
Mi pare che tutte le questioni fondamentali della politica mondiale, nella stagione terribile che stiamo vivendo, si possano ridurre alle seguenti domande: sono più fessi quelli che pensano che Vladimir Putin sia di sinistra o quelli che pensano che Benjamin Netanyahu sia un baluardo della democrazia occidentale? Quelli che considerano Donald Trump il campione della lotta contro le élite e il difensore della pace nel mondo o quelli che credono che la terra sia piatta?
O ancora, per venire a cose a noi più vicine, ma strettamente collegate alle precedenti: sono più fessi quelli che si sono bevuti la storia dell’evoluzione progressista di Giuseppe Conte o quelli che credono alla conversione liberale e persino «draghiana» di Giorgia Meloni?
Il motivo principale dell’angoscia che mi attanaglia ogni volta che apro un giornale o accendo la televisione non è tanto nello spettacolo straniante della continua, progressiva, inarrestabile discesa verso una perfetta ripetizione degli anni Trenta verso cui il mondo intero mi sembra incamminato, solo con un di più di grottesco e di ridicolo a mischiare ulteriormente le carte, quanto l’evidente inconsapevolezza della maggior parte di noi – politici, osservatori, semplici cittadini – ognuno preso dalle proprie ossessioni e dalle proprie idiosincrasie, ognuno accecato dalla propria fissazione ideologica e dal proprio interesse di cortissimo respiro, ognuno col suo feticcio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro ai fatti suoi.
Riuscire a risvegliare anche solo un’altra persona da un simile stato di sonnambulismo, e magari verificare se ci sia ancora là fuori qualcun altro consapevole della situazione e del pericolo, per provare almeno a tendergli la mano, fosse pure solo per farci coraggio a vicenda, ecco lo scopo principale di questa newsletter, se non l’unico, di cui mi pare onesto avvertire il lettore.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.