
L’Italia è una delle mete privilegiate del turismo di massa, da qualche anno soggetta a crescenti orde di turisti, che risiedono nel paese solo pochi giorni, spesso il tempo di scattare qualche foto, per poi ripartire. C’è però un altro modo di viaggiare. È il turismo lento, un tipo di viaggio che predilige la qualità dell’esperienza rispetto alla quantità di destinazioni spuntate dalla lista delle cose da vedere. Secondo il dossier annuale “Italia, Paese di Cammini”, promosso dalla Casa Editrice Terre di mezzo e realizzato in collaborazione con Appennino Slow, Walk+, Cammini d’Italia e l’Associazione Europea delle Vie Francigene, nel 2024 i pernottamenti lungo i cammini italiani sono stati 1435 mila, con un incremento del sei per cento rispetto all’anno precedente.
Insieme ai cammini immersi in paesaggi naturali si registra però la nascita di un altro tipo di viaggio: i trekking urbani. Si tratta di una pratica che unisce sport, cultura e scoperta del territorio urbano attraverso camminate a piedi lungo itinerari predefiniti o esplorativi all’interno delle città. A differenza del trekking tradizionale, che si svolge tendenzialmente in ambienti naturali, il trekking urbano si svolge tra strade, vicoli, piazze, parchi e aree meno conosciute dei centri abitati, e ha l’obiettivo di coniugare l’attività fisica con la scoperta di angoli nascosti, la visita a monumenti, opere d’arte, botteghe artigiane e luoghi di interesse storico e culturale.

Questa pratica nasce nel 2003 a Siena come movimento e associazione dedicata, proponendo un turismo lento e sostenibile che valorizza non solo i centri storici ma anche le periferie urbane, contribuendo a decongestionare le zone più turistiche e a promuovere una fruizione più equilibrata e partecipata della città. Il trekking urbano si configura quindi come un modo di viaggiare meno strutturato e più rispettoso della qualità della vita delle persone residenti, promuovendo un turismo più sostenibile e “dolce”, cioè adatto a tutte le età e livelli di preparazione atletica.
Negli ultimi anni il trekking urbano ha guadagnato crescente popolarità, e da qualche anno ha una giornata nazionale dedicata, il 31 ottobre, durante la quale in molte città italiane vengono organizzati percorsi di gruppo per scoprire a passo lento angoli urbani suggestivi e poco noti, spesso arricchiti da racconti storici, degustazioni di prodotti tipici e visite culturali. All’edizione del 2024 – la ventunesima – hanno aderito 91 comuni italiani. «Questa nuova filosofia di viaggio invita i turisti a viaggiare in modo lento, consapevole e sostenibile per scoprire le destinazioni rispettandole e custodendo il valore del patrimonio e delle ricchezze che hanno da offrire – si legge sul sito di Trekking Urbano -. Uno degli elementi più inquinanti dell’industria turistica è il trasporto: per questo nello Slow Tourism si tende a privilegiare mezzi sostenibili come il treno o la bicicletta, che diventano parte integrante dell’esperienza, permettendo al turista di ammirare le bellezze del territorio circostante».

La diffusione del trekking urbano testimonia il successo di questa pratica come nuovo metodo turistico che coniuga benessere fisico, interesse culturale e sostenibilità ambientale, rispondendo a una domanda crescente di esperienze di viaggio più autentiche e lente. Anche LaMunt ha scelto l’urban trekking per scoprire la città di Lugano, dal centro storico alla cima del monte Bré. L’esperienza è stata uno strumento per scoprire la capsule collection Adventure Traveller, pensata per accompagnare le donne durante i loro viaggi. Il brand, infatti, ha da poco inaugurato il suo primo monomarca a Monaco di Baviera, ampliando il concetto di community al femminile a tutte le donne che vogliano sperimentare o coltivare la loro passione per il viaggio e la montagna attraverso una serie di iniziative dedicate proprio a sperimentare la libertà di godere di esperienze all’aria aperta. Attraverso il suo abbigliamento LaMunt propone diverse prospettive che raccolgono i modi di vivere l’outdoor combinando performance e funzionalità a un’estetica femminile, senza cadere negli stereotipi “rosa” e con un occhio attento a qualità e sostenibilità dei materiali e della produzione.