Altrimenti ci arrabbiamoTrump dice che la Russia dovrà negoziare un accordo di pace entro una decina di giorni

Il presidente degli Stati Uniti ha concesso a Putin meno di due settimane per porre fine alla guerra in Ucraina, abbreviando la scadenza di cinquanta giorni fissata precedentemente. Se non lo farà ci saranno nuove sanzioni contro Mosca

AP/Lapresse

Donald Trump ha perso la pazienza nei confronti di Vladimir Putin. Adesso il presidente americano ha messo la faccia cattiva e deciso che non farà altre concessioni, politiche o di altro genere, al dittatore russo. Quindi il tempo per raggiungere un accordo di pace con l’Ucraina, dice Trump, si riduce a una decina di giorni, dodici al massimo, comunque meno delle due settimane canoniche che il presidente degli Stati Uniti usa come unità di misura standard per tutte le cose.

Trump ha parlato ieri in Scozia, dopo l’incontro con Ursula von der Leyen sui dazi, durante un faccia a faccia con il primo ministro britannico Keir Starmer. «Fisserò una nuova scadenza di circa dieci o dodici giorni a partire da oggi», ha detto Trump in risposta a una domanda di un giornalista. «Non c’è motivo di aspettare». Quindi Trump ha tagliato la precedente scadenza fissata a cinquanta giorni: un po’ larga per i suoi standard. «Pensavamo di aver risolto la questione diverse volte – ha aggiunto – e poi il presidente Putin se ne va e inizia a lanciare razzi su qualche città come Kyjiv e uccide un sacco di persone in una casa di cura o qualcosa del genere. Ci sono cadaveri sparsi per le strade, e io dico che non è questo il modo di agire. Quindi vedremo cosa succederà».

Se il Cremlino non dovesse adeguarsi alle richieste, «sarebbero previste sanzioni e forse dazi, dazi secondari», ha detto ancora Trump.

La nuova posizione, più dura e aggressiva nei confronti di Mosca, sembra conseguenza di una postura diversa del presidente statunitense su tutto il dossier ucraino: da qualche settimana, sembra aver riportato gli Stati Uniti sulle posizioni filo-occidentali e atlantiste, dalla parte di Kyjiv e non dell’invasore russo. «I commenti di Trump delle ultime settimane riflettono il continuo cambiamento rispetto alla sua posizione quasi conciliante», scrive il Guardian. «I diplomatici statunitensi hanno chiesto alla Cina di interrompere le esportazioni di beni dual use che, secondo Washington, contribuiscono alla base industriale militare della Russia».

Due settimane fa, Trump ha promesso una serie di nuove sanzioni punitive contro la Russia se Putin non avesse avviato un periodo di cessate il fuoco per i negoziati. Con quella promessa aveva annunciato anche un accordo per l’acquisto, da parte degli alleati europei, di miliardi di dollari in armamenti per l’Ucraina, inclusi i sistemi di difesa missilistica Patriot.

La settimana scorsa c’è stato un vertice a Istanbul tra Ucraina e Russia, il terzo negli ultimi tre mesi. Anche questo non è servito a trovare un accordo di pace. Anzi, il dialogo non è nemmeno iniziato. L’unico argomento di conversazione possibile è lo scambio di prigionieri. Per il resto, fin qui, la Russia non si è mai mossa dalle sue posizioni imperialiste. Chissà che la nuova minaccia, un po’ spuntata e un po’ improvvisata, di Donald Trump non possa far cambiare idea a Putin.

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