Inversione di rotta Chi è Lee Jae-myung, il nuovo presidente progressista della Corea del Sud

Classe 1963, ex operaio cresciuto in povertà in una famiglia con sette figli, l’esponente del Partito Democratico ha il compito di guidare un Paese in cui le disuguaglianze di reddito sono sempre più marcate

AP Photo/LaPresse (ph. Lee Jin-man)

I cittadini sudcoreani hanno deciso di cambiare registro dopo gli scandali che hanno coinvolto il conservatore Yoon Suk-yeol, messo sotto impeachment e poi destituito dopo il tentativo – il 3 dicembre scorso – di imporre la legge marziale. Il Paese è sprofondato in un’inedita situazione di tensione, con proteste, violenze, instabilità politica e scontri tra polizia e manifestanti. 

L’affluenza delle elezioni presidenziali del 3 giugno, non a caso, è stata la più alta degli ultimi ventotto anni: 79,4 per cento. A vincere è stato Lee Jae-myung, il candidato progressista dell’opposizione, iscritto al Partito Democratico di Corea, di orientamento centrista e liberale. Il suo mandato durerà cinque anni. 

Il trionfo è arrivato con un buon margine, ma meno ampio rispetto alle previsioni: quando il 99,2 per cento delle schede era stato scrutinato, Lee Jae-myung era in testa con il 49,3 per cento dei voti contro il 41,3 per cento di Kim Moon-soo, il candidato del partito conservatore dell’ormai ex presidente (il Partito del Potere Popolare). 

Lee Jae-myung si era già candidato due volte alle presidenziali (2017 e 2022) e, come scrive il Guardian, ora «dovrà fare affidamento sul suo notevole istinto di sopravvivenza per guidare la Corea del Sud fuori dal pantano politico degli ultimi sei mesi». 

Forse vi ricorderete di lui per la vicenda del 2 gennaio 2024, quando un uomo – fingendo di chiedergli un autografo – l’ha accoltellato al collo durante una visita a un cantiere della città di Busan. Lee Jae-myung se l’è cavata con qualche ferita e un ricovero in ospedale. 

Nato nel 1964 ad Andong, nella provincia del Gyeongsang Settentrionale, il candidato liberale si insedierà oggi, mercoledì 4 giugno, dopo un rapidissimo passaggio di consegne. Al netto dell’instabilità politica dovuta alla destituzione dell’ex presidente, i temi principali della sua agenda saranno le disuguaglianze di reddito, l’aumento del costo della vita e i rapporti con una Corea del Nord sempre più minacciosa e imprevedibile, anche per via dei suoi rapporti militari con la Russia. 

Lee Jae-myung ha origini umili: ha sei fratelli, è cresciuto in una famiglia povera di Andong e ha fatto per anni l’operaio di fabbrica, per poi diventare un noto avvocato per i diritti umani. I media sudcoreani lo descrivono come testardo e determinato, due qualità che gli hanno sempre permesso di risalire la china. L’avvio della sua esperienza politica è stato caratterizzato dalla nomina a sindaco di Seongnam – città da un milione di abitanti alla periferia nordoccidentale della capitale Seoul – e a governatore della provincia di Gyeonggi. 

Considerando l’accoltellamento del gennaio 2024 e le tensioni degli ultimi sei mesi, Lee Jae-myung ha condotto la campagna elettorale dietro schermi protettivi, indossando un giubbotto antiproiettile e assumendo decine di guardie armate: un livello di precauzione senza precedenti. 

Il suo mandato, scrive ancora il Guardian, inizia «sotto il peso di continue cause legali che potrebbero già far precipitare la sua presidenza in una crisi». L’accusa più grave – sempre respinta – è quella di aver rilasciato delle dichiarazioni false durante un dibattito elettorale in tv nel 2022. 

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