
Quest’estate le due capitali, quella d’Italia e quella della moda, Roma e Milano, ospitano due esposizioni d’eccezione, perché porteranno in mostra, per la prima volta, opere di artisti del calibro di Vezzoli, Picasso e Basquiat insieme ad abiti di alta moda.
Si parte dal centro Italia, dove a Roma, il 22 maggio è stato inaugurato lo spazio P23, il nuovo polo culturale di Roma in Piazza Mignanelli, che entra a far parte delle iniziative educative e culturali di Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Lo spazio apre le porte al pubblico, per la prima volta, con la mostra “Orizzonti | Rosso”. A Milano, invece, il museo Armani/Silos, fino al 28 dicembre ospita un excursus inedito sulle creazioni di haute couture realizzate da Armani dal 2005 fino ad oggi.

“Orizzonti | Rosso”
Abbiamo assistito alla prima della mostra il giorno 22 maggio, con un percorso guidato da Pamela Goblin, curatrice del libro “Our Journey” che ripercorre le tappe fondamentali della storia di Valentino Garavani e da Anna Coliva, storica dell’arte e curatrice della FVG-Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Il filo conduttore, appunto è il colore rosso, che come Coliva ci ha tenuto spesso a precisare «è il perno intorno a cui ruota tutto, dalla scelta degli abiti a quella dei quadri». Non a caso la selezione delle opere non è avvenuta per creare un dialogo tra degli abiti d’alta moda e le opere, tutti in rosso, ma, come afferma Coliva «servono l’uno all’altro per comprendere il metodo e il procedimento di selezione, in un discorso concettuale piuttosto che discorsivo».

In tutto sono esposte cinquanta abiti e trenta opere d’arte moderna e contemporanea, molte delle quali esposte per la prima volta a Roma. Tra gli artisti in mostra ci sono: Andy Warhol, Clyfford Still, Cy Twombly, Francis Bacon, Jean-Michel Basquiat, Louise Bourgeois, Gerhard Richter, Helen Frankenthaler, Marlène Dumas, Mark Rothko e Pablo Picasso, accanto a maestri italiani quali Afro Basaldella, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Alighiero Boetti, Luca Capogrosso, Lucio Fontana e Mario Schifano.
“Orizzonti | Rosso” per Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti è stata anche l’occasione per dare visibilità al grande pubblico degli abiti creati da Valentino nel corso degli anni. Addirittura, nella prima sala è stata esposto l’abito “Fiesta”, della collezione primavera-estate 1959 in seta e tulle rosso, che come ci spiega Goblin «è il primo vestito rosso realizzato da Valentino e che fu mostrato, per la prima volta, in via Condotti nel suo “saloon” che ai tempi era uno dei più lussuosi in Europa. L’eccezionalità di questo abito sta nel fatto che sia il tulle a creare movimento. E cosa è la vita? La vita è il movimento. In seconda istanza, c’è da prestare attenzione ai decori floreali, tutti realizzati a mano, uno ad uno».

La scelta del colore rosso, inoltre, è simbolica perché quando ai tempi Valentino iniziò a fare i primi passi nella moda, non era frequente trovarlo, «specificamente a Parigi, dove non era considerato», afferma Goblin. Questo accenno alla sperimentazione e pura creatività, concetti intrinseci nelle creazioni di alta moda, in realtà, prosegue un discorso più ampio e che ha reso possibile Maison Valentino, come la conosciamo noi oggi. Giammetti che, per qualche fugace momento, è stato presente durante la visita alla mostra ha infatti rivelato, che il progetto Valentino è nato con «un po’ di incoscienza, forse anche un pò di ingenuità, ma anche grande coraggio e certezza di credere in Valentino (brand) e in lui (lo stilista). L’ho lasciato libero di fare quello che voleva e non è facile trovare un esempio di due persone che collaborano così in sintonia: è qualcosa di miracoloso che è successo e che si è mantenuto nonostante le difficoltà. Credo che coraggio, ambizione e incoscienza di fare cose che, in quel momento nessuno aveva mai fatto, siano stati gli ingredienti vincenti».
Tra le opere esposte, ci sono molti quadri di collezioni private, alcuni dei quali non possono essere fotografati. Non è certo il caso di “Valentino Garavani”(1974), il ritratto dello stilista romano realizzato da Andy Warhol che si trova all’inizio del percorso espositivo, né di “Le Repos” (1932) di Pablo Picasso, mentre l’obiettivo non ha potuto soffermarsi sulle installazioni appartenenti alle collezioni private, come “Concetto spaziale” (1967) di Lucio Fontana, nè sulla scultura di Francesco Vezzoli che «chiude idealmente il percorso – ci spiega Coliva – . Si tratta di un mezzo busto di una donna che piange lacrime rosso Valentino».

La Fondazione, inoltre, non si limita alla celebrazione della bellezza: è anche un motore di iniziative benefiche. Con l’apertura di Pm23 si continuerà a sostenere istituzioni come il Bambino Gesù e il Policlinico Gemelli, così come la valorizzazione del Teatro Valentino Garavani a Voghera, dimostrando un impegno che va oltre i confini della moda. Pm23 diventa quindi uno spazio espositivo pensato per accogliere progetti culturali, mostre e percorsi educativi innovativi, capaci di generare un dialogo tra arti visive, moda, creatività e società.
L’impegno sociale si riscontra anche nella decisione di rendere gratuito l’accesso alla mostra, almeno fino al 10 giugno, perché come ha rivelato Giammetti «noi siamo a Roma, abbiamo scelto Roma e diamo a Roma quello che ci ha dato».
“Giorgio Armani Privé 2005-2025,Vent’anni di Alta Moda”
La prima volta che sfila una collezione di alta moda di Armani è il 2005. È gennaio e in un loft vicino all’Arco di Trionfo, a Parigi, vengono presentati abiti sartoriali di alta finitura della prima collezione “Giorgio Armani Privé”. In occasione della mostra “Vent’anni di Alta Moda”, alcune di quelle creazioni vengono esposte per la prima volta e già qui il visitatore può accorgersi dei decori minuziosamente realizzati sugli abiti, delle pietre preziose, di cuciture e drappi abilmente posizionati su punti strategici.

Il percorso della mostra segue un filo conduttore: quello del concetto di luce secondo Armani, re-interpretato come riferimento metaforico all’invenzione e concretamente come dettaglio che impreziosisce le superfici: dalle sfumature perlacee che ricordano il suolo lunare alla luminosità di pietre rare.
Tutti gli abiti sono stati esposti seguendo l’ordine cronologico di tutte le collezioni di couture, sottolineando come l’evoluzione creativa di Armani, pur continuando a evolversi, rimane saldo nei principi che lo fondano. Nell’alta moda, infatti, lo stilista pur osando e sperimentando con colori, forme, volumi e tessuto, conserva concretezza e funzionalità, elementi imprescindibili delle creazioni Armani. «Nelle collezioni di alta moda esprimo la mia visione dello stile e dell’eleganza attraverso l’arte dell’artigianalità e del savoir faire: soltanto qui posso farlo senza pormi limiti», rivela lo stesso Armani.

Per chi ha già visitato le precedenti mostre all’Armani/Silos, saprà che la vista non è l’unico senso da attivare per apprezzare il percorso espositivo. Non è da meno nemmeno “Vent’anni di Alta Moda”. La mostra richiede al visitatore di attivare necessariamente tre sensi: la vista per cogliere tutti i dettagli dietro la realizzazione artigianale degli abiti; l’olfatto perché in ciascuna sala d’esposizione viene diffusa la fragranza legnosa dalle note boisé, vetiver e cedro “Bois d’Encens” della maison milanese e infine, l’udito. Per tutta la durata della visita, infatti, viene riprodotta la colonna sonora realizzata appositamente per la mostra da L’Antidote, il gruppo formato da Bijan Chemirani, Rami Khalifé, Redi Hasa, prodotta da Alberto Fabris e mixata da Valerio Daniele.
Giorgio Armani è deus ex machina, curatore e protagonista della mostra che celebra il suo incessante contributo nel tessere la storia della moda italiana. Lo stesso Giorgio Armani, a riguardo, ha rivelato «Vent’anni di Giorgio Armani Privé sono stati un viaggio stupefacente, liberatorio, che ora voglio condividere con un pubblico più ampio, portandolo con me nel sogno a occhi aperti di abiti fatti di fantasia e di grazia. Un mondo prezioso che in mostra diventa una sorpresa che emoziona».