
Due Maison storiche – Perrier-Jouët e G.H. Mumm, entrambe nella galassia Pernod Ricard – stanno rimodellando i propri processi di produzione dello Champagne a partire dalla vigna. Quella che viene presentata come una “rivoluzione silenziosa” prende le mosse nel sottosuolo, dove l’agricoltura rigenerativa cerca di rinvigorire il bioma facendo emergere la sostenibilità non come un’etichetta di marketing, ma come una filosofia guida nella ricerca della durabilité – termine che in francese viene utilizzato come un sinonimo di sostenibilità.
È infatti con l’intensificarsi delle pressioni climatiche e con il declino della biodiversità che le Maison stanno spostando l’attenzione dalle pratiche sostenibili a quelle rigenerative, un approccio che mira non solo a preservare la natura, ma a ripristinarne la vitalità.
Evolvere in simbiosi con la natura
Il percorso della Maison Perrier-Jouët verso la viticoltura rigenerativa è iniziato già nel 2016, quando sia Perrier-Jouët che G.H. Mumm hanno ottenuto la doppia certificazione Haute Valeur Environnementale (Hve) e Viticulture Durable en Champagne (Vdc). Ma è stata la convinzione interna a spingere ulteriormente la transizione.
«I fondatori della Maison Perrier-Jouët, Pierre-Nicolas Perrier e Rose-Adélaïde Jouët, erano noti per le loro idee progressiste in materia di viticoltura e gestione del vigneto» rimarcano da Epernay. «La Maison ha sempre avuto la reputazione di produrre uve di alta qualità in vigneti curati. E quando abbiamo pensato di trasformare il vigneto della Maison, l’idea di continuare a evolvere in simbiosi con la natura era evidente per noi».
Questa filosofia si è concretizzata in un programma formale di rigenerazione, avviato con sperimentazioni e raccolta dati, oggi esteso sia ai terreni della Maison che a quelli dei partner. «Il nostro obiettivo era anche quello di ispirare i nostri partner viticoltori (i conferitori, ndr) e il mondo della Champagne nel suo complesso a compiere questa transizione, dando l’esempio e dimostrando che tali pratiche non solo sono praticabili, ma sono anche un vero passo avanti in termini di qualità nella gestione dei vigneti», spiegano dalla Maison. Attualmente, oltre il 63 per cento dei partner è certificato Vdc e più di duecento sono stati formati o sensibilizzati alle pratiche agroecologiche.
Il messaggio non intende essere una questione di marketing, ma di sostanza. «Proporre questo nuovo modello sostenibile non è tanto una questione di reputazione… quanto piuttosto un modo per diffondere un messaggio di speranza attraverso i risultati molto soddisfacenti di queste pratiche, sia per i nostri partner vitivinicoli che per il resto del mondo della Champagne», insistono ancora da Epernay.
La differenza già nei vins clairs
Dal 2020, la Maître de Cave Séverine Frerson e il suo team conducono esperimenti comparativi per valutare l’impatto delle colture di sovescio a base di fiori e biomassa già nei vins clairs – ovvero i vini base da cui vengono poi lavorati gli Champagne. E i risultati sembrano essere tangibili. «Possiamo identificare chiaramente la qualità dei vins clairs prodotti da queste parcelle, nonché l’effetto benefico delle colture di sovescio sul ciclo vitale delle viti, in particolare durante l’estate», dicono dalla Maison.
I benefici non si limitano alla salute delle uve: le parcelle rigenerative offrono una protezione naturale contro condizioni meteorologiche estreme. «Preservano la freschezza in vigna, creando una barriera in caso di sole – aggiungono – e le parcelle vitiforestali installate dal 2023 aiutano la flora e la fauna a proteggere i terreni dalle radici e dalla presenza di insetti, farfalle, vermi e collemboli. Gli alberi e le siepi creano anche una bolla climatica, limitando gli effetti del riscaldamento globale e proteggendo il vigneto e la fauna da stress termico, vento ed evaporazione».
Alla base dell’intero progetto c’è il suolo. «Prendersi cura dei nostri terreni è una priorità fondamentale per la Maison Perrier-Jouët. Sotto i nostri piedi, c’è un intero universo di microrganismi che intrattengono scambi essenziali con le viti». Un dialogo profondo, che coinvolge il bioma terrestre e l’ecosistema di superficie – come evidenziato negli approfondimenti curati da Gastronomika sull’agricoltura rigenerativa – grazie alle radici che penetrano nel sottosuolo calcareo e portano in superficie acqua e minerali. «Tutti questi scambi devono essere incoraggiati, in particolare riducendo il nostro intervento sui terreni», chiosano da P-J, con i primi dati a confermare la bontà del percorso. «I risultati intermedi – spiegano da Epernay – mostrano una maggiore presenza di lombrichi nelle parcelle sperimentali, e il conteggio degli insetti mostra anche la presenza di coleotteri, sirfidi, coccinelle e crisope nelle chiome. Questi sono indicatori di un ecosistema sano».

«La viticoltura rigenerativa è oggi la soluzione ideale»
Attualmente il 43 per cento dei vigneti di Perrier-Jouët è coltivato secondo i principi rigenerativi, ma l’obiettivo è raggiungere il cento per cento entro il 2030. «Obiettivo ambizioso, ma motivante – spiegano dalla Maison – prima di tutto una scelta che segue la nostra filosofia, guardando a una viticoltura sostenibile, in sintonia con un approccio rispettoso della natura e del suo ecosistema».
Sul fronte della comunicazione, l’approccio cauto. «Al momento non abbiamo un’idea precisa sulla possibilità per Perrier-Jouët di rivendicare il suo progetto di viticoltura rigenerativa sulle etichette – dicono – ma l’obiettivo finale è creare un prodotto che superi le sfide legate al cambiamento climatico, un vino che trascenda il tempo stesso e continui a mettere in mostra lo stile della Maison Perrier-Jouët in modo responsabile: floreale, complesso ed elegante».
L’influenza di questo percorso di lavoro sembra già evidente, dato che «il nostro lavoro nella viticoltura rigenerativa ha portato alla produzione di vini di altissima qualità, in particolare negli appezzamenti con colture di sovescio di fiori e biomassa: questi vini di grande finezza vengono ora utilizzati dal nostro chef de caves per sublimare gli assemblaggi delle nostre cuvée». Il percorso prosegue infatti in cantina, dato che la nuova struttura in Perrier-Jouët include un’ala dedicata esclusivamente alla vinificazione delle parcelle rigenerative, con Chardonnay di Avize e Pinot Nero di Ay e Ambonnay fermentati in piccole vasche d’acciaio e affinati in botti di rovere francese, scelte per la loro capacità di esaltare le note floreali e la texture.
«Il varo recente della nostra nuova cantina è un segno della nostra determinazione a trovare nuovi modi per mantenere costantemente la firma aromatica e lo stile della Maison», sottolinea la chef de caves Séverine Frerson-Gomez.

Viticoltura (rigenerativa), identità e terroir
Se in Perrier-Jouët dichiarano esplicitamente l’obiettivo – «confidiamo che la viticoltura rigenerativa diventerà davvero parte dell’identità della Maison, mettendo in mostra questo approccio olistico e i suoi benefici nei vini con lo stile e l’identità ereditati da oltre duecento anni di lavoro» – anche alla Maison Mumm l’approccio alla viticoltura rigenerativa trova spazio. Lo chef de cave Yann Munier, terza generazione di una famiglia di viticoltori e agronomo, ha abbracciato il suo ruolo di «custode del territorio e del Pinot nero», il vitigno simbolo della Maison. Nonostante le difficili condizioni climatiche del 2024, Munier ha portato in cantina vini di Pinot nero che definisce «limpidi e di qualità straordinaria», confermando il potenziale di pratiche più resilienti.
Dunque in Champagne, dove il terroir è sacro e la tradizione venerata, questo focus radicale sulla terra potrebbe rivelarsi un passo audace e promettente.
