
Allarme Marche per il centrosinistra. Nel cosiddetto Ohio delle prossime regionali la situazione è molto altalenante, ma negli ultimi giorni a Matteo Ricci, l’europarlamentare già sindaco di Pesaro, sono giunti un po’ di segnali negativi. Era partito forte, il candidato del campo largo, in testa nei primi sondaggi, poi piano piano l’attuale presidente della Regione Francesco Acquaroli pare abbia recuperato qualcosa.
I due fatti nuovi andranno valutati da chi è sul campo, ma a vederli da Roma hanno un certo rilievo. Il primo è che, secondo quanto si è appreso, Giorgia Meloni ha intenzione di spendersi molto in prima persona per il suo Acquaroli per ragioni facilmente intuibili: perdere le Marche suonerebbe come uno schiaffo a Fratelli d’Italia – peraltro mentre la Lega riprende il suo Veneto – e dunque come uno schiaffo a lei. Ora, è vero che non farà come Massimo D’Alema che, sicuro di vincere, gettò il suo governo sul tavolo verde appunto delle Regionali (era il 2000) con il risultato che, perdendole, dovette lasciare Palazzo Chigi.
E tuttavia una sconfitta nelle Marche significherebbe il famoso quattro a uno agognato da Elly Schlein, trampolino di lancio per tenere la sua leadership della coalizione e al tempo stesso segnerebbe una prima vistosa sconfitta della premier proprio mentre i sondaggi nazionali vanno bene. Viceversa, un tre a due confermerebbe la situazione attuale: Veneto e Marche alla destra, Toscana, Campania e Puglia al centrosinistra. Il midterm così sarebbe buono per Meloni, non buono per Schlein.
La seconda notizia, che elettoralmente forse vale poco ma politicamente non pochissimo, è il niet di Carlo Calenda a Ricci, senza che questo comporti un appoggio a Acquaroli: Azione non presenterà il suo simbolo e lascerà ai suoi elettori libertà di coscienza. «Io uno che come prima cosa dice che è contro il termovalorizzatore non lo voto», dice Calenda criticando la campagna elettorale Ricci, «che sembra quella di Avs», per di più avendo espresso «posizioni non chiare sull’Ucraina».
In effetti anche dalle parti riformiste del Partito democratico si sono registrate delle perplessità sulla linea di Ricci giudicata troppo schiacciata a sinistra. Ovviamente c’è chi ha visto nella scelta di Calenda un favore, un ammiccamento a Meloni, tesi che non sfiora minimamente il diretto interessato: «Noi guardiamo ai programmi, non ai giochini nazionali».
Di certo, questo mancato appoggio di Azione al centrosinistra nell’Ohio d’Italia non è un bel segnale per la coalizione che spera di allargarsi. Il campo larghissimo dunque nelle Marche non ci sarà. A differenza di Genova: dove vinse.