Aria d’IslandaCosa ci fa l’acqua nel gin

Come si impiega l’acqua e che ruolo ha nella diluizione del distillato al ginepro

Martini cocktail con Martin Miller's Gin in preparazione alla Terrazza Mantis di Roma (credits Compagnia dei Caraibi)
Martini cocktail con Martin Miller's Gin in preparazione alla Terrazza Mantis di Roma (credits Compagnia dei Caraibi)

Si parla di gin e si pensa subito al suo contenuto alcolico, mentre ciò a cui non si pensa è che circa il 60 per cento della bottiglia è composto di acqua. Un ingrediente dalla presenza così voluminosa non può certo passare inosservato e riveste un ruolo importante nella composizione del liquido. Il gusto finale del nostro distillato aromatizzato al ginepro dipenderà quindi senz’altro anche dall’acqua e dalle sue caratteristiche che, come sappiamo, sono estremamente variabili in base alla provenienza e al territorio da cui sgorga.

Martin Miller’s Gin è tra i brand che più pongono l’accento su questo aspetto e concentra gran parte della propria comunicazione sull’elemento dell’acqua che, peraltro, in questo caso ha un’origine un po’ particolare. Per capire com’è stata scelta e come viene impiegata, risaliamo alla fonte, per così dire, ovvero alla fondazione di questo gin, per poi fare due chiacchiere con Danil Nevsky, global ambassador del brand, importato in Italia da Compagnia dei Caraibi.

Martin Miller’s dalle origini
Cosa succede quando un uomo inglese, un alambicco secolare e un’acqua tra le più pure al mondo si incontrano in un bicchiere? Succede che nasce Martin Miller’s, un gin che ha puntato fin da subito a cambiare alcune dinamiche nel mondo di questo distillato.

Nel cuore della Londra anni Novanta, in un bar di Notting Hill, tre amici – Martin Miller, David Bromige e Andreas Versteegh – si trovano a bere un Gin & Tonic deludente. Quell’esperienza però scatena una sfida: creare il miglior gin possibile. È così che nasce Martin Miller’s Gin, lanciato ufficialmente nel 1999, che punta sulla classicità in un momento in cui il gin era ancora piuttosto sottovalutato. «Farò il mio gin, troverò il miglior distillatore in Inghilterra, cercherò le migliori botaniche e scoverò l’acqua più pura possibile. Così farò nuovamente innamorare la gente del gin». Martin Miller, che lo spirito creativo e visionario lo aveva nel dna, crea così un gin capace di essere con il cuore a Londra e l’anima tra i ghiacci islandesi, riportando questo prodotto al centro della scena globale, con un tocco moderno.

Il tutto avviene attraverso un processo di distillazione suddiviso in due fasi, secondo la tradizione del London Dry Gin (qui un approfondimento sul gin con un po’ di definizioni). Prima vengono distillate le botaniche terrose come il ginepro, poi si distillano le botaniche agrumate.

Ciascun gruppo di botaniche, essendo distillato separatamente, preserva al meglio gli aromi. I due gruppi di botaniche distillate, vengono poi uniti per ottenere un equilibrio mirabile tra le note speziate e quelle fresche.

Successivamente il distillato viene spedito fino in Islanda – sì, in Islanda – dove incontra un’acqua glaciale, pura e dolce, proveniente da una sorgente generatasi oltre 800 anni fa. Quest’acqua viene naturalmente filtrata e demineralizzata attraverso la roccia vulcanica.

Danil Nevsky durante una masterclass su Martin Miller's Gin (credits Stefano Casavecchia per Compagnia dei Caraibi)
Danil Nevsky durante una masterclass su Martin Miller’s Gin (credits Stefano Casavecchia per Compagnia dei Caraibi)

La questione dell’acqua nel gin
Per il brand tutto è centrato sulla purezza dell’acqua, che riveste un ruolo vitale. «La purezza dell’acqua è fondamentale nella produzione del gin per diverse ragioni chimiche, organolettiche e qualitative. L’acqua è la base del distillato e la sua qualità influisce direttamente sul prodotto finale. Acque molto pure, con bassissimi livelli di minerali, le cosiddette acque “soft”, rendono il gin più morbido al palato», spiega Danil Nevsky che dopo aver vissuto a lungo nel Regno Unito, ora risiede a Barcellona, dove ha fondato Indie Bartender, una piattaforma mondiale per la bar community e i professionisti della mixology.

«Dopo la distillazione, che avviene su suolo inglese, il gin viene trasportato in Islanda, dove viene miscelato con acqua di sorgente islandese, considerata tra le più pure al mondo. Il risultato è gin morbido dalla purezza distintiva». Il punto quindi è creare una sorta di emozione liquida: un gin delicato, in cui il ginepro non sovrasta mai e la pulizia e la morbidezza sono permesse dalla straordinarietà dell’ingrediente centrale.

Proprio l’acqua è stata al centro, lo scorso 25 maggio, di un evento che si è tenuto sulla terrazza del Mantis, cocktail bar collegato al ristorante dello chef stellato Marco Martini a Roma. L’appuntamento ha inaugurato la Terrazza Mantis by Martin Miller’s Gin, che porterà il brand a essere protagonista di una serie di iniziative in partnership con la struttura durante tutto il periodo estivo, tra drink list, ospiti e abbinamenti a tema, senza trascurare il Martini cocktail, con cui il brand ha un legame particolare.

Martini & Sofficini è una delle prime iniziative lanciate per l'estate alla Terrazza Mantis by Martin Miller's Gin (credits Compagnia dei Caraibi)
Martini & Sofficini è una delle prime iniziative lanciate per l’estate alla Terrazza Mantis by Martin Miller’s Gin (credits Compagnia dei Caraibi)

Non tutte le acque vanno bene (anche per i cocktail)
La scelta di Martin Miller’s Gin non avviene per caso, infatti, per trovare la combinazione perfetta serve un’acqua con determinate caratteristiche. «L’acqua di sorgente non ha componenti chimiche, non ha minerali che conferiscono durezze ed ha una qualità di purezza elevata. Infatti, i minerali o le impurità possono interferire con le botaniche, compromettendo anche le delicate note floreali e agrumate, creando quindi retrogusti metallici o amari».

Oltre alla fase produttiva, c’è però un altro momento in cui l’acqua entra in gioco: si tratta della diluizione del ghiaccio nei cocktail. «Anche qui l’acqua deve garantire purezza e una qualità elevata, per favorire un profilo aromatico bilanciato e armonico. Diversamente, potrebbe influenzare e alterare il risultato finale nell’aroma e nel gusto». E ricordiamolo, anche la qualità del ghiaccio dev’essere elevata, con blocchi compatti e trasparenti (ne avevamo parlato in questo articolo).

Ecco quindi che anche un ingrediente apparentemente semplice come l’acqua può diventare protagonista. Non solo, in un certo senso Martin Miller’s dimostra che anche un classico come il London Dry Gin può cercare strade rivoluzionarie, se ha il coraggio di prendere una nave. Forse è per questo che ogni sorso sembra una piccola traversata nell’Oceano Atlantico. Ed è lì che nasce la magia, la purezza.

Ocho Tequila (credits Compagnia dei Caraibi)

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