SaccharumQuello che ci racconta una bottiglia di rum thailandese

Shakara, le scoperte inaspettate e un viaggio nella Thailandia del distillato di canna da zucchero

Shakara, il rum thailandese imbottigliato da La Maison & Velier
Shakara, il rum thailandese imbottigliato da La Maison & Velier (credits Filippo Tadei)

Zucchero. Se questa parola fosse un nastro, la si potrebbe riavvolgere e allora ci si renderebbe conto che andare indietro nel tempo, in questo caso, significa anche andare verso est. Si passa infatti per il latino saccharum, e per il greco sakkharon (σάκχαρον), poi per l’arabo (as)sokkar – che somiglia tanto allo spagnolo – e per il persiano šakar, fino al sanscrito śarkarā (शर्करा), sabbia, ciottoli, zucchero. Si parte da lì ed è a questa origine che si ispira Shakara, il nome del primo rum thailandese lanciato in Europa da La Maison & Velier e distribuito in Italia da Fine Spirits.

Parlando di rum, trarre ispirazione dal viaggio di una parola non è affatto una cattiva idea perché, come sappiamo, anche la canna da zucchero – Saccharum officinarum, appunto – ha compiuto lunghi viaggi da est verso ovest, nel corso della propria storia (qui un approfondimento sul rum). Nel caso di Shakara si parte da un Paese che non è affatto nuovo alla coltivazione della pianta, né alla produzione di rum.

Il rum in Thailandia
L’etichetta è una buona scusa per fare un viaggio in Thailandia dove, nella maggior parte dei casi, non si va per il rum o per i distillati. O per la canna da zucchero, dato che il Paese ne è il quarto produttore mondiale, dopo Brasile e India – due colossi dello zucchero – e al terzo posto la Cina (dati Fao, aggiornati al 2023). Accanto alla produzione di zucchero, ovviamente si distilla. Il panorama delle distillerie thailandesi è piuttosto vario e non si distilla soltanto rum (sia da melassa che, in minor parte, da succo). Anzi, spesso si produce alcol anche da riso, frutta e zucchero di cocco e spesso i distillati – rum incluso – vengono genericamente e colloquialmente chiamati whisky.

Oltre alle distillerie artigianali, molte delle quali sono nate proprio negli ultimi anni, ci sono anche realtà molto grandi che producono gran parte del distillato nazionale. Alcune sono attive anche fuori dal Paese, attraverso società che portano i propri investimenti fino in Cina o in Scozia. Una filiera quindi poco conosciuta ai non addetti, ma che è molto ben stratificata.

Daniele Biondi, esperto di rum de La Maison & Velier
Daniele Biondi, esperto di rum de La Maison & Velier (credits Filippo Tadei)

Come si scopre un tesoro
«Stavamo cercando tutt’altro e ci è capitato tra le mani un campione di rum thailandese che ci ha fatti diventare matti» racconta Daniele Biondi, esperto di rum de La Maison & Velier. «Era inaspettato e molto buono. Abbiamo cominciato a chiedere all’azienda produttrice molte informazioni e a fare molte ricerche. Abbiamo cominciato a dialogare con la distilleria, che si chiedeva come mai degli italo-francesi fossero così interessati, ma di fatto, come ogni tanto ci capita, avevamo trovato quello che consideravamo un gioiello, dalla provenienza sconosciuta». È così che è nato Shakara. Dopo essersene stato per dodici anni a invecchiare nel clima tailandese, è stato imbottigliato da la Maison & Velier, per poi arrivare in Italia grazie a Fine Spirits, l’azienda guidata da Paolo Gargano.

Fin da subito l’idea è stata quella di spingere molto sulla provenienza e sul fascino di un rum dall’origine meno consueta per i consumatori europei. In Italia il lancio è infatti stato connotato da una forte impronta culturale, coinvolgendo il ristorante thailandese Bussarakham a Milano e abbinando assaggi in purezza e miscelati in drink low-alcohol ai piatti tradizionali. A precedere la degustazione, una sessione di meditazione sofrologica, guidata dalla specialista Viviana Locke.

Il rum Shakara in degustazione (credits Filippo Tadei)
Il rum Shakara in degustazione (credits Filippo Tadei)

Com’è il rum Shakara
Shakara è un rum ottenuto da melassa di canna da zucchero coltivata in Thailandia. Dopo una fermentazione medio-lunga, la distillazione avviene in colonna e poi il distillato invecchia per dodici anni in botti ex Bourbon, in magazzini situati a circa un’ora di macchina a nord di Bangkok.

Il clima tropicale thailandese combina temperature elevate – con una media annuale oltre i 27°C – e un tasso di umidità compreso tra il 60 e l’80 per cento, facendo sì che l’angels’ share sia piuttosto elevato. Una percentuale tra il sette e il nove per cento del distillato evapora, concentrando gli aromi del rum, ma senza per questo rendere la bevuta eccessivamente evoluta. Il sorso resta, a dire il vero, molto facile da apprezzare, anche per chi non è necessariamente un esperto del prodotto, facendone un’ottima via d’accesso alla categoria. «Facendo parte della famiglia de La Maison & Velier, anche Shakara segue la nostra filosofia in fatto di additivi: la presenza di zuccheri o coloranti è pari a zero», spiega Daniele Biondi. Dello zucchero (di canna) resta così il legame a una storia globale che, attraverso il nome sull’etichetta, ci ricorda quanto relative e molteplici siano anche le nostre origini.

Shakara, rum thailandese distribuito in Italia da Fine Spirits
Shakara, rum thailandese distribuito in Italia da Fine Spirits (credits Filippo Tadei)

Citadelle Jardin d'Été

X