Il viaggio del vino che troviamo in bottiglia inizia da lontano: in questo caso, più di cinque anni fa, quando i proprietari di un terreno in Alto Adige, vocato al Pinot Nero, hanno iniziato a prepararlo per la giornata dell’impianto. Negli anni qui ci sono state solo erbe, patate, mais, una rotazione delle colture per arrivare l’ultimo anno prima dell’impianto al sovescio, che è cresciuto rigoglioso e coloratissimo.
Poi sono arrivati i pali di legno di castagno, e si è deciso il sesto d’impianto: la distanza tra le file e tra una vite e l’altra sulla fila è determinante per creare la struttura del vigneto e per decidere il sistema di allevamento delle viti. Infine si posiziona il sistema di irrigazione, da usare se necessario e solo in caso di emergenza.
Circa un anno prima dell’impianto, occorre decidere la varietà, i cloni e i portainnesto: a seconda del tipo di terreno, dell’altitudine, dell’esposizione e della posizione nel territorio, vicino a boschi o ad altri vigneti o altre colture, si decide qual è la migliore soluzione possibile. Un punto non banale di cui tener conto soprattutto in un momento così fragile e instabile a livello climatico. Piantare una varietà di vitigno non adatto a un certo tipo di terroir significa mettere a rischio il futuro del vigneto.
Nei giorni prima dell’impianto si taglia il sovescio tra le file e si libera il sottofila. Dopo una leggera erpicatura, per liberare il terreno da eventuali erbe infestanti, si inizia finalmente a piantare le barbatelle.
Se fatto manualmente è un lavoro lungo, lento, di precisione ma anche di fatica e di tenacia. Ed è un lavoro che non ripaga subito, anzi. Perché quelle barbatelle devono avere il giusto tempo per ambientarsi, attecchire e trovare il loro spazio, e diventeranno produttive con uva da vino non prima di tre anni. Un tempo infinito se pensiamo all’investimento che ha richiesto l’impianto.


Qualche giorno dopo l’impianto, succede la magia: le barbatelle cominciano a produrre dei germogli, e nascono le prime foglie. Manca ancora molto all’uva, ma è già un primo determinante passaggio per arrivare, dopo almeno quattro anni, alla nostra bottiglia.
