Se Mosca dovesse varcare un confine orientale dell’Unione europea, i carri armati della Nato rischierebbero di restare bloccati non sul campo, ma sotto un ponte. O in un tunnel troppo stretto. O ancora a una frontiera, impigliati nella burocrazia. È lo scenario delineato con nettezza da Apostolos Tzitzikostas, Commissario europeo ai Trasporti, in un’intervista al Financial Times.
Le infrastrutture europee non sono progettate per una mobilità militare rapida, e in caso di conflitto con la Russia questa condizione potrebbe trasformarsi in un rischio strategico. «Abbiamo ponti vecchi da rinforzare, ponti troppo stretti da allargare e, in alcuni casi, ponti che ancora non esistono», ha detto Tzitzikostas. «Oggi spostare truppe da ovest a est può richiedere settimane, in alcuni casi mesi».
Il commissario ha quindi proposto un piano da diciassette miliardi di euro per potenziare cinquecento snodi infrastrutturali lungo quattro corridoi militari europei, definiti in coordinamento con la Nato. I dettagli sono riservati per motivi di sicurezza, ma la logica è chiara: convertire strade e ferrovie civili in arterie capaci di sostenere la pressione di operazioni militari su larga scala.
Il cuore del problema sta nei numeri. Le strade europee sono progettate per camion da massimo quaranta tonnellate. Un carro armato ne pesa fino a settanta. Inoltre, il sistema ferroviario non è omogeneo: standard tecnici differenti tra Stati, binari non compatibili e regole doganali diverse creano ostacoli alla rapidità dei movimenti. A questo si aggiungono barriere burocratiche che, come ha detto Tzitzikostas, possono portare i carri armati a rimanere «incastrati nelle carte».
Il progetto, che dovrebbe essere presentato ufficialmente entro la fine dell’anno, si inserisce in un più ampio processo di preparazione strategica del continente. L’Unione europea ha avviato un piano di riarmo che potrebbe arrivare a investire fino a ottocento miliardi di euro, anche in risposta al possibile disimpegno degli Stati Uniti dalla sicurezza europea. E il nuovo segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha avvertito che la Russia potrebbe attaccare un Paese dell’alleanza entro il 2030.
Ma le ambizioni si scontrano con la realtà dei bilanci: i diciassette miliardi proposti rischiano di essere ridotti durante i negoziati per il budget 2028–2034. Intanto però la guerra in Ucraina ha dimostrato che la logistica è una delle prime vittime dei conflitti moderni, ma anche una delle prime armi decisive. Chi riesce a spostare uomini e mezzi in poche ore, invece che in settimane, ha un vantaggio strategico. E oggi l’Europa, nel suo insieme, non è ancora pronta.