Sognare, illudersiUna casa della libertà positiva per l’alternativa alla politica populista

Il nuovo libro di Timothy Snyder spiega che ci sono due tipi di libertà, la «libertà da» e la «libertà di». La prima, tendenza Trump, Vance e Musk, pretende di fare quello che si vuole, anche a danno degli altri. Mentre la seconda immagina di costruire qualcosa. Il famoso spot satirico di Corrado Guzzanti di molti anni fa è stato lungimirante, ma per superare il bipopulismo italiano non va persa la speranza di costruire un’altra via

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Il nuovo libro di Timothy Snyder, “Sulla Libertà”, è un memoir intellettuale, storico e filosofico sul declino dell’America di oggi, scritto durante lunghi soggiorni in Ucraina, ovvero sul fronte principale della battaglia politica, ideale e militare tra le forze liberali e quelle illiberali. Parlando di filosofia e dell’involuzione della missione storica dell’America, Snyder racconta la polarizzazione della politica contemporanea, sempre svelta a invocare genericamente “la libertà” a sostegno delle proprie politiche, malgrado molto spesso poi la neghi con i fatti. 

C’è molta confusione, scrive Snyder, tra il concetto di libertà negativa, la più popolare tra i sovranisti di qua e di là dell’Atlantico, e quello di libertà positiva: «libertà da» e «libertà di» sono due forme di libertà diverse.

La prima è la libertà da qualcosa, dall’interferenza di altri, la possibilità di agire senza costrizioni, senza l’ingerenza dello Stato, una libertà senza limiti, nemmeno quelli di negarla agli altri. «Facciamo un po’ come cazzo ci pare», recitava lo spot satirico di Corrado Guzzanti quasi vent’anni fa per descrivere in modo paradossale la Casa della libertà berlusconiana, che nonostante tutto era una versione presentabile rispetto a quello che vediamo adesso. 

La libertà negativa, nell’accezione di Snyder e di Guzzanti, è la libertà che invocano Trump, Vance e Musk, e pure i sovranisti europei e di casa nostra quando millantano censure nei confronti dei nazisti, o quando denunciano i tentativi di regolamentare i social network che ingegnerizzano la diffusione delle fake news, oppure quando se la prendono con le società democratiche che trovano la forza di reagire alle ingerenze distruttive delle forze del caos.

La libertà positiva invece è la libertà di fare, di realizzare qualcosa, di progettare un futuro, ma per provarci, per essere davvero liberi, è necessario essere liberi di pensare, liberi di muoversi e liberi di curarsi. Non è sufficiente non avere lo Stato tra le scatole, come sostengono i libertarinegativisti, anzi spesso è controproducente, non perché la burocrazia è bella, ma perché la società avanza e prospera soltanto quando è animata da un minimo di solidarietà diffusa.

Ripensare le divisioni politiche di oggi attraverso la lente della “libertà da qualcosa” e della “libertà di fare qualcosa” probabilmente è un esercizio ingannevole, vista la qualità del dibattito pubblico, ma forse non del tutto inutile se si vuole provare davvero a costruire un’alternativa alla radicalizzazione Maga-Woke in America e al bipopulismo perfetto italiano.
Sognare, anche un po’ illudersi, di poter costruire qualcosa, in fondo, è l’essenza della libertà positiva, della libertà vera.

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