Guerra e paceNetanyahu va da Trump per parlare della tregua a Gaza

L’obiettivo dell’incontro è chiudere un accordo sul cessate il fuoco, recuperare altri ostaggi catturati da Hamas e impostare il futuro post-bellico della Striscia

AP/Lapresse

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è partito in direzione Washington per incontrare il presidente Donald Trump. L’obiettivo è chiudere un accordo sul cessate il fuoco a Gaza e impostare il futuro post-bellico della Striscia. Si punta a una tregua di sessanta giorni, durante la quale Hamas rilascerebbe dieci ostaggi in vita e diciotto salme, mentre Israele ritirerebbe le forze in una zona cuscinetto.

Dopo l’operazione militare contro le basi nucleari iraniane, Trump sembra voler spingere verso una stabilizzazione della regione. «MAKE THE DEAL IN GAZA. GET THE HOSTAGES BACK!!!», ha scritto, in caps lock, il presidente americano su X nei giorni scorsi. Netanyahu ha detto che l’incontro con Trump può «aiutare a concludere l’intesa» e fa sapere che Israele non accetterà la sopravvivenza politica o militare di Hamas. Secondo lui, il presidente americano «può certamente aiutare a far progredire gli sforzi per il cessate il fuoco». Poi ha aggiunto che Israele «non ha mai avuto un amico simile alla Casa Bianca».

Come riportato da Axios, al centro dei colloqui c’è la gestione del “day after”, ovvero chi governerà Gaza dopo la guerra. È escluso che Netanyahu possa accettare un ritorno del gruppo terroristico, più probabilmente proporrà un’amministrazione congiunta tra Paesi arabi moderati e leader locali “non affiliati” a movimenti politici. Ma al momento Egitto, Giordania, Emirati Arabi e Arabia Saudita respingono questa ipotesi senza un ruolo chiaro per i palestinesi e senza una prospettiva politica a lungo termine.

Secondo fonti israeliane citate da Axios, non sarà più necessaria l’espulsione di tutta la leadership di Hamas, ma solo di alcuni comandanti militari: un’operazione simbolica che indebolisca il gruppo. Israele sarebbe anche disposto a concedere un’amnistia a centinaia di miliziani, se disarmati.

Per Netanyahu, scrive il New York Times, la visita ha anche un significato politico interno: rafforza la sua immagine prima dell’anno elettorale (2026) e posticipa la sua udienza nel processo per corruzione.

Il cessate il fuoco, in ogni caso, non metterebbe fine alla guerra ma aprirebbe una finestra di sessanta giorni per negoziare un accordo duraturo. Trump, da parte sua, cerca un successo diplomatico tangibile in Medio Oriente a pochi mesi dalle elezioni di midterm. Il patto di Gaza potrebbe diventare la sua carta più forte.

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