
«In un’epoca plasmata dalla visione algoritmica, dalla fatica estetica e dalla mercificazione della cultura, che cosa significa vedere davvero? Cosa significa scegliere?». Da questa domanda nasce ReA! Art Fair, la prima fiera italiana interamente dedicata agli artisti emergenti, liberi da vincoli con gallerie o istituzioni. Realizzata da un team internazionale di giovani donne anche quest’anno ReA! rilancia la sua missione di sostegno all’arte indipendente con una nuova sede. Trasferitasi per la prima volta nello spazio OPOS nel Certosa District, un’ex fabbrica riconvertita in hub creativo, la fiera apre la stagione estiva dell’arte contemporanea con uno spirito rinnovato. Al centro, rimane la sua vocazione, quella di supportare concretamente gli artisti emergenti da tutto il mondo, offrendo loro visibilità, contatti e strumenti per crescere fuori dalle logiche tradizionali del mercato dell’arte.
La selezione proposta per l’edizione del 2025 è il frutto di un’accurata ricerca e di un lavoro appassionato: cinquanta tra artiste e artisti selezionati su oltre cinquecento talenti che hanno candidato la loro produzione attraverso un’open call. Il team ReA si è occupato della parte curatoriale, e in questa quinta edizione ha dimezzato il numero di partecipanti per garantire uno spazio più ampio volto ad approfondire e valorizzare maggiormente il lavoro di ciascun artista.

L’edizione di quest’anno punta sull’internazionalità, ospitando voci provenienti da tutto il mondo: dall’America Latina alla Cina, dall’Europa Orientale al Medio Oriente, passando per l’Africa, da cui provengono opere e visioni ancora poco rappresentate nei circuiti canonici del mondo dell’arte. Una delle novità più rilevanti di questa edizione è proprio la prima sezione speciale – a cui è dedicato un intero padiglione della fiera – interamente dedicata ad artiste e artisti del Medio Oriente e dell’Africa, curata da Sahar Behairy. Sei giovani creativi – quattro provenienti dalla British University in Cairo e due dall’Wasl Art Space in Arabia Saudita – porteranno a Milano il loro talento, un’occasione per ascoltare storie di esperienze spesso dimenticate dal discorso artistico dominante, ma essenziali per comprendere le trasformazioni culturali e sociali in corso a livello globale.

Oltre alla fiera, ReA! continua a costruire un ecosistema concreto per gli artisti emergenti, sviluppando un calendario di premi, residenze e collaborazioni che proseguono anche al di fuori dei giorni dell’evento. Tra i partner di quest’anno figurano la storica Via Farini di Milano, la nuova piattaforma Lami-Genolini a Erba, Artsted per l’arte e la tecnologia, Snap Collective per l’editoria d’arte e Singulart, galleria digitale con respiro globale. Queste collaborazioni si pongono l’obiettivo di dare agli artisti strumenti professionali veri, reti di contatto e occasioni di crescita in un sistema che tende spesso a escludere chi non viene rappresentato. «In Italia, e in modo particolare a Milano, non ci sono grandi possibilità per gli artisti emergenti – racconta a Linkiesta Etc il team ReA –. Una volta uscito dall’accademia i giovani artisti sono un po’ abbandonati a sé stessi, mentre in altri paesi come l’Inghilterra spesso sono supportati da premi, retrospettive, musei interessati a finanziare e supportare questo tipo di lavoro».

Quest’anno, il gruppo selezionato di artisti emergenti affronta queste domande con acutezza, coraggio e fascino sovversivo. Le loro pratiche spaziano tra dissenso digitale, fabulazione speculativa, inquietudini materiali e gesti di sommessa ribellione. Non cercano di rassicurare, bensì di inquietare. Ed è proprio in questa inquietudine che emerge una nuova chiarezza.«Un rifiuto della passività, dell’omologazione culturale, della logica livellante dello spettacolo», afferma la capo curatrice Maria Myasnikova. In questo contesto, ReA ha sempre ritagliato uno spazio per i nuovi talenti, ma in questa quinta edizione emerge anche un intento diverso. «Non presentiamo semplicemente opere d’arte, mettiamo in scena un rifiuto. Un rifiuto della passività, dell’omologazione culturale, della logica livellante dello spettacolo. La Fiera diventa uno spazio vivo di resistenza e reinvenzione, in cui il poetico si scontra con il politico e l’arte riconquista la propria capacità di interrompere, ridefinire e re-incantare», conclude Myasnikova.