Ci vorrà del tempo per determinare la reale entità dei danni ai siti più importanti del programma nucleare iraniano: Fordow, Natanz e Isfahan, situati nell’area centrale del Paese. Donald Trump, a poche ore dai bombardamenti americani, ha detto che i tre impianti sono stati «completamente e totalmente distrutti»; Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha aggiunto che le «ambizioni nucleari iraniane sono state annientate a causa di un’operazione audace e brillante». Dal canto suo, l’Iran ha minimizzato la portata degli attacchi, sostenendo che il materiale nucleare più sensibile e prezioso fosse già stato trasferito nei giorni precedenti.
La situazione pare molto più complessa e incerta rispetto ai commenti a caldo degli esponenti di entrambe le fazioni. I siti nucleari iraniani sono noti per essere molto isolati (Natanz, ad esempio, si trova nel deserto), fortemente protetti e costruiti per resistere ai bombardamenti. Al momento, l’unica certezza è che non sono stati rilevati aumenti nei livelli di radiazione attorno ai tre siti colpiti. Durante una riunione straordinaria a Vienna, i vertici dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) hanno chiesto un cessate il fuoco immediato per organizzare in sicurezza le ispezioni necessarie e fare un inventario delle scorte di uranio arricchito.
Il generale Dan Caine, Capo dello stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, ha confermato la gravità dei danni, senza però sposare i toni trionfalistici di Trump e Hegseth. Nel corso della stessa conferenza stampa, Caine ha spiegato che servirà tempo per valutare se Teheran possieda ancora capacità nucleari. Lo stesso Donald Trump ha (leggermente) aggiustato il tiro con un post su Truth in cui ha parlato di «danni monumentali» certificati «dalle immagini satellitari». Ma «annientamento è un termine esatto», ha sottolineato.
Dalle foto satellitari, scattate dalla società statunitense Maxar Technologies, si notano sei enormi crateri nella roccia che protegge il sito nucleare di Fordow, colpito da sei bombe GBU-57 Massive ordnance penetrator (Mop), le uniche al mondo capaci di penetrare per decine di metri di profondità prima di esplodere. Non basta, però, per affermare con certezza la dismissione di un sito nucleare scavato a circa ottanta metri di profondità.
🛰️🇺🇸🇮🇷 Satellite images reveal the before-and-after state of #Iran’s #Fordow, #Natanz and #Isfahan nuclear sites following Sunday’s #US airstrikes.
The images show visible damage to infrastructure targeted in the attack. pic.twitter.com/rGncECblBe
— FRANCE 24 English (@France24_en) June 23, 2025
«La precisione dei crateri fa ritenere che l’aviazione americana conoscesse la posizione esatta delle gallerie sottostanti», ha detto a Repubblica un alto ufficiale Nato in pensione. Secondo David Albright, fondatore dell’Institute for science and international security, «la distruzione delle sale con le centrifughe è assai probabile, ma non è certa». Fordow può tuttavia contare su generatori interni per l’elettricità.
Passiamo ora a Natanz, a sud di Fordow, considerato il sito nucleare iraniano più attrezzato per l’arricchimento dell’uranio grazie alla presenza di diecimila centrifughe. Sempre Repubblica, citando ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, scrive che il sistema di alimentazione elettrico non funzionerebbe più. Si tratta di un guasto che, se confermato, rovinerà inevitabilmente le centrifughe dell’impianto. «I sotterranei sembrano distrutti», aggiunge Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia. Il sito di Natanz è stato colpito da due bombe bunker-buster e da circa trenta missili da crociera.
Per quanto riguarda Isfahan, il più a sud dei tre impianti bombardati dall’esercito statunitense, sono state colpite le gallerie vicino alla sede principale. L’entità dei danni è però ancora sconosciuta e dovrà essere certificata da una successiva ispezione.