
C’è stato un altro attacco missilistico sulla città ucraina di Dnipro, nell’est del Paese. L’esercito russo ieri ha colpito infrastrutture civili e un treno passeggeri, uccidendo almeno diciotto persone e ferendone decine di altre. È stata colpita anche la piccola città di Samarske, a metà strada tra Dnipro e Donetsk: anche qui ci sono state due vittime e quattordici persone sono rimaste ferite, di cui alcune ricoverate in ospedale con ferite gravi.
«Purtroppo ci sono morti e feriti ovunque», ha detto il governatore dell’Oblast di Dnipropetrovsk, Serhii Lysak, spiegando che l’attacco missilistico su Dnipro ha innescato un incendio e ha danneggiato anche un dormitorio, una palestra e un edificio amministrativo della città. Secondo Lysak, che ha dato un aggiornamento sulle condizioni delle vittime mercoledì mattina, quasi un centinaio di persone sarebbero ancora ricoverate in ospedale a causa del raid di martedì.
La compagnia ferroviaria nazionale ucraina, Ukrzaliznytsia, ha detto che un treno in viaggio da Odessa a Zaporizhzhia è rimasto danneggiato nell’attacco. «Ukrzaliznytsia sta preparando un treno sostitutivo a Dnipro per evacuare i passeggeri a Zaporizhzhia», ha scritto la compagnia in una nota. Poi ha specificato che nessun passeggero è rimasto ucciso nell’attacco, anche se diverse persone hanno riportato ferite e stanno ricevendo cure mediche.
L’attacco di ieri è avvenuto mentre i leader della Nato erano riuniti per il primo giorno del vertice dell’Alleanza a L’Aja che si conclude oggi. Il Segretario Generale Mark Rutte aveva anticipato il summit dicendo che la Russia rimane la minaccia più immediata e a lungo termine per l’Alleanza. «Mosca continua a combattere contro l’Ucraina, con il sostegno della Corea del Nord, dell’Iran e della Cina, nonché della Belarus», ha detto Rutte. Poi in conferenza stampa ha detto che i leader dei Paesi Nato sono pronti ad adottare uno storico piano di investimenti per la difesa durante il vertice, che comprende una spesa per la difesa al cinque per cento del Pil e un nuovo e maggior impegno al fianco di Kyjiv. «Tutti i leader prenderanno decisioni coraggiose per rafforzare la nostra difesa collettiva, rendendo la Nato un’alleanza più forte, più equa e più letale».
Intanto però la quotidianità dell’Ucraina da quasi tre anni e mezzo somiglia sempre a quella delle notizie che arrivano da Dnipro. Tutti i giorni suonano gli allarmi, gli ucraini cercano riparo, a volte la contraerea elimina tutti i problemi alla radice, altre volte bisogna cercare un buon riparo ma non sempre è possibile. Così ogni tentativo di mediazione, ogni tentativo di dialogo con Vladimir Putin va in fumo, anche se in Europa una parte della politica sembra non vederlo, sembra pensare ancora che ci sia margine di trattativa: la Russia non si ferma, non vuole sentire ragioni, vuole solo proseguire nella sua guerra d’invasione. Le uniche carte nelle mani dell’Occidente sono l’aiuto all’Ucraina e le sanzioni alla Russia. E fin quando non si alzerà la posta, la vita in Ucraina sarà sempre questa.