Fattore MaiaLe elezioni romene hanno rivelato il peso strategico della diaspora moldava

Con la vittoria di Nicușor Dan in Romania, e con l’impegno diretto della presidente Sandu, si consolida nell’Europa orientale un asse politico favorevole all’integrazione comunitaria

AP/Lapresse

Quest’anno lo European Press Prize, categoria Investigative Journalism, è stato assegnato per la prima volta a una testata moldava, Ziarul de Gardă, per l’inchiesta “În slujba Moscovei/Serving Moscow”, realizzata durante la campagna elettorale per le presidenziali in Moldova nel 2024. Le giornaliste Mariana Nistor e Natalia Zaharescu si sono infiltrate per quattro mesi, sotto copertura, nella rete dell’oligarca Ilan Șor, riuscendo a documentare in dettaglio l’attività di compravendita di voti ai danni della candidata Maia Sandu. L’inchiesta ha messo a nudo le crepe di una democrazia in pericolo, provocando la forte mobilitazione elettorale dei cittadini moldavi – fattore essenziale per la vittoria dell’attuale presidente e del sì al referendum sull’Unione europea.

Ma in tempi recenti è alle elezioni presidenziali in Romania del 2025 che il voto moldavo ha fatto la differenza. Infatti, sin dal primo turno, la maggioranza degli elettori con doppia cittadinanza moldava e romena, residenti nella Repubblica Moldova, ha votato per il candidato europeista Nicușor Dan – l’ottantotto per cento al ballottaggio – in controtendenza rispetto al dato generale per l’estero – dove il sovranista George Simion ha vinto con oltre il cinquantacinque per cento. Analogamente, la vittoria di Maia Sandu era stata sostenuta dall’ottantatré per cento dei cittadini moldavi con doppio passaporto, mentre il dato nazionale la dava dietro al filorusso Aleksandr Stoianoglo.

Si stima che nel mondo siano oltre due milioni i cittadini moldavi con cittadinanza romena, il che li rende politicamente interessanti per l’uno o l’altro Paese. Un gruppo che include anche i moldavi muniti dei due passaporti ma residenti altrove. Per molti, la cittadinanza romena, e quindi europea, è un lascia-passare per un futuro migliore.

Dopo la vittoria di Dan e di Sandu, la doppia cittadinanza sta facendo emergere «una nuova forza politica, in modo sempre più netto», come dice Liliana Corobca, Liliana Corobca, ricercatrice ed esperta di emigrazione ed esilio romeno. Una forza non ancora strutturata come partito, ma che potrebbe esserlo, ad esempio, sul modello dell’Udmr, il partito della minoranza ungherese, un partito di centro o centro-destra, presente nei due Paesi e che rappresenti «gli interessi di chi ha due cittadinanze» e che guarda «con fierezza a ovest e discernimento a est».

Parte del merito del voto moldavo (e non solo) pro-Ue in Romania va a Maia Sandu, che ha fatto campagna per Dan. La presidente moldava, con le sue azioni concrete e l’impegno in politica estera, è ormai da tempo un simbolo di speranza per il Paese. Seguendo una linea politica tutta rivolta al raggiungimento dell’integrazione europea, Maia Sandu ha di recente dichiarato che il percorso di adesione potrebbe essere completato nel 2027, con tre anni di anticipo. Con Nicușor Dan ha in comune il profilo politico non tradizionale e proveniente dalle realtà civiche, e la capacità di resistenza a pressioni e ingerenze esterne. Due elementi che piacciono e li rendono molto popolari internamente. La Moldova è uno Stato neutrale non membro dell’alleanza atlantica, ma il duo Dan–Sandu potrebbe rivelarsi un anello non indifferente per la regione, qualora il nuovo presidente polacco dovesse scegliere la via filorussa, per mantenere la barra dritta su Unione europea, Ucraina e collaborazione con la Nato.

Lo sarà di sicuro nella strategia rafforzata dell’Unione europea per il Mar Nero, inaugurata di recente da Kaja Kallas, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, che prevede, tra l’altro, un hub per la sicurezza marittima e una maggiore cooperazione per il contrasto alle minacce ibride, senza tralasciare la dimensione ambientale, messa a dura prova negli anni di conflitto.

Per il Parlamento europeo, la Moldova dovrà «dotarsi degli strumenti per prendere decisioni senza coercizioni o manipolazioni, con il sostegno di partner rispettosi e che condividono gli stessi ideali», dice Nathalie Loiseau, presidente della Commissione speciale sullo scudo europeo per la democrazia, di ritorno da una missione a Chișinău. Nella visita programmata a giugno, Nicușor Dan potrà rassicurare Maia Sandu riguardo al sostegno da parte della Romania, ma anche nella riunione del 2 giugno del format B9 a Vilnius, che dà voce ai Paesi del fianco orientale, Nato, e che l’anno prossimo si terrà proprio a Bucarest.

Per il neoeletto presidente romeno, la direzione in politica estera è chiara, ma ci sono anche le sfide di politica interna, che vedono Bucarest sull’orlo di una recessione. Secondo le previsioni di primavera della Commissione europea, nel 2025 il deficit di bilancio toccherà l’otto virgola sei per cento, in leggero calo rispetto all’anno scorso, ma la cifra più alta nell’Unione e il più grave squilibrio fiscale dalla crisi del 2009.

Per il 2026 si prevede un miglioramento all’otto virgola quattro per cento, ma Dan, e anche il premier in pectore Bolojan, vorrebbero portarlo al sette per cento, tagliando spesa pubblica, personale non necessario, privilegi e burocrazia. Forse anche aumentando le tasse, se le risorse non basteranno. Alla formazione del governo, e alla spartizione delle cariche, Nicușor Dan ha fatto precedere il bene del Paese e l’impegno per ridimensionare il deficit, costituendo una commissione ad hoc composta da esperti delle varie forze politiche.

Nel frattempo, si svolgono le consultazioni per il futuro esecutivo, che Dan vorrebbe con i quattro partiti europeisti, da cui manca all’appello, per ora, il Partito socialdemocratico, che mantiene l’apertura al dialogo. Il Psd, in passato nel mirino dell’ex sindaco di Bucarest nelle campagne anticorrotti e per la legalità, ha da sempre il dente avvelenato con Dan. Ma la posta in gioco in Europa è alta e il fronte pro-Ue deve restare unito.

Călin Georgescu si è ritirato dalla vita politica, mentre altri capi d’accusa sono stati aggiunti alle indagini che lo riguardano per altre nuove dichiarazioni di stampo fascista. La miccia George Simion è stata smorzata, ma lui è stato riconfermato leader Aur, non partecipa alle consultazioni e continua i suoi rapporti esterni, le dirette TikTok, e le insinuazioni incendiarie.

Preso atto della sconfitta elettorale, aveva detto di averla accettata «per evitare uno spargimento di sangue». Ha poi di nuovo puntato il dito sulla Francia e su una presunta visita del capo dei servizi segreti di Parigi alla vigilia delle elezioni, smentita e mai avvenuta. Tramite lui, dal Cremlino, forte della vittoria di Karol Nawrocki alle presidenziali polacche, continueranno ad arrivare ancora disinformazione e propaganda.

 

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