Labour WeeklyLa discriminazione e i dipendenti della Rai

La tv pubblica ha invitato i propri dipendenti e collaboratori che ricoprono il ruolo di esponenti dei comitati referendari ad astenersi dallo svolgimento dell’attività lavorativa utilizzando ferie, recuperi o chiedendo di essere collocati in aspettativa non retribuita

(Unsplash)

Con una circolare interna del 5 maggio 2025, la Rai ha invitato i propri dipendenti e collaboratori che ricoprono, tra gli altri, il ruolo di esponenti dei comitati referendari, ad astenersi dallo svolgimento dell’attività lavorativa utilizzando delle ferie, dei recuperi o chiedendo di essere collocati in aspettativa non retribuita. La circolare è stata indirizzata anche al personale della Rai che non ha alcuna visibilità nelle trasmissioni televisive, come cameraman, fonici o costumisti. In caso di violazione delle indicazioni previste dalla legge e dalla circolare, la tv pubblica si sarebbe riservata l’adozione «di ogni opportuna misura».

L’Associazione Nazionale Lotta alle Discriminazioni ha presentato un ricorso al Tribunale di Busto Arsizio contro la decisione della Radiotelevisione italiana chiedendo di accertare la natura discriminatoria della circolare. La Giudice investita del caso ha dato ragione all’associazione censurando la decisione della Rai di imporre ai propri dipendenti e collaboratori una sospensione dell’attività lavorativa in ragione delle loro opinioni personali.

In particolare, tra gli atti del procedimento si può leggere che la decisione della Rai integra un caso di discriminazione collettiva poiché «penalizza e quindi discrimina coloro che in forza della libertà di pensiero e associazione esprimono nel loro privato extra lavorativo una legittima opinione o ne condividono il valore o anche solo aderiscono idealmente ad enti o organismi referendari o politici, rispetto agli altri lavoratori e collaboratori, che non esprimono opinioni o non agiscono attivamente nel loro privato extra lavorativo».

La tv pubblica si è difesa dichiarando che i lavoratori e i collaboratori sono stati semplicemente invitati a sospendere la loro attività lavorativa, ma non c’è stata alcuna imposizione da parte dell’azienda. Inoltre, la Rai ha precisato che circolari simili erano già state emanate nel 2018, 2020 e 2022 in occasione di precedenti tornate elettorali e referendarie.

Da un punto di vista giuridico, si realizza una discriminazione diretta sul lavoro ogni volta che un dipendente viene trattato peggio di un suo collega a causa di una determinata caratteristica, come ad esempio le sue opinioni politiche o personali. Invitare un dipendente Rai che svolge l’attività di fonico a prendere ferie perché è iscritto a un comitato referendario può essere considerato discriminatorio? Io ho una mia opinione personale, ma non ve la dico. Non vorrei mai che mi invitassero a collocarmi in aspettativa non retribuita.

 

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni settimana. Qui per iscriversi

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