L’11 giugno siamo stati al Complesso Monumentale Donna Regina di Napoli per l’anteprima della mostra “Remade in Italy” che presenta fino al 22 giugno trenta capi realizzati dagli studenti del secondo e terzo anno del corso triennale in Design della Moda dell’istinto Iuad di Napoli. Gli abiti celebrano, attraverso una rivisitazione personale, i decenni e le personalità che hanno plasmato il concetto di Made in Italy nel segno del fatto a mano, dell’eccellenza, dell’ unicità, della bellezza, del pensiero e dell’ innovazione. Ma questo è solo l’inizio del percorso espositivo.
Per accedere alla mostra bisogna prima addentrarsi nel centro storico di Napoli, tra vicoletti, profumi e tradizioni fino ad arrivare al chiostro del Complesso di Donna Regina. Qui, attraverso una rampa di scale si accede al primo piano, dove circondati da affreschi del Trecento sono esposti gli abiti storici prestati dagli archivi di Germana Marucelli, di Emilio Federico Schubert, di Roberto Capucci, Roberta di Camerino, compresi quelli delle Sorelle Fontana e di Giorgini fino alle scarpe di Salvatore Ferragamo.

Gli stessi archivi, hanno collaborato con i ragazzi, i quali hanno avuto accesso a bozzetti, abiti e documenti per realizzare i loro progetti. All’evento, infatti, erano presenti gli stessi esponenti degli archivi che hanno definito, a più riprese, l’incontro con i ragazzi come “necessario”, perché solo addentrandosi nella trama e nell’ordito del passato si può arrivare a tessere il futuro. Partendo proprio dalle storiche creazioni dei sarti e degli stilisti della storia della moda italiana gli studenti e le studentesse hanno realizzato, dopo mesi di ricerca e poi di realizzazione nei laboratori dell’accademie, delle proprie interpretazioni degli stessi abiti, ideando capi scenografici e monumentali, alternati ad altri più ricercati ma altrettanto complessi e strutturati, sia nella composizione che nel concept. Ad accomunare le trenta esposizioni è la cura nei minimi dettagli: nessuna sbavatura o imprecisione, se presente è coscientemente voluta, poi cuciture vive e altre invisibili all’occhio fino a tecniche di decorazione ricercate e ricami di alta fattezza. Insomma, in quella stanza del Complesso Monumentale si respira ancora il vero senso del Made in Italy.

Ad esempio, la studentessa Michela Donnino, ha raccontato ad Etc che la sua creazione nasce dopo aver osservato gli abiti creati da Roberta di Camerino, stilista attiva tra gli anni Sessanta e Settanta, ma il risultato finale strizza l’occhio anche all’estetica decostruttivista di Martin Margiela. «Camerino realizzava gli abiti con la tecnica del trompe-l’oeil, utilizzando il tessuto jacquard. Questa tecnica inganna l’occhio con dei giochi ottici, rendendo bidimensionale ciò che è tridimensionale. Partendo da questo effetto, ho voluto realizzare l’inverso, portando fuori il fiocco, la giacca e tutti i dettagli, ricreando l’effetto della bidimensionalità, attraverso questo soprabito drappeggiato in tulle che riveste il tutto. Con questa creazione ho voluto sottendere anche un concetto più profondo e cioè: la costrizione dell’uniforme femminile, che immagino sia quello che volesse comunicare anche lei (Roberta di Camerino, ndr)».
Arriva da un film muto, invece, l’ispirazione per la studentessa Claudia Sangermano che realizza per l’occasione, un abito lungo nero con inserti irridescenti sul corpetto fino ad ampliarsi sulla vita con una struttura rigida ottenuta da più sovrapposizioni di crinolina. In particolare, la studentessa ci rivela che il film da cui è partita «è una pellicola del 1917 realizzata dal regista Nino Oxilia “Rapsodia satanica” in cui la protagonista è Lyda Borelli». Ed è proprio l’attrice a ispirare la studentessa, che rivela «l’ ho conosciuta tramite il mio insegnante di antropologia delle società». I riferimenti ai docenti Pasquale Esposito, Direttore Artistico Eventi Moda di Accademia IUAD e curatore della mostra e a Francesco Maffei, docente di Storia della Moda e Antropologia sono stati ricorrenti durante tutta la durata dell’incontro con i ragazzi, testimonianza di quanta professionalità e passione mettono nel loro mestiere e che poi è trasparito nella mostra finale.
Ad ispirare le studentesse Sorze Natalia e Zen Jasmine sono state, invece, le invenzioni dell’eclettico Leonardo Da Vinci. «Per celebrare l’italianità e il Made in Italy abbiamo scelto di farlo attraverso le innovazioni di Da Vinci. Abbiamo fatto una ricerca approfondita sulle sue invenzioni e i suoi dipinti, per poi scegliere di partire dalle strutture ingegneristiche che ha inventato: quindi l’elica che avvolge il corsetto».
A sublimare l’intera esperienza è stata la possibilità per i ragazzi di spiegare e presentare il proprio progetto direttamente a Rocco Iannone, direttore creativo di Ferrari Style. Lo stilista di origini calabresi si è poi aperto a un racconto intimo e personale rispondendo alle domande dei ragazzi e quelle dei giornalisti, lasciando una lezione non scontata che è quello di non rintanarsi nei propri limiti di cui poi, farsi scudo per non superarli, anzi solo concedendosi l’opportunità di sbagliare, poi si può creare qualcosa di nuovo.
Anche noi de Linkiesta Etc abbiamo posto una domanda a Iannone.
Se le chiedessi di fare un salto pindarico nel passato, quando aveva l’età di questi ragazzi, come ricorda la sua prima esperienza lavorativa? Quanto è stato resiliente e cosa gli consiglierebbe nel momento in cui inizieranno la loro prima esperienza lavorativa? Apprezzo molto questa domanda perché questo mi permette di parlare del mio lavoro tenendo protagonisti i ragazzi. Direi che è stato difficilissimo, soprattutto perché quando si studia – io ho studiato alla Marangoni – e arrivi alla fine del percorso in cui sei completo di tutto: sai disegnare i figurini, sai lavorare sui modelli fino a creare una collezione dall’inizio, poi entri a lavorare in un’azienda dove in realtà non sei indispensabile, anzi sei l’ultimo della piramide, non so come dire, sei quasi una rottura di scatole perché gli altri ti devono dire che cosa devi fare, a cosa fare attenzione e quasi ti senti maldestro. Ti senti quasi un rifiuto e direi che lì la resilienza è fondamentale. Io ho iniziato a lavorare da Dolce&Gabbana il 4 settembre e loro stavano preparando il fashion show quindi, sono entrato nel periodo più folle e pieno per una maison di moda. In quell’occasione ho iniziato a chiedermi “come posso rendermi utile?” e mi ricordo che ad esempio c’era la signora che tagliava il tessuto e io andavo lì e facevo il tagliatore e a fine giornata portavo via la spazzatura. Questa intraprendenza e resilienza, poi, mi ha consentito di risultare credibile e di crescere all’interno della stessa azienda.

Il progetto itinerante di Ferrari Fashion School
Iniziata il 16 giugno, fino al 18 gli studenti di tre istituti di moda, quali: Ferrari Fashion School, RUFA Rome University of Fine Arts e IFA Paris saranno coinvolti nell’iniziativa “The Green Light”. Si tratta di una “design marathon” intensiva durante la quali, gli studenti dei corsi di Fashion Design delle scuole lavoreranno in un workshop di upcycling intensivo, dedicato alla rigenerazione creativa di capi dismessi. «The Green Light nasce da una collaborazione internazionale che valorizza il confronto tra culture e visioni progettuali diverse» – afferma Anna Lottersberger, direttrice di Ferrari Fashion School – «condividere un’esperienza formativa tra Milano e Parigi significa dare agli studenti strumenti reali per affrontare un sistema moda che oggi non può più prescindere dal confronto con la sostenibilità. Un tema che è industriale e creativo, ma anche profondamente culturale».
A conclusione della maratona, dal 19 al 22 giugno, i capi realizzati dagli studenti saranno esposti nella Galleria Fumagalli di Milano, nel distretto di Brera. La mostra avrà luogo in concomitanza con la Milano Fashion Week Uomo, offrendo così ai giovani designer un’importante vetrina durante uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario moda.

Il fashion show del Master in Creative Knitwear design di Accademia Costume&Moda
L’11 giugno al Campus di Milano di Accademia Costume & Moda, in Via Antonio Fogazzaro, 23 è andata in scena la presentazione dei progetti finali dei tredici studenti del Master di I livello in Creative Knitwear Design. Durante la giornata hanno sfilato anche gli Industry Project sviluppati durante l’anno accademico con la supervisione dei Project Leader Simona Barbieri e Gigi Vezzola.