Scotch economyIl whisky scozzese schiva i dazi americani svoltando sull’India

Un recente accordo tra Regno Unito e India porta a una drastica riduzione dei dazi commerciali, aprendo la strada per un incremento fino a un miliardo di sterline nei prossimi cinque anni. Gli States rimangono un partner cruciale (a valore) e la Scotch Whisky Association guarda con attenzione al nuovo accordo Regno Unito-Unione europea

Gli alambicchi di Old Pulteney (importato in Italia da Compagnia dei Caraibi, credits Old Pulteney)
Gli alambicchi di Old Pulteney (importato in Italia da Compagnia dei Caraibi, credits Old Pulteney)

Nel 2024 le esportazioni di Scotch Whisky hanno raggiunto quota 1,4 miliardi di bottiglie, qualcosa come 44 bottiglie al secondo spedite ai quattro angoli del mondo per un valore complessivo che la Scotch Whisky Association (Swa) stima in 5,4 miliardi di sterline – registrando un -3,7 per cento in valore nonostante un incremento del 3,9 per cento in volume. Numeri importanti, che nel 2025 potrebbero rappresentare un obiettivo sfidante per la congiuntura economica non facile e soprattutto per le tensioni commerciali (leggi dazi) che inevitabilmente influenzano il consolidamento della domanda.

Pressioni Usa e svolta indiana
«A livello internazionale – chiosa Emily Weaver Roads, vicedirettrice internazionale della Swa – alcuni mercati-chiave si trovano ad affrontare ostacoli specifici che hanno creato barriere al commercio e all’accesso. Gli Stati Uniti rappresentano il nostro mercato più prezioso e sono vitali per molte aziende che stanno consolidando il proprio portafoglio di esportazioni. È importante che i colloqui tra i governi proseguano per ridurre l’attuale onere tariffario del 10 per cento per lo Scotch negli Stati Uniti». In effetti il mercato a stelle e strisce nel 2024 si è confermato cruciale, con importazioni per circa 971 milioni di sterline, mentre l’India ha riconquistato lo scalino più alto del podio per volumi, con 192 milioni di bottiglie.

Proprio il subcontinente potrebbe rivelarsi una destinazione capace di uno slancio ulteriore grazie all’accordo di libero scambio tra Regno Unito e India, firmato nel luglio 2025, che prevede una riduzione immediata dei dazi sullo Scotch dal 150 al 75 per cento e poi un ulteriore ribasso fino al 40 per cento nell’arco di dieci anni.
«Stiamo invece monitorando gli sviluppi del nuovo accordo Regno Unito-Unione europea – aggiunge Weaver Roads – per capire come l’industria del whisky scozzese possa trarne vantaggio. Questo sarà importante per i consumatori in mercati come l’Italia, dove le esportazioni di Scotch Whisky valevano 60,4 milioni di sterline nel 2024».

Emily Weaver Roads, vicedirettrice internazionale Scotch Whisky Association (credits SWA)
Emily Weaver Roads, vicedirettrice internazionale Scotch Whisky Association (credits SWA)

Congiuntura fragile, ma non scema la fiducia
D’altra parte, oltre ai dazi, sono le difficoltà stesse dell’economia mondiale a frenare i consumi. Sebbene l’industria del whisky scozzese abbia registrato una forte crescita dopo il covid – specifica la vicedirettrice Swa – si trova attualmente ad affrontare una serie di sfide. Le aziende di tutte le dimensioni, ma in particolare le Pmi, stanno operando sotto una notevole pressione legata all’aumento dei costi di produzione, dall’incremento dei prezzi delle materie prime e dell’energia fino al costo del lavoro. Anche la spesa dei consumatori ne risente, con un impatto che si fa sentire lungo tutta la catena di approvvigionamento e nel settore dell’ospitalità».

Weaver Roads ricorda però come l’industria dello Scotch Whisky sia storicamente resiliente, avendo superato tempeste simili in passato, «quindi queste sfide a breve termine sono mitigate dalla fiducia nella crescita a lungo termine, in particolare a livello mondiale. Questa speranza è stata rafforzata dal recente accordo di libero scambio tra Regno Unito e India, che potrebbe vedere le esportazioni aumentare fino a un miliardo di sterline nei prossimi cinque anni, ampliando la scelta dei consumatori con una più ampia selezione di marchi sul mercato».

Secondo i dati Swa, la regione Asia-Pacifico nel suo complesso continua a registrare ottime performance complessive, con un valore di 1,6 miliardi di sterline nel 2024 e 419 milioni di bottiglie esportate.

La distilleria scozzese Glen Scotia a Campbeltown (importata in Italia da Compagnia dei Caraibi)
La distilleria scozzese Glen Scotia a Campbeltown (importata in Italia da Compagnia dei Caraibi, credits Glen Scotia)

Il più grande esportatore di prodotti alimentari e bevande del Regno Unito
La Scozia conta attualmente 152 distillerie di whisky operanti, segno di quella resilienza citata dalla vicedirettrice Swa, e si stima un contributo al Pil per oltre sette miliardi di sterline (dati 2022) con circa 41.000 addetti in Scozia e 25.000 nel Regno Unito. Tutto questo con un ecosistema composto da alcuni big player – Diageo e Pernod Ricard da sole fanno più di metà del mercato – e molti indipendenti, che contribuiscono alla “biodiversità” dello Scotch e all’innovazione.

«Nel complesso – conclude Weaver Roads – siamo fiduciosi che, con il giusto supporto sia a livello nazionale che sui mercati internazionali di destinazione, il più grande esportatore di prodotti alimentari e bevande del Regno Unito possa continuare a prosperare oggi, attraversando questo periodo difficile, e domani».

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