Non bastasse il silenzio (speriamo almeno imbarazzato) dei vertici del Pd su Vincenzo De Luca e la sua ostinata difesa dell’invito al direttore d’orchestra putiniano, ieri è stato rilanciato al centro dell’attenzione, prima da un articolo del Foglio e poi da un intervento di Carlo Calenda, anche un passaggio particolarmente sinistro del cosiddetto Libro verde del Pd sulle politiche industriali, a proposito di importazioni di gas. Il seguente: «In quest’ottica vanno collocate le ulteriori riflessioni da compiersi sulla necessità di un mercato unico che impedisca una pericolosa frammentazione nazionale anche di fronte alla possibilità non inverosimile di una riapertura dei flussi dalla Russia». Cioè più o meno il concetto espresso poche settimane fa da una risoluzione presentata alla Camera dal Movimento 5 stelle, dove per la precisione si invitava il governo a «trovare una soluzione efficace alla questione del transito e approvvigionamento del gas che non escluda a priori e pro futuro una possibile collaborazione con la Russia». Risoluzione proprio per questo, e per fortuna, non votata dal Pd (e nemmeno da Avs). Era il 23 giugno. Cosa è cambiato?
Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo tema.
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