Dopo avere spinto i dirigenti del suo partito a lanciarsi in una missione suicida sul referendum della Cgil per abrogare una legge fatta da loro, averlo perso malissimo e avere pure costretto i suddetti dirigenti a cantare vittoria da tutte le televisioni e i giornali del paese, Elly Schlein ha potuto dedicarsi alle prossime elezioni regionali senza nemmeno il fastidio di una discussione, uno scambio di vedute, un chiarimento piccino picciò sulle ragioni di quella epocale sconfitta, tanto più assurda perché gratuitamente autoinflitta (del resto, di quale sconfitta avrebbero dovuto discutere, se avevano praticamente stravinto?).
Non c’è dunque da stupirsi se i frutti della sua strategia – l’unica strategia concepita nel Pd da almeno sei anni (e tre segretari) a questa parte: implorare Giuseppe Conte di allearsi con loro – sono, per l’appunto, quelli che vediamo quotidianamente da sei anni (e tre segretari) a questa parte: un’umiliante processione di sindaci, ex ministri e dirigenti di partito, tra due ali di giornalisti del Fatto quotidiano che li insultano e li bersagliano con verbali d’intercettazione e d’interrogatorio, costretti a battersi il petto per invocare la clemenza dell’avvocato del Popolo. Oggi è il turno di Matteo Ricci, fino a poche settimane fa candidato in pectore nelle Marche dell’intero campo largo o come si chiama adesso, pure con discrete probabilità di vittoria, che dopo l’interrogatorio con i pubblici ministeri dovrà attendere il giudizio politico del tribunale contiano.
«Domani Matteo Ricci andrà in Procura e sentiremo cosa avrà dichiarato, se avrà risposto in modo esauriente o se si sarà trincerato in una facoltà, ovviamente legittima per l’indagato, di non rispondere», ha dichiarato ieri Conte, leccandosi i baffi. Ovviamente l’eventuale rottura nelle Marche avrebbe conseguenze anche sulla Campania, dove peraltro la candidatura del grillino Roberto Fico deve già fare i conti con le minacciose invettive di Vincenzo De Luca, nonostante il suo recente incontro diplomatico con Schlein (dall’esito paragonabile a quello tra Donald Trump e Ursula von der Leyen, a occhio). Nel frattempo, in un’intervista a Vanity Fair, la sindaca di Genova, Silvia Salis, osserva candidamente che «c’è un tema di leadership su cui la sinistra e il campo progressista devono lavorare». Ma se il tema è ormai evidente a tutti, per lo svolgimento bisognerà attendere l’esito delle regionali.
Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo argomento.
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