Guardare il mondo con occhi diversi, facendosi ispirare dal coraggio delle grandi viaggiatrici dell’Ottocento, ma anche dalla alla street art contemporanea, dai sentieri alpini o dalle vette dell’Atlante marocchino: il viaggio è il filo conduttore di questo itinerario tra mostre, podcast, libri e destinazioni da scoprire. Un percorso che attraversa epoche e geografie, con sei idee e spunti per viaggiare intorno al mondo, ma senza necessariamente alzarsi dal divano.
LA MOSTRA
Superati i tre Toran (tradizionali arazzi indiani) che, come sontuosi portali ricamati, accolgono i visitatori all’ingresso, comincia un giro del mondo sulle tracce di sei grandi viaggiatrici vissute tra l’Ottocento e i primi del Novecento. Succede a “En Route”, la mostra ideata da Karishma Swai, fondatrice nel 2016 della Chanakya Foundation (che promuove le tecniche di ricamo tradizionale indiano come opportunità di riscatto sociale), in collaborazione con Maria Grazia Chiuri, Direttrice artistica womenswear di Dior e che, fino al 20 dicembre, è allestita nei preziosi saloni della Biblioteca Apostolica Vaticana (Cortile del Belvedere V, Città del Vaticano). Una mostra per la quale le artigiane della Chanakya School e i maestri artigiani degli Ateliers Chanakya hanno realizzato cinque mappe e due mappamondi multicolore che con ago e filo riproducono su strati traslucidi di lino essiccato e filati di canapa i percorsi tracciati nei loro viaggi da Elizabeth Bisland Wetmore, Annie Cohen Kopchovsky, Nellie Bly, Gertrude Bell, Agnes Smith Lewis e Margaret Dunlop Gibson.

«È un omaggio al linguaggio universale dell’artigianato e un’ode al coraggio e alla creatività di queste donne straordinarie» ha commentato Karishma Swai. Donne che hanno contribuito a mappare il mondo in anni in cui viaggiare era scomodo, pericoloso e, soprattutto, un affare per soli uomini e le poche coraggiose esploratrici dovevano sfidare pesanti pregiudizi (oltre che pagarsi il viaggio da sole, visto che nessun ente scientifico o universitario le avrebbe mai sostenute). Al centro della mostra,“Femininity, the Trap” (dal titolo di un celebre articolo di Simone de Beauvoir pubblicato nel 1947), la mappa stratificata con il contorno di un corsetto che è un omaggio ad Annie Kopchovsky, la prima donna a girare il mondo in bicicletta, senza corsetto e con i pantaloni. Accanto, un baule di abiti selezionati da Maria Grazia Chiuri che raccontano come il processo di progressiva liberazione dalle costrizioni identitarie sia passato anche dalla trasformazione dei vestiti. E dalla voglia di viaggiare.

IL PODCAST
Si viaggia seguendo itinerari scientifici con il nuovissimo podcast “Orizzonti di ricerca”promosso dall’Università di Milano-Bicocca. Tra i ghiacci dell’Antartide o le pietre di Stonehenge, nella barriera corallina delle Maldive o sulle vette di Rwanda, Nepal e Perù, questo progetto cerca di rispondere a tante e diverse domande scientifiche. In tutto, cinque episodi che offrono uno sguardo sul mondo e sulle sfide della ricerca portando nel cuore delle spedizioni, tra preparazione meticolosa, imprevisti e scoperte. Realizzata da Intreccimedia e curata dal giornalista Angelo Miotto, la serie segue l’attività e le scoperte condotte dai Centri di ricerca dell’Università Bicocca in collaborazione con organizzazioni scientifiche internazionali. Disponibile su Spotify e sulle principali piattaforme, il podcast sarà presentato a Milano alla Fiera del consumo critico “Fà la cosa giusta”, dal 14 al 16 marzo negli spazi di Rho Fiera Milano. Il primo, sabato 15 marzo alle 15.30, con Valter Maggi (docente di Geografia fisica) e Giovanni Baccolo (glaciologo) per capire perché è così importante studiare i ghiacciai. Il secondo, domenica 16 marzo alla stessa ora per parlare delle scoperte del professore di Ecologia Paolo Galli al MaRHE Center, il centro di ricerca dell’Università Bicocca alle Maldive, insieme a Lorenzo Peter Castelletto, fotografo naturalista e divulgatore scientifico per l’Area Marina Protetta Miramare di Trieste Adriatico.
IL VIAGGIO
Camminate in quota, percorsi artistici tra le opere di artisti di tutto il mondo e perfettamente integrate nell’ambiente circostante, sentieri d’acqua a mezza costa (i Waalwege di Brandis e Marlengo) cioè i percorsi che costeggiano gli antichi canali di irrigazione dei campi) e golosi itinerari tra i meleti. Insieme alla cucina del territorio, che vanta di numerosi ristoranti pluripremiati, sono gli ingredienti di un viaggio a Lana, in Trentino Alto Adige, il comune nei pressi di Merano famoso per il suo speciale microclima “mediterraneo in terre alpine” e un’estensione territoriale che va dai meleti a Sud di Merano fino all’altipiano di Foiana.
IL LIBRO
«Dal momento in cui sono sceso dalla nave da crociera al momento in cui salirò sull’aereo per Chicago devono passare quattro ore che sto cercando di ammazzare facendo il punto su quella specie di puzzle ipnotico-sensoriale di tutte le cose che ho visto, sentito e fatto per il reportage che mi hanno commissionato». Il saggio “Una cosa divertente che non farò mai più” è l’affilata (ed esilarante) analisi antropologica del viaggiatore firmata da David Foster Wallace, frutto di un reportage su una settimana di crociera extra lusso ai Caraibi, commissionato all’autore da Harper’s Magazine nel 1996 e pubblicato con il titolo originale “Shipping Out”. In Italia il saggio è uscito nel 1998 per Minimum fax. Un libro che, trent’anni dopo, non ha perso nulla della sua intelligente corrosività e capacità di mettere a fuoco debolezze, idiosincrasie e aspettative dell’essere umano in vacanza. Soprattutto a bordo di una nave da crociera. E che, con grande anticipo, fotografa il turismo mordi e fuggi.

IL VIAGGIO
Una meta di grande fascino e adatta anche alla primavera? Marrakesh o meglio il “rifugio” cinque stelle a un’ora dalla città imperiale, riaperto a un anno dal terribile terremoto che ha colpito la regione. È Kasbah Tamadot, nel cuore delle montagne dell’Atlante, l’hotel fondato dal patron di Virgin Group, sir Richard Branson, sulle colline marocchine dell’Alto Atlante, tra valli, foreste, picchi innevati e villaggi berberi. Dopo un anno, dunque, si può tornare a esplorare (a piedi o in bici) i sentieri di queste montagne o rilassarsi tra le rose e i cactus del giardino, a bordo piscina, nella Spa o al ristorante gourmet. In tutto, ventotto camere esclusive (tra cui dieci tende berbere super eleganti e attrezzate) tutte con vista mozzafiato su queste antichissime montagne. Il soggiorno non è per tutti, ma Kasbah Tamadot è anche un progetto che sostiene l’empowerment delle comunità locali e finanzia botteghe e laboratori artigianali. Per informazioni, [email protected]

LA MOSTRA
Compie dieci anni e sceglie di festeggiare viaggiando il MUDEC (Museo delle Culture) di Milano. Si comincia il 20 marzo con l’inaugurazione di due mostre: “Travelogue. Storie di viaggi, migrazioni e diaspore” (fino al 21 settembre) e “Dal muralismo alla Street Art” (fino al 29 giugno). La prima, a cura di Katya Inozemtseva e Sara Rizzo, parla del viaggio delle persone e degli oggetti, a partire dal 1869, inaugurazione del Canale di Suez, e in otto sezioni (dal viaggio mitico alla transumanza, dal souvenir al racconto di viaggio) apre una nuova prospettiva sul tema toccando la questione cruciale delle migrazioni e delle diaspore. E, allo stesso tempo, raccontando anche la genesi delle collezioni del MUDEC, una raccolta di manufatti portati da diverse parti del mondo da cittadine e cittadini, uomini d’affari, viaggiatori e ricercatori. La seconda, invece, chiama a raccolta dieci street artist contemporanei e li mette a confronto con i grandi “muralisti” del passato, invitandoli a creare opere site specific per tracciare un percorso urbano che tocca Città del Messico, New York, Parigi e naturalmente anche Milano (fino al 29 giugno, per informazioni www.mudec.it).