Da quando l’Unione europea ha lanciato il piano di riarmo, tutti coloro che fino al giorno prima sostenevano che la Russia avrebbe polverizzato l’Ucraina in un attimo e che questa non avesse alcuna possibilità di resistere, hanno cominciato a utilizzare l’argomento opposto: se in tre anni Mosca non è riuscita nemmeno a conquistare l’Ucraina, come può essere una minaccia per noi?
Naturalmente, in tempi di infantilizzazione delle classi dirigenti e dell’intero dibattito pubblico, questo capovolgimento logico ha preso la consueta forma dell’argomento specchio-riflesso. E cioè: ma come, proprio voi dicevate che la Russia non stava affatto stravincendo in Ucraina, che era a pezzi, che non ce l’avrebbe mai fatta, dunque, di cosa vi preoccupate, a che ci servono le armi?
Ma non c’è alcuna contraddizione nel contrastare la propaganda dell’invasore, nel sostenere che può essere battuto e che non bisogna perdersi d’animo, e nel fare al tempo stesso tutto il possibile per rafforzare le proprie capacità di difesa. La contraddizione logica è semmai di chi dice che non bisogna fare nulla per opporsi all’aggressore, a prescindere, prima perché è troppo forte e poi perché è troppo debole.