s Snack Bar, un wine bar francese con influenze vietnamite al quinto. Due sono i locali di ispirazione caraibica: Kabawa (novità che si posiziona ben quarto) e il già citato Tatiana. Concludono la classifica un mediterraneo, King, al sesto posto, un giapponese, Sushi So, all’ottavo e un cinese, Szechuen Mountain House, al nono.
Nessun italiano tra i primi dieci, bisogna trovarli nell’ordine alfabetico. Nel 2023 Via Carota aveva addirittura meritato la medaglia di legno del quarto posto, nel 2024 era scivolata di un posto e c’era Torrisi in decima piazza.
Tra le novità tricolori di quest’ anno c’è Borgo, il cui chef Jordan Frosolone è nato e cresciuto a Chicago, è stato in Italia ma è cresciuto in cucina qui a New York, alla corte di David Chang, insomma poco di italiano oltre al cognome, ma il menu ha tutta l’aria di essere coerente con una trattoria del Centro Italia. La proprietà è di Andrew Tarlow che da vent’anni ha caratterizzato la scena ristorativa di Brooklyn, partendo dall’ apertura di Diner a Williamsburg vent’anni fa, quando la zona era lontanissima dalla gentrificazione attuale, poi sono arrivati Marlow and Sons, la panetteria She Wolf Bakery, il wine shop Stranger Wines. Borgo segna il suo sbarco nella tentacolare Manhattan. Una sfida.
Il totale dei ristoranti definiti italian o italian american è sette. Poi ci sono due pizzerie: Lucia Pizza of Avenue X e Una Pizza Napoletana (che vi abbiamo raccontato qui). Oltre a Borgo c’è una sola altra new entry, Lilia, noto locale a Williamsburg della popolare chef Missy Robbins (abbiamo provato la sua mozzarella in carrozza). In totale quindi nel 2024 erano dieci, nel 2023 nove.
Da questa classifica, ma anche da quelle precedenti, appare chiaro il carattere internazionale e multiculturale della ristorazione a New York, ma è un principio che vale per tutti gli Stati Uniti. Troviamo locali che vengono definiti new american, ma sono una minoranza e new american comunque pesca da molte altre cucine: un mix match.
Se c’è un posto dove immergersi in sapori inusuali quello è indubbiamente la Grande Mela.
Un’altra annotazione dalla classifica del New York Times è la poca attenzione ai locali stellati e la presenza di una discreta quantità di ristoranti economicamente accessibili, tra cui svetta il food track Birra-Landia con i suoi tre furgoni tra Brooklyn e Queens. I suoi tacos sono eccellenti.
Per la prima volta la classifica dei cento ristoranti poteva essere valutata dal pubblico dei lettori che doveva indicare in quali era stato e in quali avrebbe voluto andare. Il ristorante più visitato è risultato Gramecy Tavern, un’istituzione, si dice il preferito di Umberto Eco quando era a New York.
Naturalmente Semma, il primo in classifica, è risultato il più votato tra i locali che i lettori vorrebbero provare.