Delirio di onnipotenzaLa guerra di Trump è un gioco, ma la sua deriva autoritaria no

Secondo Robert Kagan il presidente sta «trasformando l’esercito americano nella sua armata personale», scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Il cessate il fuoco voluto da Donald Trump sembra reggere miracolosamente, in un inedito equilibrio della millanteria e dell’impostura in cui ciascuno dei protagonisti canta vittoria e dichiara di avere disintegrato l’altro. E così, dopo che Trump si è vantato di avere annientato il programma nucleare iraniano, Benjamin Netanyahu ha parlato di «vittoria storica» il cui risultato «durerà per generazioni» e il regime dei mullah ha organizzato persino manifestazioni di piazza per celebrare il suo immaginario trionfo su Israele, un rapporto preliminare dell’intelligence americana, rivelato dalla Cnn, sostiene che il bombardamento deciso dalla Casa Bianca avrebbe rallentato il programma nucleare iraniano di appena «pochi mesi» (mentre il New York Times aggiunge che l’uranio arricchito sarebbe stato spostato per tempo in luoghi sicuri). La notizia è stata naturalmente smentita dall’amministrazione Trump, che l’ha definita un tentativo di sminuire i successi del presidente. Prima però che emergessero queste indiscrezioni, Robert Kagan aveva già scritto chiaro e tondo che «ottenere una soluzione duratura solo con i bombardamenti è quasi impossibile».

A suo giudizio i bombardamenti possono servire per guadagnare tempo, ma un regime iraniano determinato probabilmente riprenderà il suo percorso nucleare e per impedirglielo occorrerebbe un sistema di ispezioni molto più intrusivo, che a sua volta richiederebbe una presenza militare sul terreno per garantirne la sicurezza. Ma non è questa la principale ragione per cui Kagan, a suo tempo tra i principali sostenitori dell’intervento americano contro l’Iraq di Saddam Hussein, è contrario all’intervento americano in Iran. Il punto è che «Trump ha assunto un controllo dittatoriale sulle forze dell’ordine del paese. Il Dipartimento di Giustizia, la polizia, gli agenti dell’Ice (l’agenzia responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione) e la Guardia Nazionale rispondono evidentemente a lui, non al popolo né alla Costituzione». E soprattutto «sta attivamente e apertamente trasformando l’esercito americano nella sua armata personale, da usare a proprio piacimento, anche come strumento di repressione interna». Con quello che sta già accadendo ora, figuriamoci cosa potrebbe capitare in tempo di guerra, o magari in seguito a un attentato terroristico. «L’amministrazione potrebbe sostenere che le leggi antiterrorismo le consentono di violare i diritti dei cittadini americani nello stesso modo in cui oggi sta violando quelli dei non cittadini, prelevati per strada da uomini a volto coperto. L’attuale procuratrice generale ha già minacciato di usare le leggi sul terrorismo contro chi lancia pietre contro concessionarie Tesla. Immaginate cosa farà ai manifestanti pacifisti contro la guerra se potrà giustificarsi con una reale minaccia terroristica».

Si tratta di constatazioni inoppugnabili, che dovrebbero preoccuparci non solo perché riguardano la maggiore superpotenza mondiale, nonché principale garante della nostra sicurezza, almeno fino a ieri (vedi le penose contorsioni del vertice Nato e lo straziante tentativo di adulare l’aspirante imperatore da parte del segretario generale, con messaggini che Trump non ha esitato a rendere pubblici). Quello che dovrebbe allarmarci più di ogni altra cosa è che dinanzi a tutto quello che Trump sta facendo negli Stati Uniti, e che Kagan giustamente non esita a definire per quello che è, cioè una chiara torsione autoritaria, il fior fiore dei nostri leader di governo (e persino qualcuno di opposizione) non trova nulla da obiettare, anzi ci trova moltissimo da lodare e da imitare. E lo stesso vale per buona parte della stampa e degli intellettuali che affollano i nostri talk show.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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